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Di Maolo (presidente istituto Serafico): “Il prendersi cura dell’altro, antidoto al disumano”

Alla Cittadella di Assisi il 76mo corso di studi cristiani fa un “viaggio nell’umano”. La presidente dell’istituto Serafico per sordomuti e ciechi di Assisi: “E’ impossibile prendersi cura di una persona senza farlo anche nei confronti di coloro che lavorano per lei, che sono accanto a lei e dell’ambiente in cui vive. L’amore sociale è la vera leva per lo sviluppo”

23 agosto 2018

ASSISI – Prosegue il viaggio nell’umano della Pro Civitate Christiana, attraverso la ricerca degli antidoti al disumano, tracciando scenari possibili e individuando nuovi luoghi di dialogo. Al 76° Corso di Studi cristiani, in programma fino a domenica 26 agosto presso la Cittadella di Assisi, sul tema “L’umano alla prova”, autentica sfida culturale del nostro tempo, domani (24 agosto) pomeriggio interverrà la presidente dell’Istituto Serafico di Assisi, Francesca Di Maolo, che dialogherà di “antidoti al disumano” con Luigi Russo, psicologo clinico e psicoterapeuta, e don Marco Pozza, cappellano del carcere “Due Palazzi” di Padova.
 
Francesca Di Maolo, alla guida dell’Istituto Serafico per sordomuti e ciechi di Assisi, che dal 1871 si prende cura della persona nella sua totalità, toccando ogni giorno “le piaghe di Gesù”, come aveva detto papa Francesco durante la sua prima visita ad Assisi nell’ottobre 2013, partendo dalla sua esperienza personale, si interrogherà sui limiti e le fragilità dell’umano. “Prendersi cura dei più fragili è la strada maestra che conduce a ritrovare il senso più profondo dell’uomo - dichiara la presidente del Serafico di Assisi -. La prima verità da accogliere è che l’uomo è fragile e una società che bandisce il limite è irragionevole  e disumana”. La seconda “fondamentale verità” che si coglie accanto alle persone deboli è che l’uomo è relazione. Di Maolo spiega così: “L’uomo è pienamente se stesso solo se è in relazione: con se stesso, con gli altri, con tutto il creato e con Dio. Per questo è impossibile prendersi cura di una persona senza prendersi cura di coloro che lavorano per lei, che sono accanto a lei e dell’ambiente in cui vive. L’atto del prendersi cura deve essere necessariamente orientato verso il paradigma dell’ecologia integrale, in una logica nuova in cui tutto è davvero connesso e in relazione”. Quindi, conclude la presidente del Serafico, “un gesto di ‘cura’, prima ancora che essere un atto tecnico è un atto umano: l’atto di cura per essere un atto umano ha bisogno di un impulso che parta dal cuore, che motivi, che animi e dia senso all’azione personale e comunitaria”. Nel lavoro di chi cura, valuta, riabilita, educa e sostiene si possono e si devono testimoniare i valori fondanti dell’umano e della nostra società. Nei piccoli gesti quotidiani della cura possiamo spezzare la logica dell’egoismo e accendere, nel contempo, anche l’amore sociale che è la vera leva per lo sviluppo.
 
Al corso di studi partecipano, tra gli altri, i filosofi Salvatore Natoli e Laura Boella; la biblista Rosanna Virgili, il giornalista Francesco Comina, lo scrittore ed epistemologo Giuseppe O. Longo, il teologo e scrittore Brunetto Salvarani e il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino Domenico Sorrentino. Conclude i lavori sabato 25 la lectio magistralis del fondatore della Comunità ecumenica di Bose, Enzo Bianchi, con la lectio “Ecce homo”. (ep)

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