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Maria Ligorio: uno scricciolo che non corre più, ma scala le pareti a occhi chiusi

Tanto minuta quanto determinata e perfezionista, lei è Maria Ligorio, grande firma della velocità paralimpica negli anni '90, ora alle ‘prese' con l'arrampicata sportiva che la sta portando all'onore delle cronache. Storia di una ragazza che senza vedere ha trovato sempre la sua strada

16 aprile 2014

ROMA - Salentina, non vedente dall'età di un anno, Maria Ligorio si è ritagliata presto uno spazio nell'olimpo paralimpico, correndo per dodici anni a tempi di record, e partecipando, un lusso, a tre Paralimpiadi: Barcellona 18992, Atlanta 1996 e Sydney 2000. Ora, che alla ‘pensione' proprio non pensa, si diverte scalando le pareti attrezzate.

Ha iniziato a correre dal 1989, l'anno che segna il suo trasferimento a Roma, dove comincia a lavorare. E al suo fianco, fino al 1994, c'è stato Salvatore Manganaro, legato a lei, come tutte le guide di chi corre al buio, da una cordicella stretta in mano. Poi è arrivato Michele Gionfriddo, e con lui medaglie paralimpiche pesanti: 2 bronzi ad Atlanta (200mt e 400mt), poi un argento a Sydney (200mt). Segue un lungo stop: "Ero sempre fuori casa per gli allenamenti - racconta-, ero molto stanca di fare i sacrifici che facevo, diciotto ore di allenamento a settimana. Quando gareggiavo, anche la domenica ero impegnata. Insomma, ho detto basta dopo Sydney. Se mi sono mai scoraggiata in quegli anni? Sì, confesso, mentre gareggiavo nell'atletica già lavoravo, ero sposata, avevo tanti impegni. Però ho sempre superato lo scoramento insieme alla mia guida. Guardavo lui, il suo lavoro dedicato a me, a farmi migliorare, e questo mi dava forza. Perché la guida non mi affiancava solo in gara, ma era per me un amico e un sostegno anche nei momenti difficili, emotivamente".

Ora corre per diletto, Maria, il tartan si dimentica a fatica, ma fa sul serio in un'altra disciplina, l'arrampicata sportiva, con risultati già ragguardevoli per il brevissimo tempo di attività: "Ho vinto il titolo italiano l'anno scorso - dice-, a Pistoia. Devo dire che mi sono stupita molto anche io di aver raggiunto risultati simili così in fretta, in solo un anno e mezzo di attività. Chi mi ha consigliato di provare? La mia amica Silvia Parente (ex campionessa di sci alpino, con un oro e tre bronzi a Torino 2006, ora vice campionessa del mondo di arrampicata, non vedente, ndr). Certo, si tratta di un lavoro molto diverso. C'è meno lavoro organico, di cuore e polmoni, rispetto alla corsa dove sono super sollecitati, ma la preparazione è ugualmente molto dura. Qui devo concentrarmi sulla forza nelle prese, la tensione è altissima". Anche nell'arrampicata Maria ha bisogno di una guida, è Daniele Meucci, che la dirige dal basso, dodici metri sotto di lei. "Con Daniele, che ho conosciuto nella Palestra di Pietralata dove mi alleno, è subito nata una grande sintonia. Lui mi indirizza usando come riferimento ore e minuti dell'orologio, tutto in tempo reale, e la mia reazione deve essere immediata. Chi vince? Chi ‘chiude' la parete, si dice, cioè chi arriva fino alla presa più alta, ma non basta toccarla, occorre tenerla e anzi accoppiare, cioè prenderla con entrambe le mani. Se due arrivano ex equo, conta il tempo che si è impiegato a percorrere la parete e la tecnica".

Non ha rivali in Italia, Maria, e non è un modo di dire: "Sono l'unica non vedente, in questa disciplina. Per gareggiare, mi accorpano con le ipovedenti, ma ci sono abituata, anche nell'atletica era così. Pazienza, intanto si pensa al prossimo pendio da sfidare: c'è un'altra gara di Coppa Italia a maggio. Domenica scorsa, l'ultima gara fatta, sono arrivata seconda, ma per un errore madornale che non ripeterò, cioè non ho tenuto bene la presa e sono scivolata giù. A luglio, c'è un raduno nazionale. Ai Mondiali di settembre in Spagna? Un sogno, certo che ci penso, ma dovrò aspettare, eventualmente, la convocazione. Magari decidessi io!". (a cura del Cip)

(18 aprile 2014)

di d.marsicano

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