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Covid, l'esperienza della malattia: dal male può rifiorire il bene

Nel suo blog, il giornalista Luigi Accattoli sta raccogliendo storie di persone colpite dal Covid e che hanno lasciato una frase, un gesto, un segno agli altri. Storie di amore, di solidarietà, di dedizione, di altruismo

30 dicembre 2020

MILANO - “L’incoraggiamento che trasmettono è il dono di questa stagione tribolata”: Luigi Accattoli, giornalista vaticanista e autore di tre antologie intitolate “Cerco fatti di Vangelo”, riassume così il senso delle 60 storie di pandemia e di Vangelo che ha raccolto finora sul suo blog. Storie di persone che, come lui, hanno dovuto affrontare sul loro corpo il Covid-19. Oppure di chi è stato loro vicino fisicamente se si tratta di medici, infermieri o operatori socio sanitari o “vicino ma a distanza” se sono mogli, mariti, genitori, figli o nipoti. “Mi interessa ogni vicenda vera e narrabile -scrive Luigi Accattoli sulla rivista Il Regno-: di persone che sono morte lasciando un’ultima parola magari in una chat o affidata a un’infermiera; di guariti che hanno sofferto il morso del Covid e ne hanno dato un racconto utile a chi l’ascolta; di scelte di volontariato compiute da uomini e donne impegnate nel lavoro ospedaliero, nel soccorso a domicilio, in tante attività confinanti con le varie facce dell’emergenza. Sono convinto che non dovremmo trascurare nessuno dei “semi di bene” che lo Spirito continua a seminare nell’umanità”.
Leggendo le 60 storie (ma chi ne ha da segnalarne altre scriva a Luigi Accattoli) si trovano alcuni elementi ricorrenti. Innanzitutto le persone cercano di far arrivare a chi è lontano un messaggio di amore. “Ti voglio bene” è la frase che serve a rompere l'isolamento nel quale il Covid-19 costringe tutti. È l'amore (verso il compagno o la compagna di una vita, verso i figli o verso gli amici) che supera ogni barriera. C'è poi un secondo elemento, per certi versi legato a quello dell'amore: nei momenti più difficili i pazienti ricoverati nei reparti Covid pensano agli altri. Innanzitutto ai loro cari, al fatto che possano trovare conforto oppure se hanno figli ancora giovani sono preoccupati per il loro futuro. Ma nelle storie raccolte da Accattoli ci sono anche casi di chi pensa alla sofferenza dei compagni di stanza. E poi sacerdoti e religiosi che vivono la malattia come strumento per condividere fino in fondo le sofferenze della propria gente, dei propri parrocchiani. Terzo elemento, il senso di gratitudine verso chi li sta curando: professionisti completamente vestiti e mascherati, che trasmettono gentilezza e attenzione anche se possono solo usare la voce ovattata dalla mascherina e lo sguardo.
Nelle storie di Luigi Accattoli ci sono poi tante persone disposte a rischiare pur di essere solidali. “Tanti per impulso di solidarietà tornano a fare il medico o l’infermiere essendo in pensione -scrive Accattoli-, o avendo lasciato da tempo quel lavoro: chi era diventato scrittore, chi vignaiolo, chi si era fatto prete, o frate, o suora. Di storie così ne ho raccolte una decina. Il volontariato ha trovato in questa straordinaria stagione di male e di bene impensate manifestazioni”.
Per questo lavoro di raccolta di “semi di bene”, il 19 dicembre l'Unione Cattolica Stampa Italiana (Ucsi) ha conferito a Luigi Accattoli il Premio speciale della Giuria “Giornalisti e società: la professione giornalistica al servizio dell’uomo”: “In questi mesi sul suo blog Accattoli ha testimoniato come da un male possa sempre rifiorire il bene”, si legge nella motivazione.

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