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Autrici e attrici: a Bologna è tempo di Gender Bender

Al via iil festival internazionale dedicato alle arti performative e alle identità di genere, che dedica sempre più attenzione alle disabilità, con laboratori e spettacoli condotti e realizzati da persone con disabilità

12 settembre 2022

BOLOGNA - A Bologna è tempo di Gender Bender 2022, il festival internazionale dedicato alle arti performative e alle identità di genere che giunge oggi alla ventesima edizione. Da qualche tempo a questa parte la kermesse ha dedicato sempre più attenzione alla diversità in senso lato, disabilità compresa, aprendo il proprio programma a laboratori e spettacoli non solo “rivolti a” ma condotti e realizzati da persone con disabilità. Su questa scia mi fa piacere segnalarvi qualche appuntamento, tra talk, spettacoli e riflessioni a margine su recenti pubblicazioni dedicate ai disability studies, a cavallo tra teatro e antropologia.
 
Cominciamo con l’incontro pubblico e gratuito “Corpi disabilitati e arti performative”, mercoledì 14 settembre, ore 18, alla Biblioteca Renzo Renzi. Qui la nota attrice e regista con disabilità Chiara Bersani (Premio Ubu 2018) dialogherà insieme alla studiosa Dalila D’Amico, e al danzatore  con disabilità Aristide Rontini sui presupposti della nascita dell’Associazione Al. Di. Qua Artists (ALternative DIsability QUAlity Artists), a tutela degli artisti con disabilità che desiderano essere protagonisti non solo di spettacoli ma anche al centro dei processi che ne veicolano il circuito e la realizzazione in relazione ai pubblici.
 
Giovedì 15 settembre, alle ore 19, sempre alla Biblioteca Renzi, troveremo nuovamente D’Amico e Rontini interfacciarsi sulla pubblicazione della studiosa “Lost in translation. La disabilità in scena”, Bulzoni Editore, 2021, che si focalizza sul ruolo dei performer con disabilità con particolare attenzione alla scena contemporanea, dando voce ai suoi protagonisti grazie a un approfondito corpus di interviste. Il libro è anche disponibile per prestito e consultazione alla Biblioteca del Centro Documentazione Handicap di Bologna.

Infine, lunedì 19 e martedì 20 settembre, rispettivamente alle ore 18 e alle ore 20 al Teatro San Leonardo, sarà in scena “I versi delle mani”, il lavoro congiunto di tre artiste: la coreografa Marta Bellu, l’interprete Lucia Lucioli e la musicista Agnese Banti. Protagonista di questa performance è il rapporto tra il movimento corporeo, la gestualità e lo spazio circostante.

Tutto ciò è realizzabile persino attraverso le mani! Come si legge dal sito del festival infatti: “[…] Le mani possono declamare i propri versi attraverso linee, punti e direzioni mentre la parola può diventare elemento corporeo, in una connessione che lega assieme universale e particolare”. Credo sia fondamentale che la persona con disabilità debba essere non solo attrice di una performance, ma anche e soprattutto autrice, vale a dire soggetto attivo e responsabile nell’ideazione e realizzazione di uno spettacolo.

Sembra scontato, ma lo sguardo delle persone con disabilità è ben diverso da quello delle persone che non hanno deficit di alcun tipo, visibili e “invisibili”, poiché offre un orizzonte più ampio, un vissuto differente in termini di fruibilità e accessibilità culturale, strutturale e fisica. In virtù di quanto appena affermato, sarebbe interessante iniziare a prendere in considerazione l’idea di coinvolgere direttamente e interagire con il pubblico con disabilità durante la performance. È questo un ulteriore nuovo orizzonte che rende ancora più inclusivo il mondo delle arti performative e delle identità di genere.
 
E voi, quali altri orizzonti siete disposti a guardare? Scrivete a claudio@accaparlante.it oppure sulle mie pagine Facebook e Instagram

di Claudio Imprudente

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