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Un’onda per tutti

Claudio Imprudente riflette su un luogo che sta profondamente cambiando rispetto ai decenni passati: la biblioteca. Nella versione tradizionale si tratta di luoghi poco accoglienti, ma qualcosa sta cambiando

22 maggio 2022

Sarà colpa di Andersen o dei Fratelli Grimm ma tutti sappiamo come il Nord Europa sia da tempo un contesto decisamente all’avanguardia nel campo dell’educazione e dell’accessibilità. Le biblioteche sono senza dubbio da annoverare tra le buone prassi da cui prendere esempio, se ne  parla, se volete approfondire il tema, anche sul Giornale dell’architettura, in cui si sottolinea come le nuove progettazioni mettano al centro la promozione della socialità di pari passo con la lettura.
 
Le biblioteche quindi in parte sono e in parte diventeranno luoghi sempre più polivalenti, realmente aperti a tutte le età ed estrazioni dove si alterneranno spazi immaginati per rispondere a diverse funzioni.
 
Mi spiego meglio. Ai miei tempi andare in biblioteca significava prevalentemente andare a leggere, studiare, fare ricerca, oppure, spesso, quando c’era di mezzo una disabilità, addirittura solo prendere in prestito e restituire dei libri (non per forza accessibili). La maggior parte delle biblioteche d’altronde risiedeva in palazzi storici, suggestivi certo ma poco accessibili dal punto di vista architettonico e un po’ respingenti da quello relazionale. Chi non ricorda, per dirne una, la famosa scritta “Non disturbare” presente nella maggior parte delle aule?
 
Ecco, immaginate una persona che mentre legge emette dei suoni, che non riesce a stare completamente ferma, che ha bisogno di un affiancamento o magari di qualcuno che legga per lei ad alta voce. Come poteva sentirsi libera di abitare e frequentare quei luoghi con agio? Se poi si voleva fare due chiacchiere era ancora più difficile riuscire a trovare nei pressi un modo per ristorarsi e stare insieme senza inficiare la privacy altrui e contemporaneamente senza allontanarsi troppo.
 
Insomma, diciamocelo, le biblioteche non erano proprio luoghi accoglienti, senza contare l’esclusività di cui si appannavano, la scarsa attenzione all’infanzia e alle sue esigenze, oltre che a un pubblico in generale più ampio, più e meno istruito.
 
Oggi, per fortuna, tutto questo ha subito e sta subendo una completa rivoluzione. Andare in biblioteca vuol dire fruire dell’oggetto libro e dei suoi contenuti ma anche creare eco e scambio intorno ad esso, attraverso incontri con gli autori, mostre, formazioni e laboratori aperti a tutti.
Ma non solo, a ciò nel tempo si sono aggiunti spazi multimediali, nuove tecnologie, aree pensate per la visione e l’ascolto di film e musica, oltre che angoli dedicati al gioco, al ristoro e persino alla conversazione.
 
Eppure, io mi chiedo, come è possibile realizzare queste cose in una stessa stanza senza incappare nel famoso “non disturbare”? Per fortuna, ci insegna il Nord, esistono gli architetti e, anche se l’Italia non è certamente tra i primi in classifica nel campo, non mancano ottimi esempi piuttosto vicini.
 
A Bologna, per citarne una nuova di zecca, è in corso l’apertura della Salaborsa Lab, un progetto a cura dell’artista e architetto Fabio Fornasari, già direttore artistico del Museo Tolomeo dell’Istituto dei Ciechi F. Cavazza di Bologna, nonché progettista con Italo Rota della Mediateca Civica della Biblioteca di Anzola Emilia (BO).
 
Accessibile e multitasking la “succursale” di Salaborsa, collocata in pieno centro storico, vuole essere ora uno spazio laboratoriale aperto, dotato di arredi flessibili e sostenibili, capaci di adattarsi alle esigenze specifiche dei fruitori e di tecnologie e linguaggi come gaming, coding, robotica e fablab.
 
In una delle sale è inoltre presente l’”Onda di tutti”, uno spazio adatto anche alle carrozzine e pensato per il relax, il dialogo e la visione di proiezioni.
 
Che dire, sono proprio curioso di immergermi in tutte queste belle novità, ben consapevole che il contesto può fare la differenza, eccome!
 
E voi, dove preferite leggere?
 
Scrivete a claudio@accaparlante.it o seguitemi sulle mie pagine Facebook e Instagram.

di Claudio Imprudente

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