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La corsa e la musica, due passioni che diventano lavoro (e una nuova vita)

Ha perso l'udito da adulto e, qualche anno dopo, ha riportato una emiparesi del volto. Ha lasciato la professione di odontoiatra per inventarsi una nuova vita: la corsa e la musica, le sue grandi passioni, ora s’incontrano in un marchio e in un tour. Intervista a Marco Frattini

7 novembre 2021

ROMA - «La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene»: ne ha fatto il suo personale motto Marco Frattini di Meda (Monza e Brianza), che 30 anni fa si è visto portar via l’udito (e non solo) da un neurinoma del nervo acustico. Un male crudele, che lo ha poi costretto a lasciare il lavoro di odontoiatra, per il quale aveva studiato tanti anni, come pure la sua grande passione, la musica. Frattini però non si è fermato, anzi: ha iniziato a correre, sempre più veloce, con grinta crescente e risultati presto straordinari. E oggi la corsa è il suo lavoro e la sua impresa: runner e non solo, Frattini allena principianti e professionisti, ha fondato un social network dedicato alla corsa (“Io vedo di corsa-Ciao runner”), ha creato un marchio che organizza eventi di beneficenza e promuove articoli per lo sport, ha scritto libri per raccontare la sua esperienza. E adesso, Marco Frattini è tornato anche a fare musica: dopo un lungo periodo di “rottura”, ha ritrovato la sua passione e ha presentato da poco il suo primo singolo, “Corro come il vento”, che fa da colonna sonora a importanti eventi sportivi, ma è anche il nome del tour di musica diffusa che, proprio sulle note della sua canzone, unisce simbolicamente corse e maratone in tutto il Nord Italia.

Chi era e cosa faceva, 30 anni fa, Marco Frattini?
Studiavo odontoiatria e protesi dentaria e suonavo chitarra e pianoforte: la musica era la mia grande passione, che condividevo con la mia storica band. A 18 anni, quando stavo per diplomarmi, sono stato operato per un neurinoma del nervo acustico: mi hanno asportato una massa di sette centimetri e durante l’intervento è stato rescisso il nervo acustico di destra. Così, mi sono ritrovato a sentire da un orecchio soltanto, io che amavo la musica. Ma ho continuato a suonare e a fare il fonico della band, mentre continuavo a studiare. Nel 2006 mi sono laureato e in quello stesso anno, per via di complicanze dovute a delle recidive, ho perso totalmente l’udito. E ho perso anche, a quel punto, il gusto per la musica: senza sentire, non era possibile continuare a fare il fonico. E anche comporre e suonare non era facile. Ho iniziato a correre, in quel periodo, per darmi nuovi obiettivi, per non buttarmi giù. Quando ho perso l’udito, speravo di poter partecipare alle Olimpiadi dei sordi e mi sono rivolto alla federazione di riferimento: avevo dei tempi molto buoni, ma per diverse ragioni che non ho compreso né digerito bene, non mi è stato permesso di partecipare. Ho continuato a correre, sempre più veloce, dedicandomi anima e corpo a quest’attività, conquistando presto diversi titoli nazionali e internazionali.

Continuava intanto a fare il dentista?
Sì, fino a che l’unico problema è stato l’udito, sentivo di poterlo fare. Poi, nel 2013, ho subito un altro intervento, che mi ha procurato una paresi della parte sinistra del volto, incluso l’occhio. A quel punto ho deciso di abbandonare l’odontoiatria: in quelle condizioni, con un occhio bloccato e la vista incerta, non me la sentivo più di mettere le mani in bocca ai pazienti. Mi sono detto: «E adesso, Marco, che farai?». Ero giovane e avevo dovuto abbandonare le mie grandi passioni. Mi restava la corsa, a cui avevo dedicato anche un libro, nel 2008: Vedere di corsa e sentirci ancora meno, una sorta di diario autobiografico. Nel 2010 ho pubblicato un secondo libro, Il mio comandamento, che sto portando in tutta Italia e anche all’estero: fino a oggi, ho fatto quasi 600 presentazioni.

Cos’è “Iovedodicorsa-Ciaorunner”?
È il mio brand e, possiamo dire, il mio nuovo lavoro: un lavoro impegnativo, che mi chiede tempo, idee, energie, investimenti, ma mi diverte molto. Ho disegnato diversi articoli, tutti naturalmente per la corsa: ho iniziato con le bandane, ora vendiamo maglie, giacche, guanti, cappelli, pantaloni. Non è facile, ci sono molte spese e non sempre sufficienti entrate. Il covid non mi ha certo aiutato: niente eventi, niente stand, niente vendite, se non quelle online. Ma il mio motto è «La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene». Niente può fermarmi, neanche la pandemia: sono sicuro che ripartiremo alla grande.

E che cos’è Corro come il vento?
È il risultato del mio riavvicinamento alla musica: un amore che è rinato, dopo tanto tempo e che voglio tenermi stretto. L’anno scorso ho sentito di nuovo in me una creatività musicale: ho scritto dei testi e con alcuni amici ho cercato di creare brani musicali e anche un video, che uscirà presto. E così, il brand si è arricchito di un set musicale ideato da una persona sorda. Nel frattempo, sto concludendo altri brani: insieme a vecchi e nuovi amici, sto tornando a suonare.

Sembra che non rimpianga molto la vita di prima...
Sono consapevole che, se non ci fossero state la malattia e la sordità, sarei rimasto nel limbo dell’anonimato e della mediocrità; sicuramente ci avrei messo di più a capire quale fosse la mia strada. Ora vedo un punto d’arrivo, anche se la strada è tortuosa. Nelle Olimpiadi e ancor più nelle Paralimpiadi si raccontano tante storie di persone che hanno avuto difficoltà e ora si prendono la soddisfazione di conquistare medaglie d’oro. Anch’io, dopo tante difficoltà, mi sto prendendo le mie soddisfazioni. E continuerò a farlo. La musica, che ho riscoperto dopo un periodo di “rottura”, mi aiuterà a farlo. Non sento la melodia con le orecchie, ma posso sentirla nella mia testa. Anche nei sogni, sento perfettamente. E la musica è il mio sogno.

(L’intervista è tratta dal numero di ottobre di SuperAbile INAIL, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità)

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