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Una didattica per tutte e tutti

Il libro di Dario Ianes e Andrea Canevaro, dal titolo “Un’altra didattica è possibile”: si parla di scuola come “luogo di grande giustizia, cioè dell’equità, del coraggio di fare parti disuguali tra disuguali”

29 marzo 2022

Quello di giustizia è un concetto universale e antico come il mondo: un principio che tutti i popoli cercano di perseguire in modi differenti - e in alcuni casi, ahimè, discutibili - a seconda del proprio punto di vista, della propria prospettiva.

E a proposito di buone pratiche educative, è un concetto a cui sono affezionato, sul quale è incentrato uno dei miei lavori più noti.

Mi riferisco, ovviamente, a Re 33 e i suoi 33 bottoni d’oro (Edizioni La Meridiana, 2006), dove il bizzarro sovrano alla fine impara che non è importante dare a tutti la stessa cosa, bensì dare a ciascuno quello di cui ha bisogno, nel rispetto di tutte le differenze.

Il principio di giustizia viene così richiamato nell’ultima fatica di Dario Ianes e Andrea Canevaro, dal titolo Un’altra didattica è possibile. Esempi e pratiche di ordinaria didattica inclusiva (Erickson 2022), quando si parla di scuola come “luogo di grande giustizia, cioè dell’equità, del coraggio di fare parti disuguali tra disuguali”.

Sarebbe fantastico se così fosse, soprattutto in tempi come quelli odierni dove la didattica a distanza - una delle soluzioni venute in soccorso di tantissimi/e docenti per fronteggiare le difficoltà causate dalla pandemia - non ha fatto altro che generare  disuguaglianza, demotivazione e marginalizzazione, alla già precaria, nozionistica e poco inclusiva didattica tradizionale.

Il saggio racchiude così in quindici punti le esperienze di professionisti/e nel mondo della didattica e dell’educazione: un vero e proprio vademecum di azioni concrete e significative volte a promuovere nuove competenze formative, e a fornire spunti di riflessione sulla gestione delle criticità di quest’ambito.
Dunque, quale potrebbe essere il punto di partenza di questa tanto agognata inclusione nel contesto scolastico, e in quello specifico della didattica?

Sicuramente una buona pratica è quella di non delegare l’inclusione ai soli insegnanti di sostegno, poiché è innanzitutto la cooperazione a partire dai docenti curriculari a promuovere una vera cultura della conoscenza, che non si limiti ad essere un semplice “calderone di nozioni”.

Inoltre, in una recente intervista per il portale d’informazione on line Orizzontescuola.it, il docente ordinario di Pedagogia e didattica dell’inclusione all’Università di Bolzano, co-fondatore del Centro Studi Erickson di Trento, Dario Ianes, affronta a tal riguardo un’ulteriore questione “spinosa”, sostenendo che i presupposti principali siano “autodeterminazione e libertà di scelta, valutazioni formative invece di paranoie dei voti… […] Un’altra didattica senza cattedre, interrogazioni [...] compiti a casa, ansie e frustrazioni, ma con la consapevolezza negli insegnanti, studenti, studentesse e famiglie che vale molto di più una testa ben fatta che una testa ben piena”.

Vi invito caldamente a leggere “Un’altra didattica è possibile” poiché apre a nuovi sentieri che dirigono verso una didattica che non ha più bisogno del concetto di inclusione.
E voi, credete che questa didattica sia possibile?

Scrivete a claudio@accaparlante.it oppure sulle mie pagine Facebook e Instagram.

di Claudio Imprudente

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