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Letti per voi: le recensioni di Superabile

Un avvocato di successo alla prese con una malattia sconosciuta e i deliri estetici di una ragazza che non si ama. Ma anche l'autobiografia di Piergiorgio Welby pubblicata postuma e 80 vignette per riflettere su disabilità e dintorni

25 luglio 2010

ROMA - Un avvocato di successo alla prese con una malattia sconosciuta che nemmeno gli specialisti riescono a capire se dipenda dal corpo o dalla mente e i deliri estetici di una ragazza che non sapeva amarsi nemmeno a colpi di bisturi. Ma anche l'autobiografia di Piergiorgio Welby pubblicata postuma, dove la sola verità conosciuta dall'autore è la morte, e 80 vignette umoristiche per riflettere sulla disabilità con ironia. Quattro libri letti per voi e recensiti dalla redazione di Superabile.

"Non conosco il tuo nome", di Joshua Ferris (Neri Pozza). Cosa succede quando nella propria vita fa irruzione una malattia che nessuno specialista riesce a diagnosticare perché il tuo è l'unico caso sulla faccia della terra? Succede che tutto cambia: il rapporto di coppia non è più lo stesso e nemmeno quello coi figli, cambiano le dinamiche familiari, arrivano i problemi sul lavoro e anche Dio assume una faccia diversa. Se poi sorge il dubbio che il male non sia nel corpo ma nella propria mente è ancora tutto più difficile. Tim è un avvocato newyorkese di successo. È felicemente sposato, ha una bella casa e una figlia che per un po' di tempo prova a lottare con i chili di troppo. Ma a un certo punto inizia a camminare senza motivo, senza meta, senza sosta, quasi come fosse in trance - un po' come succede a Forrest Gump -, fino a quando non si smarrisce e crolla di fatica in un luogo sconosciuto. E allora arrivano le telefonate alla moglie che, a qualsiasi ora del giorno e della notte, parte in macchina per andarsi a riprendere il marito. Poi comincia la trafila dei medici, provano le terapie più disparate, consultano nugoli di psicologi e neuro-psichiatri, tentano rimedi più casalinghi e meno ortodossi come farsi legare al letto, ma nulla funziona. Tutto questo è "Non conosco il tuo nome", il secondo romanzo di Joshua Ferris. Un modo originale, forse, per affrontare il tema delle malattie rare e del senso di rabbia, frustrazione e impotenza che accompagna la mancanza di cure e di dottori e l'assenza di farmaci, ma anche un modo tutto particolare per parlare dell'incapacità di vivere felici. Tim, infatti, non solo non riesce a controllare le sue gambe, ma un giorno si alza ed esce. Pian piano si allontana da casa, dalla famiglia, dagli affetti, dall'ufficio, dalle comodità e dalle sicurezze solo per camminare e non fermarsi più. Colpito da una malattia sconosciuta, insinuante e corrosiva, che lo costringe a mettersi in marcia senza potersi arrestare mai, ma che forse - il dubbio resta - è solo nella sua testa. Scritto tra flash back e tempo presente, "The Unnamed" (questo il titolo originale) catapulta subito il lettore nel vivo della storia. Ma poi racconta e abbraccia anche tutta quella sfera di sentimenti che Joshua Ferris immagina si possano provare in casi come questi: amore, fedeltà, abbandono, determinazione, solitudine, sconfitta, fiducia, felicità, rifiuto, caparbietà, disperazione, chiusura. Metafora di un male fisico o della voglia inconscia di scappare? (mt)

