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Pechino 2008: non solo Pistorius. I personaggi delle Paralimpiadi

L'australiano Matthew Cowdrey torna a casa con 8 medaglie, il brasiliano Daniel Dias con 9. Natalie Du Toit, dopo la partecipazione anche alle Olimpiadi, vince 5 ori. Il Pistorius italiano si chiama Fabio Triboli: 3 gare, 3 medaglie

16 settembre 2008

ROMA - Non solo Oscar Pistorius. Ci sono stati anche molti altri personaggi da incorniciare alle Paralimpiadi di Pechino, concluse oggi con una spettacolare cerimonia nello stadio Nido d'Uccello: atleti con disabilità capaci di correre, saltare, nuotare, lottare, vincere; non vedenti e amputati, paraplegici, tetraplegici e celebrolesi pronti a misurarsi con la fatica, la competizione e l'agonismo, vogliosi di superare se stessi e gli altri e di mostrare al mondo le proprie abilità e capacità. Fra gli oltre 4mila atleti partecipanti, qualcuno ha davvero fatto le cose in grande: ad iniziare da Matthew John Cowdrey, ventenne australiano, capace di mettersi in valigia la bellezza di otto medaglie, cinque d'oro e tre d'argento. Il ragazzone del "Norwood Swimming Club" (la sua società sportiva), amputato al braccio sinistro, ha conquistato la vittoria nei 50 e 100 metri stile libero categoria S9, toccando per primo nella stessa categoria anche nei 200 misti, nei 100 dorso e nella staffetta 4x100 misti. I tre argenti sono arrivati nei 100 farfalla, nei 400 stile libero e nella staffetta 4x100 stile libero. "Solo" quattro ori, ma nove medaglie complessive si porta invece via il nuotatore brasiliano Daniel Dias, capace di trionfare nella categoria S5 nei 100 e 200 stile libero, nei 50 dorso e nei 200 misti: per lui anche quattro argenti e un bronzo.

Sempre in vasca, non sono da meno le donne: la protagonista assoluta è Natalie Du Toit, sudafricana come Pistorius e come lui con un sogno nel cassetto, quello di partecipare a Olimpiadi e Paralimpiadi. A differenza del più conosciuto connazionale, lei c'è riuscita: ad agosto partecipa alle Olimpiadi nella 10 Km di fondo di nuoto (ottima 16esima posizione per lei), poi resta a Pechino dove in vasca si va a prendere cinque medaglie d'oro paralimpiche (50, 100 e 400 stile libero, 200 misti e 100 farfalla in categoria S9) dopo i 5 ori e un argento di Atene 2004. Una passione per il nuoto, la sua, che la accompagna fin da piccola e che l'aveva portata a sedici anni a sfiorare la qualificazione alle Olimpiadi di Sydney 2000: nel febbraio 2001, poi, quella che era uno dei grandi talenti del nuoto sudafricano viene investita da un'auto nel tragitto che la porta dalla piscina d'allenamento a scuola. Impatto tremendo, i medici le amputano la gamba sinistra. Natalie non molla, cambia strategia: sulle distanze brevi la mancanza di un arto inferiore è un handicap troppo grande, ma sulle lunghe distanze il disagio è minore. Succede così che negli 800 stile libero diventa campione nazionale gareggiando con le atlete normodotate, e nella gara di fondo riesce anche ad andare alle Olimpiadi. Dominando, nel frattempo, le sue specialità a livello paralimpico. Nei dieci giorni di queste Paralimpiadi fa cinque gare e prende cinque medaglie d'oro: infallibile. Così come, appunto, il suo connazionale compagno di avventura Oscar Pistorius: tre gare, tre medaglie d'oro per l'atleta con due protesi al posto delle gambe (vittorie nei 100, 200 e 400 metri piani di atletica in categoria T44).

Sulle stesse distanze, ma in categoria T11 (riservata ai non vedenti totali), tre ori per il brasiliano Lucas Prado. Sempre in pista prende cinque medaglie d'oro - come la Du Toit in vasca - anche un'altra donna, la canadese Chantal Petitclerc: la sua storia personale racconta di un incidente a 13 anni, della perdita di entrambe le gambe, della pratica del nuoto e poi del grande amore per l'atletica leggera. Per lei a Pechino c'è l'en-plein nella categoria T54, quella riservata agli amputati che corrono in carrozzina: vittorie nei 100, 200, 400, 800 e 1500 metri piani, esattamente come quattro anni fa ad Atene. Quando si dice: dominare una categoria.

E l'Italia? Il Pistorius azzurro è il ciclista lecchese Fabio Triboli: metalmeccanico, appassionato di trekking, sposato con 3 figli, in gara fra i disabili in seguito ad un incidente automobilistico. Dalla Cina torna con tre medaglie conquistate su tre gare disputate: il bronzo in apertura dei Giochi nell'inseguimento individuale di categoria LC1 nel ciclismo su pista, un altro bronzo nella prova a cronometro su strada di ciclismo e la medaglia d'oro nella gara in linea di ciclismo su strada. (Stefano Caredda)

(18 settembre 2008)

di e.proietti

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