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"Il cammino di Hamdan": da Betlemme a Roma contro i pregiudizi

Hamdan Jewe'i arriva sorridente sulle sue stampelle. 'Il cammino di Hamdan' è un dialogo con Franca Dumano, amica e ideatrice del libro: racconta del percorso che ha portato questo palestinese 32enne fuori da una mentalità pesante. Hamdan ha una disabilità agli arti inferiori dalla nascita, una vergogna per molte famiglie e comunità arabe

20 novembre 2017

ROMA - Da Betlemme a Roma, Hamdan Jewe'i arriva elegante e sorridente sulle sue stampelle. 'Il cammino di Hamdan' è un dialogo con Franca Dumano, amica e ideatrice del libro: racconta del percorso che ha portato questo palestinese trentaduenne non solo fuori dal suo Paese, ma anche fuori da una mentalità, che descrive, con riferimento implicito a Israele, come l'"occupazione più grave". Hamdan ha una disabilità agli arti inferiori dalla nascita, una vergogna per molte famiglie e comunità arabe.
Hamdan non e' mai uscito dalla sua stanza per 11 anni. Lo ha raccontato a Roma, in una serata ospitata questa settimana dalla scuola e agenzia fotogiornalistica Graffiti. "Come un gatto chiuso in una scatola per tanto tempo si ribella e graffia un giorno che mia madre mi ha portato da mangiare, l'ho colpita e sono scappato. Sperimentavo la stessa realtà che vivono i palestinesi e porta alle conseguenze che leggete sui giornali".
A 14 anni Hamdan ha incontrato i ragazzi del Servizio civile internazionale (Sci), e da lì è iniziata la sua prima battaglia. "Fare volontariato mi ha dato un obiettivo" spiega: "Dar un aiuto anche minimo agli isolati e nascosti". In Palestina ci sono 25mila disabili, senza infrastrutture e diritti.
Il 32enne palestinese spiega: "Il problema nel mondo e' la mancanza di benessere. In una conferenza in Puglia dove dovevo parlare del conflitto israelo-palestinese, mi sono trovato davanti a un pubblico di ragazzi che non sapeva cosa fare della vita, e mi sono trovato a parlare di speranza. E' importante accettare la propria sofferenza e dimenticare. Accettare e' combattere". E ancora: "Se ho perdonato la mia famiglia, posso anche perdonare l'occupazione, chiedo solo i miei diritti in una terra che, proprio perché santa, dovrebbe appartenere a tutti, non a un solo popolo."
Hamdan e' sposato, papà di un bambino e ora anche riferimento per la sua famiglia d'origine. E' impegnato nel campo della cooperazione e spesso porta anche in giro i turisti: "Il diritto al lavoro e' compromesso in un Paese occupato. Non mi hanno mai inserito nel giro del turisti religiosi, che non si accorgono nemmeno che il loro albergo sorge proprio dietro un campo profughi. Amo comunicare con gli stranieri e mi sono quindi organizzato per mostrare ai visitatori l'altra parte del muro, la realtà dei campi profughi".
La casa editrice 'LuCe Edizioni', ha curato la pubblicazione e distribuzione del libro, che si può acquistare sul sito, facendone regalo all'autore. Graffiti visita ogni anno la Palestina e ne scopre le differenti realtà anche grazie alla guida di Hamdam.

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