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Cinema, letteratura, musica e testimonianze: arriva il Disability Film Festival

A Torino dal 17 al 19 settembre la prima edizione dell’evento organizzato dall’associazione Volunwrite ripercorre com’è cambiato lo sguardo del cinema sulla disabilità negli anni. Riccato (direttrice artistica): “Proponiamo una visione della disabilità che non incarni limitazioni e deficit, ma insegni un modo diverso di fare esperienza della vita”

17 settembre 2021

TORINO – Tre giorni di proiezioni e incontri tra cinema, letteratura, musica e testimonianze. È il Disability Film Festival,rassegna cinematografica organizzata dall’associazione Volonwrite dal 17 al 19 settembre a Torino, per raccontare la disabilità dal punto di vista di chi la vive dall’interno. Il titolo di questa prima edizione è “Modi di essere”: l’obiettivo sarà quello di riflettere su prospettive differenti sui risvolti creati dalla diversità nel modo di affrontare il mondo.

Saranno, innanzitutto, le persone con disabilità a raccontare le proprie esperienze: “Il Festival vuole costituirsi spazio e momento creatore del confronto tra persone con i loro percorsi, perché questi possano divenire oggetto di discussione e testimonianza di uno sguardo aperto sui conflitti che le differenze generano – spiega la direttrice artistica Carmen Riccato –. La narrazione, certamente parziale, sarà appassionata e determinata nel proporre una visione della disabilità che non incarni limitazioni e deficit, ma insegni un modo diverso di fare esperienza della vita, una possibilità per scoprire la propria essenza, un insieme di caratteristiche appartenenti a un’identità complessa in grado di forgiare ciò che siamo nell’incontro con il mondo”.

Il festival si propone di delineare una sorta di storia della disabilità al cinema, per rintracciarne l'evoluzione della sua rappresentazione e della sua percezione nel tempo. “Cercheremo di percorrere le otto decadi che separano Freaks, opera-zero della storia della diversità al cinema, dai film realizzati negli ultimi anni, raccontando in che modo sia cambiato lo sguardo del cinema sulla disabilità nei decenni – racconta Riccato –. Il festival nasce a Torino per Torino, per la sua periferia, anche per i suoi abitanti che i margini li tracciano e li costituiscono, per dialogare sul valore arricchente delle differenze come veicoli di storie e possibilità troppo spesso appiattite dal pregiudizio, frutto soprattutto della non conoscenza. Non casualmente le proiezioni avverranno in via Baltea 3 presso Laboratori in Barriera, con l’intenzione di coinvolgere e richiamare non solo gli appassionati di cinema ma anche il quartiere e la cittadinanza senza preclusioni”.

Ad aprire la prima serata del festival ci sono i documentari Tutti pazzi per Paolo (2018), di Donato Canosa, e Crisalidi (2005), di Mirko Locatelli, entrambi incentrati su adolescenza e disabilità. Il primo racconta la storia di Paolo, 12 anni, e Donato, il suo insegnante di sostegno. I due si conoscono al secondo anno di scuola media e da quel momento la loro passione comune per il cinema si trasforma in un laboratorio a scuola, che viene raccontato nel film, dove realtà e finzione si intrecciano continuamente diventando gli strumenti educativi per conoscere sé stessi e il mondo. Crisalidi invece mostra un confronto a distanza tra giovanissimi, con disabilità e non, sui temi della vita, sulla percezione che gli adolescenti hanno del proprio corpo in trasformazione, sia essa di natura fisiologica o indotta da una patologia.

Tra gli altri titoli in programma, Niente sta scritto (2017) di Marco Zuin, sulla vita di Martina Caironi, l’atleta paralimpica con protesi più veloce al mondo (oro nei 100 metri alle Paralimpiadi di Londra 2012, Rio 2016 e ai mondiali di Londra 2017 e argento nel salto in lungo a Rio 2016) e di Piergiorgio Cattani, scrittore, giornalista e direttore del portale Unimondo, affetto da una grave forma di distrofia. Un film sulle possibilità, in cui l’unica via d’uscita è la consapevolezza di poter fare sempre qualcosa per gli altri.
Indimenticabile (2019) di Gianluca Santoni racconta invece un’insolita storia d'innamoramento: Luna ha 30 anni, occhi magnetici, allegria contagiosa e una carrozzina elettrica, sulla quale si muove rapida, determinata a vivere tutto quello che l'esistenza ha da offrire ad una donna della sua età. Il giorno del suo trentesimo compleanno, sceglie di vivere anche la sua prima esperienza d'intimità con un ragazzo, Angel, in un modo in cui non avrebbe mai pensato.

In programma ci sono anche alcuni cortometraggi: If you knew (2018) di Stroma Cairns parla di due gemelli sordi adolescenti, che si riuniscono per trascorrere una giornata a Canvey Island dopo mesi di litigi e di incapacità di comunicare. A woman like me (2017) di Isabela Morales Bondy racconta invece la vicenda di una donna sordo-cieca, di origine danese, che parte alla volta del Nepal per incontrare un'altra donna che vive la sua stessa condizione. Oltre alle proiezioni ci sono anche incontri, concerti e presentazioni di libri, come Nata per te di Luca Mercadante e Luca Trapanese, e La straniera Claudia Durastanti. Il programma completoè disponibile anche in versione audio per persone cieche o ipovedenti. Tutti gli eventi del Disability Film Festival saranno accessibili a persone con disabilità sensoriali grazie ad audiodescrizione, sottotitoli e presenza di un interprete Lis.

“Abbiamo cercato di tenere insieme due volontà precise – conclude Riccato –: il tentativo di offrire film non ‘già visti’ o vedibili (col proliferare dell’offerta streaming delle piattaforme, che il lockdown ha solo potenziato) e la ricerca di un percorso costruito da dentro da registi e protagonisti con disabilità, in grado di offrire un punto di vista non solo sulla propria condizione ma anche in quanto abitanti della realtà ed attori attivi delle loro stesse esperienze. Persone che con la loro stessa voce, ciascuna con il proprio timbro, raccontassero un pezzetto di orizzonte brulicante di vita e possibilità troppo spesso omologato dal pregiudizio”.

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