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La cecità al centro dell’ultimo film di Dario Argento

Un tema non nuovo, un thriller all’italiana, una suspense old style e tanto sangue che sgorga a fiotti. La trama? Una prostituta che perde la vista durante un incidente stradale e un serial killer che vuole ucciderla. Recensione pubblicata sulla rivista SuperAbile Inail

1 aprile 2022

ROMA - Diana, una prostituta di lusso, perde la vista durante un incidente stradale, inseguita da un serial killer di escort su un furgone bianco che l’ha presa di mira e che tenta in tutti i modi di ucciderla. Ad aiutarla ci sono solo un’operatrice dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti (Rita) e un bambino cinese (Chin), che poco a poco diventano i suoi occhi sul mondo. È questa, in sostanza, la trama dell’ultimo film di Dario Argento, “Occhiali neri”, interpretato da Ilenia Pastorelli, già protagonista in “Lo chiamavano Jeeg Robot, Asia Argento e il piccolo Xinyu Zhang. Niente di più che un thriller all’italiana vecchio stampo, con una suspense old style e tanto sangue che sgorga a fiotti.

Non è la prima volta che la cecità è presente nei film gialli o negli horror: si possono citare, per esempio, “Terrore cieco” con Mia Farrow (1971) o i più recenti “Con gli occhi dell’assassino” (2011) e “In Darkness - Nell’oscurità” (2018). Anche lo stesso Dario Argento si era già cimentato con questo tema ne “Il Gatto a nove code” del 1971 e in “Suspiria” del 1977. Il motivo? Forse perché non poter vedere chi o cosa ci minaccia, né la possibile via di fuga, ci spaventa ancora di più. Infatti la nictofobia (la forte paura legata alle tenebre) non è connessa al buio, ma ai pericoli che questo potrebbe nascondere. O forse perché la cecità è una delle disabilità che fa più paura.

Ma in questa pellicola c’è anche dell’altro: c’è un’istruttrice di orientamento, mobilità e autonomia e c’è un cane guida (capace all’occorrenza perfino di attaccare). Quello che però non convince del tutto è la tempistica: in un lasso di tempo abbastanza breve Diana, la protagonista, è in grado di usare il classico bastone bianco, di vivere da sola e di andare a fare la spesa da sola. E poi c’è la tenerezza, abbastanza inedita per questo genere di film, e la relazione di aiuto che si instaura tra lei e il piccolo Chin. Ma una prostituta dal cuore d’oro tende al cliché. (M. T.)

(La recensione è tratta dal numero di marzo di SuperAbile INAIL, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità)

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