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“A Sua immagine? Figli di Dio con disabilità”: volume, blog e newsletter

A promuoverli è la Ledha, per riflettere sulla relazione tra fede e disabilità, uscire dagli stereotipi di mera assistenza e cura, passare dalla logica dell’inclusione a quella della cittadinanza

20 maggio 2022

MILANO - Una riflessione polifonica di voci autorevoli che, dal loro osservatorio privilegiato e al di là della loro esperienza religiosa, vogliono stimolare un dibattito quanto mai attuale: quello tra fede e disabilità. Sullo sfondo anche le parole di papa Francesco quando, in occasione dell’ultima Giornata internazionale per le persone con disabilità, ha teso la mano verso l’abbattimento della barriera del “loro” per un più inclusivo “noi” e per una più autentica “cittadinanza piena”. Un dialogo aperto, racchiuso nel volume “A Sua immagine? Figli di Dio con disabilità”: una raccolta di saggi a cura di Alberto Fontana e Giovanni Merlo, rispettivamente presidente dei Centri clinici Nemo e direttore della Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità), edito da La vita felice e presentato ieri attraverso gli interventi di chi ha contribuito al libro. La pubblicazione parte dal saggio “Us not them” (“Noi non loro”) di Justin Glyn, gesuita australiano, praticante avvocato e non vedente, esperto di teologia degli ultimi e degli esclusi.
 
“L’uomo pensa ancora di essere fatto a immagine e somiglianza di un Dio perfetto, e chiunque si allontani dalla perfezione rompe questa illusione. Invece il tema è quello dell’uguaglianza anche nella fragilità e nella vulnerabilità”, osserva Giovanni Merlo. Per suor Veronica Donatello, responsabile Cei per la pastorale delle persone con disabilità, è quindi necessario “passare dall’inclusione all’appartenenza”. Come? Attraverso “la partecipazione, il fare rete tra istituzioni ecclesiali e civili, la realizzazione di progetti che sostengono ad ampio raggio la vita delle persone disabili. Sono queste le sfide e che il testo ci lancia, che devono diventare prassi”. Perché “prevale ancora un’ottica paternalista nei confronti della persone disabili, anche a livello di pastorale”, commenta Ilaria Morali, professore di Teologia dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana.

“La riflessione non è solo teologica o astratta. Basta con il pietismo, l’accompagnamento generoso, la retorica del dono per sentirsi più buoni. Serve un cambiamento culturale e spirituale, che abbracci anche la logica del servizio, che diventa relazione di appartenenza, reciprocità e che fa bene anche ai movimenti civili”, sostiene Don Virginio Colmegna, presidente Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”. In fondo, “una società che ci vuole sempre fighi, sempre al top, che esclude la sofferenza e la vulnerabilità, apre un dibattito che coinvolge anche i non addetti ai lavori”, aggiunge padre Giuseppe Bettoni, fondatore e presidente di Arché. E che deve coinvolgere anche le stesse persone disabili. “Non a caso il Sinodo si è messo in ascolto delle persone con disabilità: lo sta facendo proprio oggi attraverso un incontro a porte chiuse che vede la partecipazione di una trentina di persone disabili provenienti da varie parti del mondo e che produrrà un documento che sarà poi consegnato ai vescovi”, interviene Vittorio Scelzo, pastorale delle persone con disabilità del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita.

Per Alberto Fontana, la riflessione tra fede, religione e disabilità “è un tema che vuole richiamare anche i laici e che vuole richiamare perfino le critiche”. O le osservazioni. Come quelle di Matteo Schianchi, storico e ricercatore presso l’Università degli Studi Milano-Bicocca, il cui pensiero va in questa direzione: “Nonostante il Nuovo Testamento abbia superato l’idea di disabilità come segno del castigo divino contenuta nel Vecchio Testamento, resta ancora il nodo della manifestazione della volontà di Dio”. Ragionamento simile anche per Salvatore Nocera, fondatore del Movimento apostolico ciechi e membro della Fish: “Le sofferenze non sono la porta d’ingresso per arrivare alla gioia e alla salvezza. La sofferenza è solo uno stato, che deve portare a un impegno verso se stessi e verso gli altri. Il valore salvifico non è nella croce, ma nella resurrezione. E nell’emancipazione sociale e religiosa delle persone con disabilità”. Infatti “la dignità sta in tutte le persone, indipendentemente dalla condizione, perché la diversità fa parte della condizione umana”, fa eco Roberto Speziale, presidente dell’Anffas e componente dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, sottolineando come “lo Stato Vaticano dovrebbe recepire la Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili” che non ha ancora ratificato.

Un avvicinamento controverso, dunque, quello tra Chiesa e disabilità di cui si parla nel libro appena pubblicato, che sta piano piano cercando di superare gli stereotipi di mera assistenza e cura di cui si è impregnato finora. Accanto al volume presentato oggi c’è anche il blog “A Sua immagine?”, voluto dalla Ledha di Milano per mantenersi in contatto con gli autori e continuare ad approfondire il dialogo aperto con le pagine del libro. Infine, per rimanere aggiornati sul dibattito, è possibile ricevere la newsletter iscrivendosi qui. (mt)

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