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Vaccino e disabilità, le consulte di Roma precisano: “Nessun riferimento nel piano nazionale”

Le consulte cittadine ringraziano il commissario Arcuri, ma evidenziano: “Nel piano nazionale delle vaccinazioni, nessun riferimento alle persone con disabilità, tranne quelle 'ricoverate' nelle Rsa, in gran parte anziane. E indicano “almeno due ragioni” per cui questa priorità deve essere indicata

15 gennaio 2021

ROMA - “Il piano nazionale delle vaccinazioni anti Covid al momento non fa alcun riferimento esplicito alle persone con disabilità e a chi li assiste. Infatti nell’elenco delle categorie prioritarie per la somministrazione del vaccino ci sono, come è noto, il personale sanitario, i residenti e il personale delle Rsa, le persone in età avanzata. Nessun riferimento alle persone con disabilità, tranne quelle 'ricoverate' nelle Rsa, in gran parte anziane”: è quanto precisano, in una nota congiunta, la consulta cittadina per la disabilità e la maggior parte delle Consulte municipali del comune di Roma, commentando l'annuncio del commissario Arcuri dello scorso 7 gennaio. Nella nota inviata ad Arcursi, Speranza e Caponetto, osservano innanzitutto che “risulta evidente una prima contraddizione tra l’aver esentato le persone con disabilità dal rispetto del distanziamento e dall’uso delle mascherine, e non aver previsto per loro la priorità per i vaccini. Rileviamo quindi che si è passati da essere categorie a rischio nei mesi caldi della pandemia ad essere completamente dimenticati”.
 
Non fa eccezione la Regione Lazio, che pure “con propria determinazione avrebbe inserito nella fase 2 le 'persone con comorbidità severa, immunodeficienza e/o fragilità di ogni età ecc.,.che però solo ad una interpretazione estensiva può portare a includere tutte le persone con disabili e i propri familiari e caregiver”, precisano le Consulte. Ricordano inoltre che “il concetto di persona fragile intesa come 'persona con patologie pregresse e/o croniche che tende ad aggravamento, a maggiori complicanze, a scompensi multipli a cascata, a frequenti ricoveri ospedalieri e a maggior rischio di morte o di disabilità' risulta solo parzialmente sovrapponibile a quella di persona con disabilità”.
 
Due quindi le richieste: primo “sollecitare il rispetto di quanto indicato nel documento “Vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 Piano strategico”, in base al quale “l'Aifa promuoverà l’avvio di alcuni studi indipendenti post-autorizzativi sui vaccini COVID” e “si doterà di un Comitato scientifico che, per tutto il periodo della campagna vaccinale, avrà la funzione di supportare l’agenzia e i responsabili scientifici dei singoli studi nella fase di impostazione delle attività, nell'analisi complessiva dei dati che saranno raccolti, e nell’individuazione di possibili interventi. La finalità è quella di disporre, anche attraverso una rete collaborativa internazionale, della capacità di evidenziare ogni eventuale segnale di rischio e, nel contempo, di confrontare i profili di sicurezza dei diversi vaccini che si renderanno disponibili, nonché nel fornire raccomandazioni”.
 
La seconda richiesta è “di inserire le persone con disabilità grave, non autosufficienti, non collaboranti come coloro che presentano gravi disturbi del comportamento o disabilità intellettiva che le priva di un’adeguata consapevolezza del rischio, tra i soggetti ai quali somministrare il vaccino anti-coronavirus in maniera prioritaria”. Una richiesta, questa, supportata da almeno due fondamentali ragioni: primo, “già le restrizioni per la prevenzione da contagio rappresentano, per le persone con disabilità e i loro caregiver, delle criticità molto complesse e di difficile gestione e nel caso di ritardo anche nella campagna vaccinale si determinerebbe un ulteriore sovraccarico per le famiglie”; secondo, “il contagio da Covid 19 di una persona disabile con necessità di ricovero, rappresenta una situazione di grandissima delicatezza e problematicità nel caso di persone con disabilità complesse o non collaboranti, determinando anche un ulteriore e significativo sovraccarico per le strutture sanitarie, spesso poco preparate ed attrezzate a gestire le persone con disabilità in tempi normali, figuriamoci in situazioni emergenziali”.

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