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Roma, ragazzo rom sordomuto in coma da 50 giorni: la storia di Habib

Era rimasto a casa per badare alla sorella disabile mentre il resto della famiglia era in giro a far compere, lo hanno ritrovato in coma dopo un volo di circa nove metri dalla finestra della sua camera in seguito a un intervento di alcuni agenti in borghese della Polizia per un controllo dei documenti

13 settembre 2022

ROMA - Era rimasto a casa per badare alla sorella disabile mentre il resto della famiglia era in giro a far compere, lo hanno ritrovato in coma dopo un volo di circa nove metri dalla finestra della sua camera in seguito a un intervento di alcuni agenti in borghese della Polizia per un controllo dei documenti. È la storia di Hasib Omerovic, ragazzo sordomuto di 36 anni di origini rom, che da tre anni abitava insieme alla sua famiglia in una casa popolare in zona Primavalle, a Roma, al termine di un percorso di inclusione sociale che aveva portato il nucleo - i genitori e quattro figli, due minori e due disabili adulti - alla fuoriuscita dal campo nomadi di provenienza e all'assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica.

A dare voce alla famiglia è stata l'Associazione 21 Luglio, che ha organizzato una conferenza stampa alla Camera dei deputati insieme a Riccardo Magi, deputato e presidente di +Europa, ai legali e alla mamma del ragazzo, Fatima Sejdovic. Il racconto della vicenda è stato affidato a un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, mentre Magi ha firmato un'interrogazione a risposta scritta nei confronti del ministro dell'Interno per fare chiarezza sulle dinamiche dell'episodio; è stata, inoltre, già inoltrata a Roma Capitale una richiesta di trasferimento della famiglia in un altro alloggio dato il 'clima di terrore' attuale che non ha più permesso il rientro del nucleo nell'attuale abitazione.

I fatti risalgono allo scorso 25 luglio. A ricostruire l'accaduto è l'avvocato Susanna Zorzi: “In mattinata la famiglia si allontana da casa insieme a uno dei figli, a casa rimangono l'altra figlia Sonita, con una grave disabilità, e Hasib, un ragazzo sordomuto ma assolutamente autonomo, indipendente e senza ulteriori problematiche. La famiglia era uscita per svolgere delle normali attività quotidiane, poi intorno alle 13 ricevono la telefonata di una vicina che dice loro di tornare immediatamente a casa perché Hasib aveva avuto un incidente. La telefonata passa immediatamente nelle mani di un poliziotto che spiega che Hasib si è solo rotto un braccio ed è già in ospedale”.

Quando la famiglia torna a casa, ha spiegato il legale, “non c'è quasi più polizia, dicono loro che Hasib è stato ricoverato al Gemelli per il braccio rotto e non ricevono ulteriori spiegazioni. Hasib si sarebbe quindi gettato dalla finestra dell'abitazione, un appartamento a cui si accede dal piano terra del palazzo ma che sul retro, dov'è la finestra della camera del ragazzo, è a 9 metri da terra, praticamente un terzo piano. E Hasib, che non ha mai lasciato intendere di avere strane problematiche, si sarebbe gettato da quella altezza”.

Al momento dell'accaduto, ha proseguito Zorzi, “sul posto c'era la Polizia in forze con almeno otto agenti del commissariato Primavalle, che erano lì per chiedere i documenti ad Hasib non si sa per quale ragione, una cosa già di per sé molto strana”. Poi, quando i familiari si recano al policlinico Gemelli, “apprendono che invece il ragazzo è in fin di vita, lo è stato per due giorni e ora dopo due mesi è ancora in coma: ha subito interventi chirurgici importanti, le braccia sono compromesse e non si sa se potrà mai più comunicare con qualcuno. Nei giorni successivi i familiari si rivolgono al commissariato ma senza ricevere alcuna delucidazione o chiarimento ulteriore se non illazioni, perché sembrerebbe che Hasib avesse molestato o dato fastidio a qualche ragazza e per quello si rendeva necessario un intervento all'interno dell'abitazione”.

