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Sogni e ambizioni di un (ex) ingegnere

Vittorio Podestà, con la sua handbike, ha conquistato il secondo posto alla maratona di New York: un risultato frutto di grandi allenamenti e impegno. La sua storia, dall’incidente di quattro anni fa alla voglia di diventare un atleta di alto livello

22 novembre 2006

GENOVA - Vittorio Podestà è un ingegnere civile. Ma da quando nella sua vita è subentrata la disabilità, dovuta ad un incidente stradale dal rientro dal lavoro nel 2002, è emersa, sempre più, la sua voglia di diventare un atleta di alto livello. Il suo 2006 è stato un anno inteso, ricco di emozioni e che gli ha regalato il secondo posto alla Maratona di New York. Ma facciamo un passo indietro e conosciamo la sua storia.

Dopo la riabilitazione eseguita all’unità spinale di Sondalo, il suo primo approccio con lo sport paralimpico, è stato con il basket in carrozzina: “Dopo soli 5 mesi dall’incidente, il mio amico Marco Carbone, cui devo moltissimo, mi ha spinto a provare a giocare e, poi, ad andare in handbike. Ero già un appassionato di ciclismo, correvo su strada e fuoristrada, ed ho trovato una passione ancora inalterata e, anzi, rinnovata e rafforzata”.

Così, nell’estate del 2003, Vittorio ha cominciato una nuova avventura sportiva concentrandosi su questo fantastico mezzo sportivo che è l’handbike che appassiona moltissimi sportivi disabili: “E’ stato facile perché ho potuto non solo dedicarmi meglio alla mia passione per il ciclismo ma anche intraprendere una nuova strada mettendo a frutto in questo settore le mie conoscenze professionali. Dopo un anno dall’incidente infatti mi sono licenziato e mi sono messo per conto proprio, attualmente sono consulente tecnico di un negozio di biciclette a Chiavari, città dove vivo con la mia moglie Barbara”.

Il passo verso le gare nazionali paralimpiche è stato breve. “Ho cominciato quasi subito a gareggiare nei Campionati italiani ed è lì che ho conosciuto Roland Ruepp (Campione paralimpico di fondo ed il più veloce corridore italiano in handbike) ammirandone la stoffa del campione. Mi resi subito conto che, anche con una disabilità, si possono compiere grandi imprese sportive ed è nato in me il desiderio di raggiungere i suoi livelli Così mi sono messo sotto, stimolato anche dagli ottimi risultati ottenuti fin dalle prime competizioni (nel luglio 2005 sono diventato Campione Italiano a Cronometro)”.

Oggi Vittorio miete sul suo handbike circa 12.000 chilometri all’anno ed è facile intuirne il motivo: “E’ vero, tra allenamenti e gare posso arrivare a percorrere più di 12000 km, inoltre sono seguito da un preparatore atletico e dal Centro Mapei di Castellanza dove svolgo i test di valutazione atletica. Quest’anno ho fatto un ulteriore salto di qualità, disputando 24 gare, tra cui le maratone di Piacenza, Padova, Ferrara, i Campionati Italiani individuali, tutte le 5 prove del Campionato Italiano a squadre (dove è stato il vincitore della classifica finale individuale della mia categoria) e 5 gare del Circuito Europeo Handbike (EHC) che comprende 8 prove distribuite in 8 diverse nazioni europee (sono risultato il miglior italiano nella classifica finale). Ad ottobre ho vinto poi la Milano City Marathon. Inoltre sono stato convocato dal Comitato Italiano Paralimpico in Nazionale per partecipare a 2 gare internazionali a Monaco di Baviera, arrivando secondo nella gara di 40 Km e terzo in quella di 100 km”.
Di lui il Commissario Tecnico del ciclismo del Comitato Paralimpico, Mario Valentini, dice: “E’ una persona squisita, un atleta serio e che sa fare gruppo dote, quest’ultima, che apprezzo moltissimo. Inoltre è in netto miglioramento, per questo anno ho cercato di fargli fare esperienza a livello internazionale e sono certo che la sua grande determinazione potrà portarlo a diventare un elemento importante della nostra Nazionale in futuro”.

Il 2006 di Vittorio Podestà si sta per concludere e, intanto, ha regalato una grande emozione: “Per la prima volta, grazie al contributo di Inail, il 5 novembre ho partecipato alla Maratona di New York piazzandomi al secondo posto assoluto. Volevo concludere la stagione con una gara speciale ed è stata un esperienza meravigliosa in cui la particolarità del percorso e la quantità di folla festante che segue lungo le strade trasmettono sensazioni uniche, che non avevo mai provato in altre gare.
L’obiettivo a lungo termine è quello di conquistare la possibilità di partecipare alle Paralimpiadi di Pechino 2008 e certamente poter ritornare a New York, questa volta per vincere. Quindi il 2006 è stato solo il primo di tre anni di intensi allenamenti e gare alla ricerca di una competitività che mi permetta di meritare la partecipazione all’appuntamento più importante per qualunque atleta, disabile e non”.

In bocca al lupo a questo nuovo personaggio del mondo sportivo paralimpico italiano.

(22 novembre 2006)

di e.proietti

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