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Il segreto del successo in azienda? È nella convivenza delle differenze

Fabrizio Acanfora, docente universitario, pianista, ex costruttore di clavicembali e attivista nel campo delle neurodivergenze, firma il volume “Di pari passo. Il lavoro oltre l’idea di inclusione”. Recensione pubblicata sulla rivista SuperAbile Inail

29 novembre 2022

ROMA - Diverso non vuol dire difettoso. E quello dell’inclusione lavorativa è un concetto che andrebbe superato alla luce di una nuova cultura delle differenze. Si potrebbe sintetizzare in queste pochissime righe il senso della rivoluzione culturale auspicata da Fabrizio Acanfora all’interno del volume “Di pari passo. Il lavoro oltre l’idea di inclusione”: un cambiamento di prospettiva totale rispetto al modo in cui vengono percepite e vissute le differenze tra le persone all’interno delle aziende. L’autore, Fabrizio Acanfora, si definisce divulgatore, scrittore, docente universitario, pianista, clavicembalista, ed ex costruttore di clavicembali. Ha già all’attivo un saggio autobiografico sull’autismo, “Eccentrico”, e il volume “In altre parole. Diario minimo di diversità”, entrambi pubblicati da Effequ. Acanfora, però, è soprattutto un attivista nel campo delle neurodivergenze.

“Abbiamo creato una società ossessionata dalla performance, una società nella quale il culto di stampo darwinista del miglioramento personale a ogni costo ci impone di diventare altro rispetto a chi siamo”, scrive l’autore. Una società che valuta le persone come migliori o peggiori, che soppesa le diversità della natura umana col metro del conformismo, che costringe gli individui a rinunciare alla propria essenza pur di comportarsi nel modo giusto. Al contrario, una reale inclusione richiede una cultura della cooperazione, in cui le persone vadano di pari passo, sostenendosi a vicenda. “Per raggiungere la convivenza delle differenze serve una cultura aziendale il cui valore principale sia il benessere collettivo e personale, la soddisfazione e la crescita di ciascuna persona ma sempre in relazione al tessuto sociale a cui appartiene, e che veda il miglioramento della produttività e della performance come conseguenze naturali di questo processo di scambio e sostegno reciproco”.

Per dimostrare l’efficacia della sua tesi Acanfora ricorre alla sua esperienza personale. Dopo una serie di complicate esperienze all’interno di un call center di Amsterdam dove rischia il burn out, riesce a diventare assistente di due costruttori di clavicembali, ritrovando la libertà di seguire i suoi tempi e trovare il proprio modo di fare le cose. Qualche tempo dopo apre un proprio atelier a Barcellona, ma il lavoro di costruttore di clavicembali si rivela usurante e i dolori alle mani rischiano di compromettere la possibilità di suonare. Ancora una volta cambia rotta e diventa coordinatore accademico di un master all’Università di Barcellona, dove riesce a negoziare una serie di accomodamenti, come ridurre al minimo le riunioni in presenza e lavorare da solo in un ufficio al piano terra da dove poter velocemente raggiungere l’esterno in caso di sovraccarico emozionale. Risultato? In pochi mesi riesce a riorganizzare il master e, per la prima volta, si sente felice di lavorare in una grande organizzazione, che gli lascia la possibilità di essere se stesso. Morale della favola: è solo creando le condizioni affinché ciascuno lavori nella modalità più consona che possono sbocciare i talenti. (A. P.)
 
(Recensione tratta dal numero di ottobre 2022 di SuperAbile Inail, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità)

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