A quel punto, ha raccontato ancora l'avvocato, “viene fuori che su Facebook in un gruppo del quartiere Primavalle qualcuno si lamentava di Hasib e qualche giorno prima aveva pubblicato un post in cui diceva di fare attenzione al ragazzo, perché avrebbe molestato delle donne e bisognava dargli una lezione. Viste le sue condizioni i suoi gesti potrebbero anche essere stati fraintesi, fatto sta che anche qualcun altro in quei giorni riferisce ai familiari che girava la voce che bisognava dargli una lezione. La Polizia alla fine ci ha detto che il soggetto era stato indicato per aver molestato delle persone, che loro erano lì per un controllo e che lui si è chiuso in camera e ha fatto quello che ha fatto senza che gli agenti potessero intervenire: spiegazioni che non bastano ai familiari, anche perché abbiamo riscontrato delle stranezze all'interno dell'abitazione”.

Nelle foto della camera di Hasib mostrate alla stampa, infatti, si vedono una scopa rotta “che prima dell'intervento della Polizia era integro”, un termosifone quasi sradicato dal muro, la porta di ingresso della camera completamente scardinata, macchie di sangue su una felpa. Tutti elementi, ha sottolineato Zorzi, “che chiediamo al pm di approfondire, non è il nostro ruolo individuare le responsabilità ma sono avvenute cose che non riusciamo a spiegarci, oltretutto in un arco temporale così breve”.

Sul posto, ha continuato l'avvocato della famiglia, “sono intervenuti probabilmente più di 4 agenti ma non c'è nessuna notifica , non hanno firmato alcunché. Non abbiamo nulla, né un mandato né un referto, capiremo dalla cartella clinica in che condizioni Hasib è arrivato in ospedale. Non ci risulta inoltre nessuna traccia della scientifica e di rilievi effettuati quel giorno o in quelli successivi'. Per quanto riguarda i soccorsi, 'il 118 è stato chiamato immediatamente e sono arrivati in 20 minuti, dovrebbe essere stata proprio la Polizia a chiamare. Lo sappiamo dalla testimonianza dell'unica signora che al momento si è resa disponibile a parlare, ci ha detto che ha sentito un tonfo e ha visto nell'immediatezza degli agenti di polizia avvicinarsi, quindi era certa la loro presenza in quel momento”.

L'unica vera testimone però, oltre allo stesso Hasib, è sua sorella Sonita che “non parla bene la lingua ed è come se fosse una bambina di cinque anni, perché ha una disabilità psicofisica importante”. La ragazza, comunque, ha raccontato che “gli agenti sono entrati, hanno chiesto i documenti ad Hasib, gli hanno fatto delle foto e poi lo hanno picchiato con un bastone, lui è caduto, ha ricevuto dei calci ed è scappato in camera chiudendosi dentro; gli agenti a quel punto hanno rotto la porta, lo hanno preso a pugni e calci, poi lo hanno preso per i piedi e alla fine è caduto dalla finestra”. Tutti questi elementi, ha sottolineato sempre Zorzi, “sono stati raccolti e portati al pubblico ministero, il dottor Stefano Luciani, che indaga nei confronti di ignoti per tentato omicidio in concorso”. I documenti di Hasib, infine, “sono stari ritrovati disposti in maniera molto ordinata sul tavolo del salone, quindi glieli aveva mostrati tranquillamente. E sicuramente non si è trattato di un intervento in flagranza di reato, perché quella mattina non era uscito di casa ma era rimasto per badare alla sorella”.

“Il 25 luglio siamo usciti alle 10.30 e siamo tornati dopo una telefonata della vicina che ci avvisava che c'era la Polizia in borghese per Hasib e che forse si era buttato dalla finestra. Siamo arrivati a casa alle 13.30 e dicevano che si era solo rotto un braccio - racconta Fatima, mamma del ragazzo,  - Deve venire fuori la verità, Hasib è sordomuto al 90% e ora è in ospedale in gravi condizioni, voglio giustizia per mio figlio. Non dimenticherò mai quel 25 luglio, combatteremo fino alla fine”.
 

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