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Sono sempre io, dopotutto. I racconti

La medicina narrativa alla base del primo concorso letterario indetto da Istituto e Fondazione Montecatone onlus. La rivista SuperAbile Inail ha pubblicato alcuni estratti delle opere vincitrici

6 febbraio 2022

ROMA - La medicina narrativa alla base di “Sempre io”, il primo concorso letterario indetto da Istituto e Fondazione Montecatone onlus. Scrivere durante un percorso di cura significa rimettere insieme la propria esistenza. Raccontare ansie e dolori, ma anche sogni e desideri, può essere un modo per fare i conti con le proprie paure. Frutto di un laboratorio di scrittura autobiografica rivolto ai pazienti dell’ospedale imolese specializzato nella riabilitazione di persone con lesione spinale, il concorso ha finito per coinvolgere anche ex ricoverati, familiari, operatori e volontari. Tre le categorie premiate: racconti, poesie e “zirudèla”, un componimento dialettale tipico dell’Emilia-Romagna. La rivista SuperAbile Inail ha pubblicato alcuni estratti delle opere vincitrici. Qui i racconti.

Un microcosmo

di Maria Leonilda Martino, familiare (Potenza)
Primo classificato, categoria Racconti
A due anni esatti da quel momento, mio fratello è davanti a me che gioca a calcio con un bimbo.
Ha recuperato tutte le funzioni del suo corpo, ed io le mie.
È inutile mentire. Ci sono cose su cui non abbiamo alcun potere nella nostra vita. Eventi e circostanze che ci toccano e basta, senza possibilità di scelta. Non avremo mai risposte sul perché tocchi a qualcuno più che a un altro.
Ma ciò che fa comunque la differenza resterà la competenza, l’umanità e il rispetto per la dignità umana. Quella che ritrovi nelle corsie di un ospedale, tra le mani di un esperto di riabilitazione, tra le braccia di chi ha un familiare accanto al tuo letto.
E, su tutto, nell’istinto di sopravvivenza che ci contraddistingue. Disposto a riadattarsi, a riorganizzarsi. Pur di salvaguardare l’anima di ciascuno di noi.

Giacomo, sempre io

di Giacomo Murari, ex paziente (Verona)
Secondo classificato, categoria Racconti
Lentamente il mio “io” si è ricomposto, non più come prima, ma con gli stessi “pezzi” di prima, forse riassemblati in modo diverso, comunque in un modo che adesso mi piace di più.
Ho ritrovato i miei vestiti, i miei cassetti (hanno portato il comò giù al piano terra) e alla macchina vecchia è succeduta una nuova Panda bianca (con tettuccio apribile) con i comandi a mano, che mi ha permesso di riappropriarmi della mia piccola fetta di mondo.
Ed ecco che grandi parti del mio “io” erano ricomposte.
Il percorso di ricostruzione è continuato fino ad oggi, quando la mia identità, devo dire, è molto ampia, grande e strutturata. Comprende una rete di affetti bellissima e in continuo cambiamento, in continua crescita ed evoluzione. Io sono anche quel ragazzo di vent’anni che attraversava il mondo un po’ stordito e inconsapevole, ma molte cose si sono aggiunte ed hanno fatto quello che sono adesso.
Insomma, sono io :-)

Il mio posto fisso

di Francesco Vitale, ex paziente ed ex volontario in servizio civile (Isernia)
Terzo classificato, categoria Racconti
Ci vuole consapevolezza nel convincersi che il passato è il passato. Questa è una nuova vita. Bisogna far finta che si è nati in un nuovo corpo, con nuove sensazioni e nuove percezioni. È fondamentale riconoscere i propri limiti trovando i giusti ed essenziali compensi che aiutino nella quotidianità. Magari chiedere con gentilezza una mano se e quando necessario.
Non è solo la resilienza a fare la sua parte, è d’uopo che il soggetto in questione trovi stimoli e sbocchi sia basilari, come quelli di routine, che opzionali. Perché spesso altre spinte, cercare nuove ispirazioni, scovare latenti aspirazioni, sono fattori che contribuiscono anche in maniera determinante a superare le contingenze della vita.
Io sono del parere che tutto sta a prendere le cose con filosofia. Il mio amico e odontoiatra di fiducia dice che “non importa se le cose vanno male, l’importante è che peggiorino con un certo stile”.
Reagire con stile significa andare avanti e continuare per la propria strada, cercando i punti luce, gridare a squarciagola che si è ancora vivi e vegeti. Magari raccontando le proprie vicissitudini con toni canzonatori, come faccio io sul mio conto. Dà manforte e aiuta a dimenticare i momenti infausti.

Vedrai che ti piace

di Cristina Gondolini, volontaria (Imola)
Menzione speciale, categoria Racconti
Ho conosciuto davvero moltissime persone dentro l’ospedale. Tantissime in oltre 20 anni di su e giù. Ma è sicuramente stato con Francesco che ho capito che cosa stessi cercando tra quei corridoi e perché, anche dopo la sua perdita, io abbia continuato a camminare dentro quelle stanze. Cercavo un posto dove sentirmi accolta. Un nido. Quel posto dove sai che se dici la cosa sbagliata non sei giudicata per averlo fatto; per aver riso troppo forte; per non aver fatto tutto alla perfezione; dove i filtri sono sbriciolati nel momento in cui chiediamo permesso per accedere ad un mondo dove i diversi siamo noi. Dove tutto è in continuo divenire, fragile. Da ricostruire. E sentirsi parte di questa ricostruzione, vedere i vetri rotti, che a fatica si sistemano, e che portano a nuove identità sempre ferite ma più forti e con tanta consapevolezza in più, è la cosa più appagante per me.
Le persone che ho conosciuto mi hanno fatto diventare la donna che sono oggi. Non penso il contrario.
«Non puoi salvarli tutti, piccola Cri!», Francesco lo diceva. Ci sto lavorando. Non ho superpoteri e non sarà la mia parlantina la polvere magica. Ma ora so che io non sono più semplice comparsa. Sono parte attiva. Nel momento in cui contribuisco anche se per poche sfumature ad un cambiamento, io agisco per fare qualcosa di positivo. O che ne ha almeno l’intenzione.
Sono sempre io, e sono sempre qua. Fino a quando saprò ascoltare o qualcuno vorrà parlare.
(I racconti sono tratti dal numero di gennaio di SuperAbile INAIL, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità)

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