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Sanità, Gimbe: "La politica ha fatto precipitare il finanziamento pubblico"

Il presidente Cartabellotta: "Sussidi individuali fallimento, la spesa per famiglie è aumentata". L'analisi nel quarto rapporto sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale

12 giugno 2019

ROMA - "Davanti al lento e progressivo sgretolamento della più grande opera pubblica mai costruita in Italia, negli ultimi dieci anni nessun esecutivo ha mai avuto il coraggio di mettere la sanità pubblica al centro dell'agenda politica, ignorando che la perdita di un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico, oltre a compromettere la salute delle persone e a ledere un diritto fondamentale tutelato dalla Costituzione, porterà ad un disastro sociale ed economico senza precedenti". Lo ha detto il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, in occasione oggi al Senato della presentazione del IV Rapporto sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. "Dal Rapporto- ha proseguito Cartabellotta- emerge la mancanza di un disegno politico di lungo termine per preservare e potenziare la sanità pubblica, invocato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel discorso di fine anno, oltre che la scarsa attitudine degli attori della sanità a rinunciare ai privilegi acquisiti per tutelare il bene comune".

 

L'Italia, ha denunciato ancora il presidente della Fondazione Gimbe, siede nel G7 tra le potenze economiche del mondo "ma la politica ha fatto precipitare il finanziamento pubblico per la sanità ai livelli dei Paesi dell'Europa orientale, considerando la sanità come un mero capitolo di spesa pubblica da saccheggiare e non una leva di sviluppo economico da sostenere, visto che assorbe solo il 6,6% del Pil e l'intera filiera della salute ne produce circa l'11%. In tal senso, mentre il mondo professionale e i pazienti aspirano alle grandi (e costose) conquiste della scienza e l'industria investe in questa direzione, l'entita' del definanziamento pubblico allontana sempre di più l'accessibilità per tutti alle straordinarie innovazioni farmacologiche e tecnologiche oggi disponibili".

 

Peraltro, la scarsa attitudine ad investire in sanità "va a braccetto con la facilità a disinvestire- ha sottolineato Cartabellotta- visto che dal 2010 tutti i governi hanno ridotto la spesa sanitaria per fronteggiare le emergenze finanziarie, fiduciosi che il Servizio sanitario nazionale fornirà sempre risultati eccellenti e consapevoli che qualcun altro raccoglierà i cocci". Ma al tempo stesso, con l'obiettivo "fallito di aumentare il consenso elettorale, hanno puntato sui sussidi individuali (bonus 80 euro, reddito di cittadinanza, quota 100)- ha detto- indebolendo di fatto le tutele pubbliche in sanità ed aumentando la spesa delle famiglie". Per progettare il Servizio sanitario nazionale del futuro, ha puntualizzato infine Cartabellotta, bisogna "innanzitutto uscire dal perimetro della spesa sanitaria, perché la spesa sociale di interesse sanitario e la spesa fiscale per detrazioni e deduzioni- ha concluso- sono custodite nello stesso 'salvadanaio': quello utilizzato per la salute degli italiani".

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