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Omaggio ad Andrea Canevaro

“Andrea […] occhi di bosco, contadino del regno” è un motivetto che mi viene da cantare in questi giorni per ricordare con le parole di Fabrizio De Andrè il mio amico Andrea Canevaro che ci ha lasciato questo 26 maggio.

12 giugno 2022

“Occhi di bosco” mi riporta alla memoria una delle sue pubblicazioni: I bambini che si perdono nel bosco – identità e linguaggi nell’infanzia (La nuova Italia, 1999). Questo libro, insieme a molti altri, testimoniano l’impegno di Andrea nei confronti dei temi della pedagogia e dell’inclusione. Come ho avuto modo di ricordare il giorno 8 giugno 2022 in un memoriale a lui dedicato presso l’università di Bologna, la sua impronta nel mondo dell’educazione è stata essenziale e ci ha lasciato molto ancora su cui riflettere. In quell’occasione ho messo in luce anche lo speciale rapporto che condividevamo nel nome di un’educazione libera da pietismo e colma di inclusione; tutti e due, infatti, abbiamo basato la nostra collaborazione su questo tipo di approccio, tramutatosi poi in una vera e propria “cultura”.
 
La stessa parola “cultura” deriva dal verbo latino còlere e rimanda al mondo dei campi, come viene spiegato dalla versione online dell’Enciclopedia Treccani, nella quale troviamo anche un parallelismo fra la costanza richiesta dall’agricoltura e quella dell’istruzione attraverso le varie discipline del sapere. Da qui anche l’espressione “contadino del regno” mi fa pensare a chi, come Andrea, coltiva con pazienza il sapere umano, in modo che sia a disposizione di più persone possibili. L’idea di un’educazione a misura di ciascuno è sempre stata cruciale per la sua carriera, ribadendo sempre la forza che essa può avere nelle mani di ciascuno.
L’ambito dei contadini, inoltre, mi riporta anche ad un universo umile e concreto, del quale lo stesso Andrea Canevaro faceva parte. Durante il suo ricordo nelle sale dell’Alma Mater Studiorum è stato detto più volte come non si identificasse con il nome di “professore”, ma rimanesse fedele a sé stesso.
 
In ultimo, mi preme ricordare l’atto rivoluzionario che più di ogni cosa sancì il nostro impegno reciproco nel mondo dell’educazione, ovvero il conferimento della mia laurea honoris causa in Scienze della Formazione e della Cooperazione a Rimini nel 2011. In questo gesto si espresse con forza la volontà di non vedere mai più la disabilità con compassione, ma come una caratteristica personale che in alcun modo deve pregiudicare il singolo all’accesso alla cultura. Questo titolo accademico non doveva dunque essere considerato “un’opera buona”, ma un invito al mondo universitario a guardare oltre le apparenze.
La sua passione ha contribuito a creare il Centro Documentazione Handicap, attorno al quale ruotano ogni anno moltissime persone che si occupano dei temi dell’inclusione e della Pedagogia Speciale.
 
Sarebbe irrispettoso nei confronti di Andrea dedicargli un pensiero retorico e rifarsi a tradizionali formule di commiato: in lui c’era una volontà di cambiamento del suo ambito così forte che qualsiasi frase fatta non gli renderebbe giustizia. È bello per questo sapere che con la memoria dei suoi gesti e dei suoi studi, continuerà a rivoluzionare altre menti che vorranno condividere il suo approccio.
 
Che dire...grazie Andrea di tutto e buon volo!
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di Claudio Imprudente

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