SuperAbile







“Santa Lucia”, la cecità come metafora sul grande schermo

Nelle sale italiane il film di Marco Chiappetta che racconta Napoli con lo sguardo di un uomo che ha perso se stesso e non può più vedere il mondo

8 novembre 2022

ROMA - È arrivato in questi giorni nelle sale cinematografiche di alcune delle principali città italiane “Santa Lucia”, film diretto da Marco Chiappetta, con un bravo Renato Carpentieri nelle vesti del protagonista Roberto: uno scrittore cieco che fa ritorno a Napoli dopo 40 anni trascorsi in Argentina, incontrando la sua città e il suo passato in un viaggio della memoria che passa soprattutto attraverso la vista e l’udito. “Non ho pensato di raccontare una malattia, ma piuttosto una difficoltà che una diventa una metafora, la cui origine si chiarirà nel corso del film”, spiega Chiappetta che, per ricostruire il mondo di una persona cieca, ha lavorato insieme all’attore protagonista con l’obiettivo di restituire realismo e spontaneità a quel personaggio che, in mancanza della vista, usa gli altri sensi, trasmettendo l’esperienza di una persona non vedente attraverso la percezione onirica di una città come Napoli, così straordinariamente silenziosa nella pellicola.
 
L’idea del film nasce quando il regista, oggi trentenne, lascia Napoli all’età di 20 anni per andare a vivere a Parigi. Nei vagabondaggi sul Lungosenna Chiappetta sente talmente forte la mancanza della sua città da chiudere gli occhi e sognare di essere lì. “Così iniziai a chiedermi: cosa succederebbe se un uomo tornasse dopo un lungo esilio nella sua città natia, nei luoghi della sua vita, e non potesse più vederli?”, racconta. “Come potrebbe un cieco distinguere la realtà dal sogno e dai ricordi? L’idea del film è raccontare il viaggio nel passato di un uomo senza futuro, il “punto di vista” di un cieco che non può più vedere ma solo sentire con gli altri sensi, immaginare, ricordare”.

È insomma una cecità metaforica quella di Roberto. Nel suo viaggio sarà accompagnato dal fratello Lorenzo, un musicista mancato, segnato dalla malinconia per quelle esperienze di vita che non è mai riuscito a cogliere, rimanendo sospeso nel limbo indeterminato di una giovinezza interminabile che non riesce ad approdare all’età adulta. Sullo sfondo, ma non troppo, una Napoli inedita e senza tempo, teatro solitario di figure ormai scomparse, ma che hanno ancora tanto da dire. Ed è con questa realtà magmatica che Roberto dovrà fare i conti, tornando suo malgrado a confrontarsi con una storia rinnegata e un mondo che ha scelto così a lungo di non voler vedere.

di Antonella Patete

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati