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Museo per tutti

Gli esperti ci conducono alla scoperta di ciò che oggi si intende per accessibilità alla cultura, in particolare, per l’appunto, nell’ambito dei musei.

1 marzo 2022

“La scuola è una gran cosa/E soprattutto se ti insegnano ad amare/
I capolavori del passato/Però è un peccato che tu non li puoi vedere/Né toccare/E la cultura mi sorride/Fra le ombre e le tende di velluto/E io sto torturando/La tela col rasoio e con le unghie/
Con le unghie…”. Cantava così, nel 1978, Ivan Graziani nella sua celebre Monna Lisa.
I miei lettori lo sanno, non è la prima volta che la cito, ma oggi la tentazione era davvero irresistibile, visto che vi parlerò dell’ultima uscita de I libri di accaParlante, “Il museo per tutti. Buone pratiche di accessibilità”, Edizioni la meridiana.
Lo studio è a cura di Maria Chiara Ciaccheri, museologa e progettista e di Fabio Fornasari, architetto, artista e responsabile scientifico del Museo Tolomeo di Bologna, presso l’Istituto dei Ciechi F. Cavazza.
Entrambi gli esperti ci conducono qui alla scoperta di ciò che oggi si intende per accessibilità alla cultura, in particolare, per l’appunto, nell’ambito dei musei.
Cosa c’entra dunque Graziani? Beh, era la fine degli anni Settanta e il cantautore voleva punzecchiarci con un po’ di sana ironia.
Così, eccoci insieme a lui in un museo, sulla scena di un furto, niente meno che quello della Monna Lisa, con cui l’artista ci mette di fronte alla grande distanza (soprattutto di classe) che, all’epoca, il mondo culturale metteva ancora tra il pubblico e la fruizione delle opere del passato.
Ma c’è di più. Graziani sottolineava anche come la scuola non insegnasse mai ai suoi studenti il fare esperienza diretta dell’Arte, magari guardando, toccando, conoscendo ciò che si leggeva sui libri.
Parlare oggi di accessibilità dunque non si potrebbe se non attraverso il passaggio da quei periodi e contesti, anche se le sfide e i bisogni sono senz’altro cambiati: meno di classe e più specifici.
Se entrare al museo è ora meno inibente o noioso, è tuttavia innegabile che per chi ha una disabilità ci siano ancora molte limitazioni.
L’accessibilità è sempre complessa e si declina sotto varie forme, quella di accesso (le barriere architettoniche), quella della fruizione (poter comprendere e farsi coinvolgere da quello di cui si fa esperienza), quello della relazione (sentirsi parte di un percorso condiviso e a proprio agio nel luogo deputato).
Prima ancora, poi, c’è la possibilità di reperire correttamente le informazioni (struttura del luogo, bagni, servizi, parcheggi), senza contare accompagnamento e trasporti.
All’interno di questa cornice, decisamente sfaccettata,  Ciaccheri e Fornasari cercano da un lato di analizzare le esperienze e le buone pratiche più valide dei tempi recenti in Italia e all’estero, dall’altro di esplorare ciò che, di volta in volta, si muove all’interno dello spettatore-visitatore, con e senza disabilità.
Gli addetti ai lavori troveranno sicuramente pane per i loro denti, perché gli studiosi analizzano con profondità grammatiche e strumenti didattici, mentre gli altri verranno coinvolti in una più ampia riflessione su come l’accessibilità sia lente d’ingrandimento privilegiata per ridisegnare l’assetto dei musei contemporanei.
“[…] Perché è necessario parlare di accessibilità? - Ci chiede Fornasari- Perché l’accessibilità è un paradigma culturale. Non si esaurisce con l’applicazione di norme e il rispetto delle regole, ma è un atteggiamento verso una vita condivisa che ci chiede di assumere attenzioni, comportamenti che devono diventare parte di noi, se è vero che la cultura è ciò che resta dopo che si è dimenticato tutto”.
Uno sguardo denso e poetico, quello dell’architetto, che ci porta a interrogarci anche su quelli che sono i nostri desideri e bisogni, ciò che, di fatto, ci mantiene vivi e con cui, chi ha una disabilità, deve continuamente misurarsi.
In quest’ottica il museo ci offre – scrive l’autore - “la possibilità di poter far esperienza della realtà e appagare i desideri che leggiamo sempre come bisogni”.
I musei, inoltre, aggiunge Ciaccheri, sono i luoghi che raccontano “chi siamo e quello a cui diamo valore: per questo, pensando al futuro, vorremmo che al suo interno l’accessibilità fosse implicita e imprescindibile”.
Che dire, non mi resta che esortarvi a immergevi nella lettura di questo affascinante libro, per dare spazio alle vostre osservazioni e pensieri e, naturalmente, aspettarvi alla prossima mostra!
E voi, avete mai pensato di rubare un’opera d’arte?
Scrivete a claudio@accaparlante.it e seguitemi sui miei profili Facebook e Instagram.

di Claudio Imprudente

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