"Ocean terminal", di Piergiorgio Welby (Castelvecchi). Frammenti sparsi e prose spezzate, tra immagini oniriche e cruda realtà, compongono il libro autobiografico di Piergiorgio Welby, pubblicato postumo dalla casa editrice per volontà dello stesso autore. Un percorso lungo otto anni, iniziato nella primavera del 1998, dopo la tracheotomia e l'esperienza della rianimazione, che attraversa tutta la vita dell'uomo Piergiorgio, prima e durante la malattia. Dall'infanzia, alla tossicodipendenza fino alla scoperta della distrofia muscolare e all'impegno politico al fianco della fondazione Luca Coscioni per l'eutanasia, la raccolta cerca di tenere insieme, quelli che lo stesso autore definisce "i frammenti di un io disgregato". Rimasto incompiuto, "Ocean terminal" appare a tratti incompleto, ma colpisce il lettore per la durezza dei toni, volgari e poetici al tempo stesso. Lo stile del diario segue passo passo l'avvicinamento di un uomo verso quella fine ineludibile, a cui Welby stesso dice di non sentirsi ancora pronto. "La sola verità che conosco è quella che mi ripete in continuazione che sto morendo, che mi mancano le forze, che gli scalini diventano sempre più alti, le braccia pesanti, le gambe deboli e che debbo vivere sempre più in fretta, che se mi fermo un poco a prendere fiato arriverà Lei, la sola verità che conosco: la morte". A curare l'edizione il nipote di Welby, Francesco Lioce. Corredano il volume i disegni a china firmati dallo stesso autore. (ec)

"Tutta da rifare", di Giorgia Wűrth (Fazi). "Non occorre avere qualità profetiche per intuire che il corpo umano sia ormai inadeguato al tempo in cui stiamo vivendo. Se così non fosse non ci sarebbero tante persone affannate per farselo rifare il più perfetto possibile lavorando di bisturi e silicone", scriveva il giornalista e scrittore Gianluca Nicoletti, nel suo blog "Emozioni&Protesi" su SuperAbile.it. C'è chi come Pistorius corre irraggiungibile sulle sue ceetha alate, chi come l'ex campionessa di velocità nel salto in alto Aimee Mullins al posto delle gambe indossa protesi di cristallo o iper-tecnologiche a seconda delle occasioni e chi, come tante ragazze ansiose di trovare il successo nel mondo della tv, passa da un'operazione estetica all'altra nel disperato tentativo di incontrare, prima o poi, le richieste del mercato. A questa ultima categoria appartiene Sole, la protagonista di "Tutta da rifare", romanzo scritto dall'attrice Giorgia Wűrth. Sole è una ragazza né brutta né bella, che cresce nella provincia ligure degli anni Ottanta col mito di diventare attraente come Sabrina Salerno. Come regalo per l'esame di maturità la ragazza riesce a ottenere un seno nuovo. Ma la mastoplastica additiva non è che la prima di una lunga serie di operazioni. In pochi anni la ragazza porterà avanti, con delirante determinazione, il progetto di modificare il proprio corpo intervenendo su naso, labbra, zigomi, glutei e mento a colpi di chirurgia. Nulla le appare eccessivo pur di diventare unica e inimitabile come una diva. Ma nella sua farneticante ricerca di perfezione artificiale Sole non può più fermarsi. Ha perso il controllo: è diventata la ragazza che non sapeva amarsi. (ap)

"Lettere a Gino", di Gionata Bernasconi (Armando editore). Dialogo tra due studenti: "Io ho un'insufficienza in matematica e inglese, non so se ce la farò a passare l'anno". "Io invece ho un'insufficienza mentale, chissà...". Da un po' di tempo il direttore del centro paraplegici si prende un po' troppo sul serio: "Ragazzo, alzati e cammina!", dice a uno dei suoi in carrozzina. Tanto umorismo in 128 pagine, 80 vignette, sei personaggi (il giovane in sedia a ruote, lo psichiatra, il politico, l'educatore, il prete, l'amico "ritardato") e 14 interventi di esperti: sono gli ingredienti di "Lettere a Gino. La satira a sostegno di una riflessione sulla disabilità e l'handicap", il libro a fumetti scritto e illustrato da Gionata Bernasconi per Armando editore. Ironico, accattivante, pungente e divertente il volumetto è un invito, a volte anche politicamente scorretto, a pensare ai pregiudizi e alle barriere ancora esistenti. L'autore lavora per la Fondazione svizzera Ares (Autismo, ricerca e sviluppo); diplomato in arte-terapia ad Avignone, è esperto di creatività in ambito educativo. E riesce nell'intento di far pensare e di far sorridere, nello stesso istante. (mt)

(26 luglio 2010)

di d.marsicano

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