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Roma, "Il faro" rischia di perdere casa e lancia una campagna social

Assemblea pubblica sabato 14 maggio per lanciare l'allarme e rivendicare il valore sportivo della scuola calcio a 5 e delle attività sociali realizzate in più di17 anni. Il circolo ospita anche la nazionale "Crazy for football"

11 maggio 2022

ROMA - Si chiama #nonspegneteIlFaro! la campagna lanciata dal Circolo Sportivo 'Il Faro', gestito dai ragazzi dell'Asd Cccp 1987, che dopo più diciassette anni di straordinario lavoro sul campo rischia di perdere la sua tradizionale 'casa' a Monteverde, a due passi da viale dei Colli Portuensi, a Roma.

I ragazzi hanno organizzato per sabato 14 maggio alle ore 11 presso il Circolo sportivo Il Faro, in via Arcangelo Ilvento, un'assemblea pubblica per lanciare il loro grido d'allarme e rivendicare non solo l'eccellente valore sportivo della scuola calcio a 5, che in quasi due decenni ha visto passare nel circolo più di mille tra bambini/e e ragazzi/e e che ha attualmente 230 tesserati, 13 squadre tra cui la C1 e tutte le categorie agonistiche che partecipano ai campionati Elite, ma anche l'importante impegno sociale e extrasportivo che ha portato negli anni il Circolo, con varie iniziative, a divenire un punto di riferimento per il territorio: dai centri estivi comunali alle feste di quartiere, dai tornei delle scuole alla riqualificazione della strada che ospita il circolo (prima del loro arrivo non aveva né l'illuminazione pubblica né la raccolta dei rifiuti), tantissime sono state le iniziative realizzate dall'associazione.

Forse l'impegno più qualificante è quello in aiuto dei tanti soggetti che lavorano in ambito sociale e medico sanitario riabilitativo: Villa Maraini, il Centro di Educazione Motoria della Croce Rossa, il Centro per la giustizia minorile, il Centro Astalli, Save the Children e tanti altri.

E tra le numerose iniziative portate avanti dal Faro è almeno doveroso citare la collaborazione con la Nazionale italiana delle persone con problemi di salute mentale 'Crazy For Football', che non solo ha eletto nei campi a Monteverde la sua 'Coverciano' ma è seguita per tutti gli aspetti tecnici dai ragazzi del Faro, capitanati dal mister Enrico Zanchini che, oltre ad essere il vicepresidente dell'associazione, è certamente la presenza più carismatica di tutto il circolo sportivo.

In pochi anni, oltre ad essere magistralmente raccontata in un documentario che nel 2017 ha vinto il David di Donatello e recentemente in una fiction Rai e oltre che vincere il Campionato del Mondo nel 2018, la Nazionale è diventata uno splendido esempio di sport inteso come riscatto per chi ha una disabilità psicosociale.

"Dal gennaio 2020- spiega Riccardo Canevacci, storico presidente della Associazione sportiva- la Croce Rossa Italiana ha ripreso possesso dell'area in cui si trova il nostro Circolo, contestando il nostro diritto di restare negli impianti. Pensavamo che la nostra vocazione sociale fosse un naturale terreno di incontro e che non sarebbe stato difficile trovare forme di collaborazione in grado di tenere assieme le rispettive sensibilità e competenze, ma purtroppo abbiamo dovuto constatare che il nostro interlocutore non la pensa allo stesso modo".

Nonostante non abbia fino ad oggi immaginato nessun progetto concreto per l'utilizzo dell'area del circolo, la Cri ha manifestato una ferma opposizione a qualsiasi ipotesi di accordo, anche temporaneo, ed ha anche avviato una causa contro il Faro presso il Tribunale Civile di Roma contestando la validità del contratto di locazione sottoscritto nei primi anni duemila.

"Il nostro futuro è in pericolo- aggiunge Enrico Zanchini- e al momento non siamo in grado di garantire di poter riprendere le nostre attività dopo l'estate. Restiamo fiduciosi che nei prossimi mesi, anche con l'ausilio del municipio e del Comune, sarà possibile trovare una soluzione per il futuro, ma adesso è determinante far sentire forte la voce insieme a tutte le persone che conoscono il nostro lavoro, a cominciare dalle 'nostre' famiglie che sanno bene quanto sia necessario non perdere una risorsa così importante per il territorio".

"Purtroppo- conclude Zanchini- non sono così tante le realtà che nell'ambito del calcio giovanile propongano ed organizzino un'attività sportiva di qualità, sana, serena, divertente ed inclusiva e che, in questi tempi così complicati, costituiscano un punto di aggregazione con risvolti non secondari anche sul piano educativo e sociale".

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