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A Castel del Giudice un apiario di comunità contro l’abbandono dei territori

In provincia di Isernia è nato un corso di formazione per diventare apicoltori. Tantissime le adesioni e ora la rete di piccoli imprenditori è sul mercato con il Miele Millefiori. “L’economia green, la tutela della biodiversità e le politiche contro lo spopolamento sono i nostri obiettivi”

11 gennaio 2021

CASTEL DEL GIUDICE (ISERNIA) – Tra le montagne dell’alto Molise c’è il paradiso delle api: a 800 metri sul livello del mare le arnie vengono custodite da apicoltori e apicoltrici che puntano alla condivisione, in un’ottica di produzione sostenibile e di qualità. È l’Apiario di comunità, una rete di apicoltori che abita le aree interne dell’appennino molisano-abruzzese fondata sui valori della tradizione rurale, della passione e della condivisione, anche per superare i limiti di un’attività di piccole dimensioni. Il progetto, promosso dall’amministrazione comunale, da Legambiente Molise e dalla cooperativa agricola Volape, è stato pensato per valorizzare un territorio ricco, ma ad alto rischio di abbandono. Castel del Giudice, infatti, è uno dei piccolissimi borghi (appena 300 abitanti) che costellano l’Appennino centrale. È il simbolo di un territorio che vuole resistere allo spopolamento trovando nel ritorno alla terra, nella tutela dell’ambiente, nell’agricoltura come mestiere da riscoprire, nella partecipazione condivisa e nel turismo sostenibile i motivi di un nuovo sviluppo.

“L’idea nasce sulla scia di iniziative della comunità di Castel del Giudice, ben decisa a non rimanere passiva di fronte al rischio di abbandono – racconta Riccardo Terriaca, presidente della cooperativa Volape –. Ci siamo chiesti come fare per contrastare questo fenomeno trovando le risorse nel territorio: risorse umane e naturali, di cui siamo ricchi. Abbiamo così puntato su un’economia sostenibile, che non sfrutta ma anzi arricchisce queste zone. Le api ci sono sembrate una buona risposta: il loro lavoro di impollinazione tutela la biodiversità ed è spia di salubrità dell’ambiente”.
Inizialmente è stato dato avvio a un percorso formativo in collaborazione con l’Università del Molise con lezioni teoriche e pratiche. Aperto anche ai comuni limitrofi, l’unico requisito era di essere residenti al di sopra dei 400 metri sul livello del mare per conservare l’identità del territorio dell’Appennino centrale. L’iniziativa ha avuto una risposta sorprendente: hanno partecipato una cinquantina di persone e, di queste, trenta hanno deciso poi di investire nell’attività e acquistare delle arnie per produrre il miele di comunità, appunto. Questo è il loro anno di inizio, un anno critico a causa della pandemia, ma l’attività sta facendo passi avanti: infatti, è da poco nato anche il loro marchio “Miele Millefiori”, frutto del lavoro di più di venti milioni di api e 300 alveari. “Abbiamo deciso di puntare sul bouquet di fiori che offre questa zona. Abbiamo scartato l’opzione di realizzare un miele mono floreale, come l’acacia ad esempio, e abbiamo valorizzato la nostra unica composizione di fiori, che si può trovare solo qui. In un nostro vasetto di miele, quindi, è racchiusa la vita, in tutte le sue sfumature, di questi territori”, sottolinea Terriaca.

“Mi ricordavo del miele fatto da mio padre, lo assaggiavo con il dito mentre si occupava della smielatura. Ora ho deciso anche io di produrre il mio per darlo ai miei due bambini. Un miele che costa fatica, impegno e grande attenzione e solo grazie all’unione delle energie di più apicoltori e apicoltrici è sostenibile”, dice Lidia Gentile che ha partecipato al corso di formazione del 2019 e sta rendendo, piano piano, il miele la sua prima attività. “All’inizio era un secondo lavoro, ora sta diventando sempre più importante. La nostra forza, come comunità, è che non siamo soli: ci aiutiamo gli uni con gli altri e siamo seguiti da tutor esperti che sanno come consigliarci. Le api, infatti, sono esseri viventi e quindi lavorare con loro è delicato: ci sono moltissime variabili”.

Ora sta per partire un nuovo corso per aspiranti apicoltori e ci sono già una cinquantina di iscritti, è iniziato online la scorsa settimana e proseguirà per altri dodici incontri. Sono previste sia lezioni teoriche sia pratiche, appena le misure di contenimento del virus lo consentiranno, all’Apiario del comune di Castel del Giudice. Il comune ha inoltre acquistato altre venti arnie, strumenti di studio su cui corsisti potranno fare pratica.

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