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Ianes, ministro dell’istruzione scolastica

Nella sua rubrica, Claudio Imprudente si mette nella prospettiva del prossimo anno scolastico 2022/2023, evidenziando la necessità di ripartire con una nuova “voglia di fare” e di sperimentare mettendosi in gioco

22 giugno 2022

Tre... Due… Uno… Driiin, driiin!!! Eccola lì, la campanella che lo scorso 4 giugno ha suonato per l’ultima volta, annunciando la fine dell’anno scolastico!
E così, come canta Antonello Venditti nella sua famosa canzone Compagno di scuola,  tra sorrisi e urla di gioia a “Mezzogiorno, tutto scompare”, e ci si ritrova “tutti al bar".
 
Cosa potrebbe scomparire, portare finalmente via per sempre quest’anno scolastico?
Mi vien da dire, ormai lo sappiamo bene, tutto ciò che di negativo ha causato la pandemia: la paura di contatto fisico, la bellezza di sorridersi guardandosi negli occhi, le lezioni “a distanza”, e più in generale, l’ansia di contagiarsi e ammalarsi, facendo perdere a bambini e ragazzi tutto quello che di bello possono offrire le relazioni con i compagni scuola!
 
Con l’inizio della calda stagione potremmo dire basta a tutto questo! E assaporare al mare, in montagna, o ovunque vogliamo, il meritato relax e/o divertimento delle vacanze estive.
 
È questo l’augurio che fa il docente di Pedagogia e Didattica Speciale, Dario Ianes, nel video per la casa editrice Erickson, calandosi con ironia nei panni del Ministro dell’Istruzione, per infondere un messaggio di speranza a tutti gli studenti e a tutte le studentesse d’Italia: “Avete passato due anni veramente difficili e vi meritate qualcosa di buono. Vi meritate due mesi, luglio e agosto, senza alcun tipo di attività, un bonus di mille euro per rigenerarsi […] leggendo belle cose e ripulendosi, perché a settembre si riparte. Si riparte su due cose: uno, niente mascherina, e se qualcuno ipotizzasse la mascherina il primo di settembre, nessuno entri a scuola! […] E poi un’altra cosa: preparatevi ad un’opera di rinnovamento profondo della scuola che parta dal basso e dall’ascolto di tutti, degli insegnanti, dei dirigenti e del personale ATA, e non sia solo quel “decretino” con quei piccoli aggiustamenti che abbiamo visto e non incidono per nulla sul mondo della scuola […].
 
Dunque, perché questo discorso? Perché puntare proprio sull’ascolto e una rivoluzione a partire dal basso? Lo dice Ianes stesso: perché questi sono elementi imprescindibili per creare occasioni di incontro e scambio vere, e dare vita ad una scuola più equa e giusta.
 
D’altro canto, sono ormai quarant’anni che mi ritrovo in questo pensiero: solo creando possibilità, spazi di confronto, relazione e ascolto attivo, a partire dai più piccoli e dai più giovani, e dai contesti di fiducia che ruotano attorno a loro, che si può operare concretamente per favorire una cultura dell’accoglienza e delle differenze.
 
Direi che questa è un’ottima prospettiva per il prossimo anno scolastico 2022/2023, per ripartire con una nuova “voglia di fare”, sperimentare e mettersi in gioco, lasciandosi alle spalle le “vecchie” difficoltà.
 
E voi cosa fareste se foste ministri e ministre dell’istruzione?
 
Scrivete a claudio@accaparlante.it oppure sulle mie pagine Facebook e Instagram.

di Claudio Imprudente

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