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Pechino 2008, tempo di bilanci. Pancalli: "Buon risultato, bisogna attirare più disabili allo sport"

Dal presidente del Comitato italiano paralimpico, al ritorno da Pechino, un bilancio sui risultati ottenuti dagli azzurri: le 18 medaglie conquistate sono un "risultato soddisfacente" e la presenza di buoni risultati in sette diverse discipline segnala un buon livello generale di prestazione. Punto dolente gli sport di squadra. "Per il futuro dobbiamo attirare sempre più disabili nel formidabile mondo dello sport, leva privilegiata di recupero dell'autonomia, dell'autostima e del benessere

25 settembre 2008

ROMA - E' calato il sipario, ormai da diversi giorni, sulle Paralimpiadi di Pechino 2008. Novanta atleti a caccia di medaglie, trascinati in alcuni casi dall'entusiasmo del debutto, tutti consapevoli del loro grado di preparazione tecnica. Diciotto medaglie conquistate, dice il medagliere con quattro ori, sette argenti e sette bronzi. Un risultato molto simile a quello raggiunto quattro anni fa ad Atene, dove le medaglie erano state 19, con solo un argento in più rispetto a quello conquistato in Asia. Ora è doveroso, a carte ferme, ascoltare la voce di Luca Pancalli, fieramente alla guida del Comitato Paralimpico da ormai più di un lustro e mai sazio di obiettivi e successi.

Presidente Pancalli, come commenta il risultato ottenuto di 18 medaglie? Alla luce di Atene 2004 se ne conta una di meno.....

Un risultato soddisfacente, addirittura lusinghiero, visto il livello agonistico eccellente dei nostri avversari. Una medaglia in meno, ma tre di più delle mie previsioni, che erano doverosamente caute, e tre posizioni guadagnate nel medagliere totale. La soddisfazione e l'ottimismo derivano anche dal fatto che su 12 discipline in cui gli azzurri si sono misurati, le medaglie sono arrivate in ben 7, mostrando un discreto equilibrio, un buon livello generale di prestazione.

Qualche critica?

In ogni caso, spazio per l'autocritica deve sempre esserci: non è tutto oro quanto si è visto a Pechino. Possiamo fare ancora di più: il ciclismo ha sbalordito e strabiliato, altre discipline hanno deluso, altre ancora non erano affatto presenti. E' accaduto soprattutto negli sport di squadra. Del resto anche sulla scena olimpica le rappresentative azzurre degli sport di squadra, come il basket e la pallavolo, hanno portato scarsi risultati. Nel prossimo quadriennio i nostri sport di gruppo devono lavorare duro per conquistarsi un posto a Pechino.

Quale rotta deve seguire il CIP per crescere?

Dobbiamo lavorare nella direzione del reclutamento, senza sosta, cercando di attirare sempre più disabili in questo formidabile mondo che è lo sport, leva privilegiata di recupero dell'autonomia, dell'autostima, del benessere psico-fisico, in una parola. Per gli atleti top level occorre individuare dei percorsi professionali, al termine dell'attività agonistica: prevedere la possibilità di inserimento lavorativo nei settori amministrativi. Poi creare una rete di collegamento virtuosa tra CIP e Federazioni Sportive, cooperare per coinvolgere il maggior  numero possibile di disabili nelle manifestazioni sportive nazionali e internazionali.

La copertura dei media alle Paralimpiadi è stata sufficiente, carente?

La Rai sta facendo il possibile, ma noi non possiamo accontentarci, ovviamente. L'obiettivo è trovare sempre maggiori spazi di diffusione, di pubblicità. Alle Paralimpiadi di Pechino 2008 la Rai ha dedicato 4 ore di diretta sul canale satellitare Raisport+, poi mezzora quotidiana in chiaro su Rai2. Comunque, un passo alla volta. Ora la rotta è una sola: Londra 2012. Sembra lontana, ma per noi è vicinissima, non solo geograficamente. (a cura del Cip)

(25 settembre 2008)

di e.proietti

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