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Un progetto della ASL di Torino porta 12 ragazzi autistici fino a San Pietro

Si chiama “Con-Tatto” e si tratta di un progetto che ha coinvolto 12 ragazzi autistici e i loro familiari in un viaggio, a piedi, lungo la Via Francigena (la Via dei Pellegrini) fino alla Basilica di San Pietro

24 febbraio 2022

Si chiama “Con-Tatto”  e si tratta di un progetto che ha coinvolto 12 ragazzi autistici e i loro familiari in un viaggio, a piedi, lungo la Via Francigena (la Via dei Pellegrini) fino alla Basilica di San Pietro. Voluto e organizzato dalla ASL città di Torino, ha dato origine ad un docufilm di Gabriele Vacis, intitolato “Sul Sentiero Blu” che uscirà nelle sale cinematografiche per tre giorni dal prossimo 28 febbraio.

Via del Pellegrino è una antica strada romana a pochi passi dalla Piazza Campo de’ Fiori, con il suo celebre mercato, nel rione Parione. Secondo le antiche fonti il nome Via del Pellegrino gli deriverebbe dalla continua percorrenza della strada da parte dei pellegrini diretti verso la Basilica di San Pietro e dalla presenza di una antica Locanda chiamata appunto “Del Pellegrino“. Quei pellegrini percorrevano, a piedi, le migliaia di chilometri della cosiddetta “Via Francigena” e arrivati, appunto, a Via del Pellegrino erano praticamente a pochi passi dalla meta del loro viaggio.

La Via Francigena  era – ed è ancora - parte di un fascio di percorsi, detti anche Vie Romee, che dall'Europa occidentale, in particolare dalla Francia, conducevano nel Sud Europa fino a Roma, proseguendo poi verso la Puglia, dove vi erano i porti d'imbarco per la Terra santa, meta di pellegrini e di crociati. Una parte del percorso della Francigena interessa il municipio XIII Aurelio di Roma Capitale, quello su cui insiste lo Stato della Città del Vaticano (ad esempio il tratto dove è collocata la stazione ferroviaria di San Pietro e dove corrono  i suoi binari).

Un tempo, a percorrere quella Via erano i pellegrini che, per devozione, si recavano a Roma, presso la Basilica di san Pietro. Oggi, moderni pellegrini, una parte di quel tragitto (esattamente 200 chilometri a piedi, percorsi in 9 giorni) è toccato a 12 ragazzi autistici che, per la prima volta nella loro esistenza, hanno intrapreso un’avventura che si pensava fosse al di fuori delle loro possibilità. Ma si dice che “niente (o quasi) è impossibile e tutto è superabile” e questi ragazzi (seguiti e sostenuti da un folto gruppo di adulti) hanno onorato il loro impegno e falsificato (in senso scientifico = “reso vera”) la proposizione virgolettata di cui sopra, arrivando a Piazza San Pietro, dove li attendeva Papa Francesco.

Per un ragazzo autistico - chiuso in un mondo tutto suo, fatto di gesti ripetuti all’infinito e di abitudini da non modificare assolutamente; mondo dal quale per lui è difficile uscire e per gli altri, i normodotati, difficilissimo entrare – ogni azione di quel viaggio è stata un’impresa ciclopica: dal camminare in gruppo, per chilometri e chilometri, senza fermarsi, al dormire, ogni sera, in un letto diverso o, quando è stato necessario, in un sacco a pelo (che era difficilissimo aprire e chiudere da soli, ma loro ce l’hanno fatta) a tante altre difficoltà , piccole e grandi, che li hanno messi duramente alla prova, alla fine superata, però, a pieni voti.

Il progetto che li ha portati a fare questo viaggio fino alla Basilica di San Pietro è stato ideato e voluto dalla ASL città di Torino, si chiama “Con-Tatto” ed è stato lanciato lo scorso 2021 dal Rotary International Distretto 2031, di Torino e realizzato grazie al contributo scientifico del Dottor Roberto Keller, Direttore del Centro Regionale per i Disturbi dello Spettro Autistico in Età Adulta della ASL stessa. 
Il progetto ha – come evidenziato - coinvolto 12 ragazzi autistici e le loro famiglie. Tra i viaggiatori non per caso c’erano Jmmy (che quando cammina danza, come un ballerino) Elisa (che quando si isola, mentre gli altri procedono, ascolta il veno), Francesco (che  si preoccupa perché è innamorato di Elisa e non vuole lasciarla sola e non vuole che soffra) e Michael (che ha bisogno di cantare la natura e fa strani suoni  che si legano a quelli che ascolta mentre cammina).

Ma nel gruppo dei viaggiatori ce n’era uno speciale. Non era tra i ragazzi, ma tra gli adulti e di mestiere fa il regista. Si chiama Gabriele Vacis e quando gli hanno chiesto se avrebbe voluto essere della carovana ha accettato con entusiasmo. E così la sua telecamera ha trasformato quel viaggio in un docu-film che s’intitola “Sul Sentiero Blu” e uscirà nelle sale – per tre giorni - dal 28 febbraio prossimo. Il docufilm è stato prodotto da Indyca con il sostegno di MIC . Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Doc Film Fund e del Rotary International Distretto 2031 di Torino.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Quotidiano La Stampa



Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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