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Radio Stella 180: la ricostruzione dell'Aquila raccontata dai pazienti psichiatrici

È nata dopo il terremoto del 2009 e ancora oggi trasmette da un container. La radio dell'associazione 180 Amici ha una redazione formata da 6 pazienti che monitorano la situazione post-sisma. Tra i temi trattati in trasmissione anche lo stato dei servizi, la salute mentale, gli Opg e la legge 180

7 novembre 2011

BOLOGNA - Lo stato dei servizi di salute mentale dopo il sisma che ha distrutto l'Aquila, la ricostruzione, le interviste ai politici che transitano per la città e il report degli eventi salienti per tutti gli aquilani. Radio Stella 180 fa parte delle radio che danno voce ai pazienti dei servizi di salute mentale, con una particolarità in più: è sorta - e si trova tuttora - in un container, uno dei tanti che tempestano l'Aquila post-terremoto. Nata come una costola dell'associazione 180 Amici, presieduta a L'Aquila dall'ex direttore del Centro psichiatrico diurno Alessandro Sirolli, la radio ha iniziato le trasmissioni sul web dal gennaio di quest'anno e da allora i contatti sono saliti fino a quota 2 mila 300. Il piccolo network è stato invitato a Bologna per partecipare a "Cronisti della mente", l'incontro delle radio della Salute mentale organizzato da Psicoradio.

Sei redattori (tutti utenti dei servizi di salute mentale) percorrono la città, spesso muniti di telecamera per documentare anche le contraddizioni della ricostruzione: "Nella trasmissione che va in onda ogni settimana si parla di servizi, di salute mentale, di Opg e di legge 180, ma anche della situazione attuale dell'Aquila - spiega Sirolli -. La settimana scorsa i nostri redattori sono riusciti a entrare nel centro storico e nella cosiddetta ‘zona rossa', e a documentare in video la situazione reale della mancata ricostruzione. Come aquilani viviamo la sofferenza di una città che non c'è più e cerchiamo di dare il nostro contributo alla partecipazione dei cittadini alla democrazia". Proprio questa situazione ha dato la spinta alla nascita della radio, che ancora oggi trasmette da un container nei pressi dell'ex ospedale psichiatrico della città. La dispersione dei servizi. "Prima del terremoto, il Centro di salute mentale - racconta Sirolli - avrebbe dovuto essere trasferito in un palazzo del ‘700 situato nel centro storico, che però è andato distrutto nel sisma. Da allora i servizi di salute mentale sono all'interno dei container, causando una notevole dispersione. In generale, tutti i servizi pubblici sono molto sofferenti e si sono impoveriti anche in termini di risorse umane". In un contesto simile "la radio serve anche per tenere insieme gli utenti: per loro la riunione di redazione è diventata un punto di riferimento".

Il lavoro che manca. Dei sei redattori lo speaker, Pierluigi di Tommaso detto "Gigione", è l'unico paziente-redattore a essere pagato grazie a una borsa lavoro. Tutti gli altri (compresa la caporedattrice, anch'essa in carico ai servizi) lavorano alla radio a titolo volontario. "Alcuni redattori sono riusciti ad avere qualche breve contratto a progetto, grazie alle donazioni raccolte" continua Sirolli. Trovare fondi è un problema reale: "Per ora, dai servizi di salute mentale non abbiamo nessuno sostegno, speriamo si sensibilizzino. Nel frattempo ci sostentiamo soprattutto attraverso l'autofinanziamento". Il container-redazione è ancora in via di allestimento con computer, telecamere e tutto il necessario per la trasmissione. "Essendo un'associazione, non possiamo fare attività commerciale come la raccolta pubblicitaria e neppure trasmettere musica che non provenga da gruppi legati ai temi della salute mentale - conclude Sirolli -. L'ideale sarebbe la creazione di una cooperativa: è un'ipotesi a cui stiamo pensando, ma è ancora presto per parlarne in concreto". (ef)

(8 novembre 2011)

di d.marsicano

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