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Non autosufficienza, ecco come dovranno essere le residenze del futuro

L'idea è contenuta nella proposta “per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”, elaborata dal Network Non Autosufficienza. Previsto un investimento di 1,75 miliardi per la riqualificazione delle strutture sanitarie. “Almeno il 30% dei posti letto a valenza socio-sanitaria in Italia necessiti di interventi”

31 marzo 2021

ROMA – 1,75 miliardi per costruire le strutture residenziali che, in futuro, dovranno accogliere in modo adeguato gli anziani non autosufficienti: è quanto chiede e prevede la “proposta per il piano nazionale di ripresa e resilienza”, elaborata dal network non autosufficienza  (nato nel 2009 e composto da studiosi, dirigenti di servizi pubblici e privati e consulenti), dal titolo “Costruire il futuro dell’assistenza agli anziani non autosufficienti”.

La proposta indica cinque linee d'intervento per realizzare quella “riforma nazionale dell’assistenza agli anziani non autosufficienti attesa in Italia – sinora senza esito – dalla fine degli anni ’90”. Una riforma che non è inserita nel Piano nazionale di ripresa e resilienza ma che, secondo il Network, necessariamente deve esservi inclusa, secondo le cinque linee indicate: sistema di governance della conoscenza; sistema di governance istituzionale; accesso unico alla rete degli interventi; riforma dei servizi domiciliari (che abbiamo approfondito su queste pagine); riqualificazione delle strutture residenziali.

Un Piano, cinque obiettivi

Quest'ultima linea d'intervento consiste in “un piano nazionale per la riqualificazione delle strutture residenziali, mirato ad assicurarne il necessario ammodernamento e a rafforzarne la dotazione infrastrutturale”. Dal momento che “almeno il 30% dei posti letto a valenza socio-sanitaria in Italia necessiti di interventi di riqualificazione”, si prevede “un investimento necessario di 1,75 miliardi”, ci si pone cinque obiettivi: “assicurare spazi di vita adeguati”, “favorire le relazioni con i familiari”, “conciliare sicurezza e libertà di movimento”, “adeguare le dimensioni delle residenze”, “accrescere le relazioni con il territorio”.

Innanzitutto, quindi, come dovranno essere questi “spazi di vita adeguati”? Quali caratteristiche dovranno avere queste strutture residenziali del futuro? Per quanto riguarda le nuove costruzioni, gli standard strutturali dovranno prevedere “almeno l’80% di stanze singole con bagno, di dimensione e con arredi tali da consentire la possibilità di permanenza notturna di un familiare”. Per quanto riguarda invece le strutture esistenti, occorre “incentivare opere di riqualificazione atte a garantire l’ammodernamento e l’efficientamento dell’impiantistica di base (es: climatizzazione e UTA)”. Sia per le nuove costruzioni, sia per quelle esistenti, occorre “promuovere soluzioni finalizzate a ridurre gli spostamenti quotidiani dei residenti, anche al fine di incrementare le opportunità di partecipazione ad attività riabilitative ed educative di piccolo gruppo (es: palestre di nucleo/reparto)”.

Allo scopo invece di “favorire le relazioni con i familiari”. Per quanto riguarda le nuove costruzioni, si chiede “la presenza obbligatoria di una stanza arredata per i familiari e di appositi spazi, all’interno dei singoli nuclei/reparti, per ricevere le visite dei parenti in adeguate condizioni di privacy”. Bisognerà inoltre adottare “strumenti di comunicazione e videocomunicazione, gestibili all’interno degli spazi privati (la stanza personale dell’ospite), sia di tipo fisso che mobile”. Per le strutture esistenti, bisognerà invece “incentivare la realizzazione di spazi autogestiti dai familiari e l’implementazione di sistemi di videochiamata utilizzabili nello spazio privato della stanza”.

Rispetto all'obiettivo di “conciliare sicurezza e libertà di movimento”, le nuove costruzioni dovranno avere “sistemi di videosorveglianza esterni”. Inoltre “i sistemi di videosorveglianza interna dovranno essere diversificati in funzione dei luoghi oggetto di monitoraggio e delle regole dettate dalla normativa in materia di privacy”. Per le strutture esistenti, invece, sarà necessario “realizzare il sistema di sorveglianza esterna entro un anno e prevedere un piano di adeguamento di quello interno, coerente con le specifiche esigenze della singola residenza”.

Rispetto all'obiettivo di “adeguare le dimensioni delle residenze”, la dimensione delle nuove costruzioni “non dovrà superare i 120 posti letto. Unità di offerta di diversa tipologia possono essere aggregabili fisicamente, a patto che mantengano la loro autonomia strutturale e funzionale”. Riguardo le strutture di grandi dimensioni già esistenti, “i titolari devono produrre progetti di articolazione e suddivisione delle stesse, non solo di tipo operativo gestionale ma anche architettonico, mirati a una chiara autonomia della collocazione spaziale dei settori di articolazione, perseguibile anche mediante nuove costruzioni. Per le realtà più piccole si incentivano processi di fusione e altre soluzioni aggregative, da realizzarsi anche mediante ampliamenti o edificazioni ex novo”.

Infine, allo scopo di “accrescere le relazioni con il territorio”, per le nuove strutture “il piano di costruzione deve prevedere l’indicazione degli spazi e dei servizi che possono essere messi a disposizione del territorio, indicandone il possibile uso e le finalità, con il conseguente adeguamento strutturale e di dotazione di arredi e tecnologia”. Riguardo le residenze esistenti, sarà necessario produrre “un piano del possibile utilizzo da parte dei soggetti del territorio degli spazi e dei servizi in essere, con indicazione di eventuali investimenti necessari per il loro adeguamento a tal fine”.

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