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La rosa bianca di Elena

Che cos’è la bellezza? È costosa? Una forma di lusso? Ovviamente no, la bellezza ci è accanto tutti i giorni, basta saperla individuare e valorizzare

9 marzo 2022

“Ci vuole un fiore”, cantava Sergio Endrigo sulle note parole di Gianni Rodari, e, proprio ora che la primavera è alle porte, è impossibile dargli torto.
“C’è bisogno anche di rose”, si dice poi spesso, un altro modo per ricordarci che la bellezza (e l’accesso ad essa) è un bisogno e un diritto per tutti, che nutre il nostro benessere tanto quanto i beni materiali.
Ma, allora, mi chiedo io, che cos’è la bellezza? È una cosa costosa? Una forma di lusso? Qualcosa di faticosamente raggiungibile?  
Ovviamente no, la bellezza ci è accanto tutti i giorni, basta saperla individuare e valorizzare.
Lo sanno bene Daniela Natali e la sua nuova collega Elena Roda, che insieme lavorano a Cuorarreda, bottega di design affettivo e inclusivo, che recentemente ha aperto la sua nuova sede a Bologna, in via Saragozza 153/C.
Qui Daniela ha scelto di proseguire il lavoro iniziato a San Lazzaro (BO) prima della pandemia, in cui proponeva ai suoi clienti di portare un oggetto a loro caro di uso quotidiano (un libro, la vecchia cassetta degli attrezzi del nonno o la borsa del cucito della nonna, una macchina da scrivere, una sedia…) per poi restituirglieli completamente “rifioriti”!
Una bellissima idea che dal riciclo è passata all’inclusione, con il tirocinio formativo prima e l’assunzione di Elena poi, una giovane con Sindrome di Down, oggi per l’appunto provetta assistente di Daniela alla sua bottega.
Amante di rose bianche e fresie, Elena ha un grande talento compositivo, che non è sfuggito alla fioraia, che le ha permesso di farne una professione, partecipando alla creazione degli oggetti “rifioriti” per i clienti del negozio e durante i laboratori aperti ad adulti e bambini.
Un incontro che è stato possibile grazie alla mediazione di Associazione D’Idee di Bologna, diretta dalla psicologa Rosanna De Sanctis, che da diverso tempo si sta impegnando molto sul fronte dell’inserimento lavorativo, puntando a contesti personalizzati e di qualità.
La cosa che più mi ha colpito, leggendo in alcune interviste le parole di Daniela ed Elena, è l’aiuto reciproco che le due si sono date.
Se è vero infatti che per Elena questa è stata l’occasione per fare il lavoro dei suoi sogni, Daniela ha potuto, grazie a lei e allo scambio con l’Associazione, proseguire la sua attività che durante la pandemia aveva subito una forte battuta d’arresto.
Ecco allora, ancora una volta, una dimostrazione concreta di quello che dico sempre: la disabilità non è un peso, la disabilità produce lavoro e contribuisce all’economia della società.
In questo caso poi, non solo si fornisce un servizio ma si fa anche “educazione indiretta”, al riciclo, alla valorizzazione dei ricordi, della propria storia e di quello che si ha (anche quando molto semplice), esortandoci a immaginare sempre con creatività.
Elena, d’altronde, non ha dubbi che questa sia la strada giusta per lei e con sicurezza e maturità ha affermato di essere emozionata ma niente affatto spaventata di fronte a questa nuova avventura.
Perché? Ma perché è la sua!
E voi, quali oggetti vorreste far “rifiorire”? Io sto pensando al mio mangiadischi…
Scrivete a claudio@accaparlante.it e seguitemi sulle mie pagine Facebook e Instagram.

di Claudio Imprudente

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