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Più conoscenza per difendersi dal doping: il metodo Uisp

I risultati della ricerca "Sport pulito/Inviati sul campo". Nelle classi che hanno partecipato alla campagna i tassi di conoscenza degli integratori proteici e dei più comuni farmaci sono aumentati del 16%

27 gennaio 2011

ROMA - Nei ragazzi delle classi che hanno partecipato alla campagna "Sport pulito/Inviati sul campo" della Uisp i tassi di conoscenza degli integratori proteici e dei più comuni farmaci sono aumentati del 16% e parallelamente, le credenze che sia utile usare integratori si sono ridetto del 10%. Nelle classi, invece, che non hanno aderito alla campagna, i tassi di conoscenza sono aumentati del 10%, mentre sono rimaste invariate le percentuali sull'utilità di ricorrere a integratori. Sono questi i principali risultati di "Sport pulito/Inviati sul campo", progetto nazionale promosso dalla Uisp (Unione italiana sport per tutti) con il sostegno del Ministero della salute - Cvd (Commissione vigilanza doping).

La campagna, iniziata a gennaio 2010, si situa nel solco di una tradizione progettuale Uisp che parte dallo sport, ma non si ferma solo ad esso. Affrontando infatti il tema della prevenzione dal doping, la campagna si incardina nella più vasta problematica delle abitudini alimentari scorrette e della medicalizzazione della società. Si tratta dunque di una prevenzione che tiene conto dell'associazione esistente tra l'uso di integratori proteici che incrementano le prestazioni sportive, integratori non proteici e additivi farmacologici.

Il quadro che ne è emerso è una popolazione giovanissima (scuola media inferiore) che usa integratori proteici per il 6%, non proteici per il 34% e farmaci senza prescrizione per il 30%. A ciò si aggiunga che la ricerca si è mossa anche in un'indagine più ampia che ha coinvolto anche genitori, allenatori e adulti in generale. Il clima motivazionale da essi generato, infatti, influenzano le abitudini alimentari e sportive dei ragazzi, i loro atteggiamenti e le loro credenze circa l'utilità e la salubrità o meno degli integratori alimentari e la loro propensione all'uso.

I dati dicono, infatti, che il fenomeno è più frequente negli ambienti dove non solo c'è agonismo, ma c'è anche appartenenza ad un determinato gruppo(società) sportivo. Che c'è una correlazione tra assunzione di integratori proteici e assunzione di farmaci senza prescrizione medica: è palese la tendenza al policonsumo di sostanze e alla medicalizzazione della società. Rispetto al passato, poi, vuoi anche per fenomeni di ‘body shaping', sono le donne ad usare più frequentemente non solo gli integratori ma anche i farmaci senza prescrizione.

"Fondamentale - ha dichiarato Caterina Pesce, coordinatrice della ricerca - è l'età e il contesto ambientale e psicologico in cui si fa sport: da qui si muove la ricerca ed è anche per questo che il metodo di ricerca è stato diverso. Non abbiamo, come proposto dalla letteratura scientifica, analizzato il doping in persone adulte, professioniste dello sport e solo guardando al doping propriamente detto. Abbiamo invece analizzato giovani, non professionisti e sulla base di un insieme di sostanze, ovvero ‘i presupposti culturali del doping'. Se consociamo i fattori di rischio, possiamo agire con la prevenzione: si parte dall'individuo e si allarga l'indagine a genitori e allenatori, e poi infine al contesto social, culturale, di vita".

"La ricerca - ha poi concluso Filippo Fossati, presidente Usip - sottolinea l'importanza di campagne informative di questa natura. Quello che mi preoccupa è il messaggio inverso che arriva ai ragazzi dal processo di medicalizzazione della società, ovvero quei suggerimenti sanitari su stanchezze pressoché normali o stanchezze psicologiche ordinarie". "Viviamo in una società farmacologica tesa a trovare soluzioni nei farmaci anche per problemi che nulla hanno a che fare con la medicina", hanno chiosato nel loro magazine i ragazzi della scuola Domenico Morelli di Torre del Greco. Concetto capito, campagna vincente! (eb)

(29 gennaio 2011)

di s.caredda

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