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Alessandro Ossola, il sogno di volare a Tokyo per le paralimpiadi

Dopo l’amputazione di una gamba a seguito all’incidente che gli ha portato via la moglie, ha fondato l’associazione "Bionic people" per sensibilizzare sul tema delle disabilità. Dal 2015 va nelle scuole per raccontare la sua esperienza: “Bisogna reagire, rielaborare quello che è successo e darsi degli obiettivi quotidiani”

9 gennaio 2021

GRUGLIASCO (Torino) - Cosa spinge ad andare avanti quando ci sembra di avere perso tutto? “Darsi degli obiettivi da raggiungere, accettare e rielaborare cosa ci è successo, fare spazio alle relazioni positive”. Ad affermarlo con determinazione è Alessandro Ossola, 33enne di Grugliasco e presidente dell’associazione Bionic people, associazione composta da persone con diverse tipologie di disabilità che hanno deciso di mettersi in gioco e raccontarsi con l’obiettivo di cambiare l’idea che molti hanno sulla disabilità, sul cosa si può e non si può fare. Ossola nel 2015 ha subito un grave incidente nel quale ha perso la vita la moglie, e che gli è costato anche l’amputazione della gamba sinistra. “Ho passato dei momenti durissimi subito dopo, ho pianto per un mese, e tornare alla normalità sembrava impossibile”, ricorda Ossola che ora, oltre a portare nelle scuole e nelle aziende la sua testimonianza per fare uscire dall’isolamento le persone con disabilità, è anche nuovo campione italiano indoor nei 60m con il record assoluto di 8.69 della specialità.
“Ricordo quanto è stato difficile per me, abituato a cavarmela da solo in tutto, dovere chiedere aiuto. Un giorno ero per strada, solo con le stampelle e senza la protesi che porto adesso, e caddi. Caddi davanti a tutti e mi misi a piangere disperato: ero debole, spaventato”. Da quel momento in poi, il suo percorso è a un punto di svolta e decide che qualcosa deve cambiare. È lì che vengono piantati i primi semi del percorso a “tre step” che poi, assieme all’associazione Bionic people, andrà a diffondere nelle scuole e nelle aziende. Con Riccardo Cotilli e Chiara Bordi, infatti, ha creato l’associazione proprio per aiutare le persone a reagire alle avversità della vita.
“Da essere in tre, ora siamo in 37 e siamo presenti in 14 regioni. Tra l’anno scorso e quest’anno abbiamo coinvolto 6500 studenti sensibilizzando sul tema della disabilità. Credo che ci sia ancora poca conoscenza a riguardo. Per esempio molti non sanno come funziona una protesi. Il nostro obiettivo è quello di informare, sfruttando molto le potenzialità dello storytelling, ovvero raccontando le nostre esperienze, le nostre vite. Anche le aziende hanno bisogno di aumentare l’attenzione sui temi della diversità e dell’inclusione: ci hanno già chiamato colossi di vari settori. Oltre a portare una testimonianza, cerchiamo anche di diffondere un metodo di reazione alle difficoltà che la vita mette davanti. Un metodo che prevede tre passi: il primo è il più duro ed è reagire, cioè non lasciarsi andare ma aggrapparsi con tutte le proprie forze alla speranza che stare meglio è possibile, il secondo – fondamentale – è realizzare quello che è successo e capire che cambierà gli equilibri della propria vita. Il terzo è darsi degli obiettivi ogni giorno”.
È sia per questo, cioè per avere una sfida che lo motivi ogni giorno, sia per uscire di casa e incontrare persone, che Alessandro decide di dedicarsi anima e corpo allo sport: “Ho provato con il golf, raggiungendo anche buoni risultati. Poi, però, ho sentito il bisogno di qualcosa di più fisico, così sono passato prima allo snowboard e poi all’atletica”. Per Ossola, quest’anno è stato particolarmente importante, presentandogli la possibilità di partecipare alle Paralimpiadi di Tokyo: oltre al record nazionale nei 60m ad Ancona, ha conquistato altri due ori ai Campionati italiani a Jesolo, vincendo il titolo nei 100m in 13’93”, e poi ai Campionati societari a Roma, facendo i 200m in 29”15. “Mi alleno dalle quattro alle cinque volte a settimana per un’ora e mezza. Ci vuole molta determinazione per non fermarsi, anche quando la sfida è dura. Lo faccio anche per gli altri: se raggiungo un obiettivo importante spero che sia uno stimolo per le altre persone, spero che pensino che se ce l’ho fatta io possono farcela anche loro, non bisogna mai mollare”.
È questa la motivazione principale, la chiave di volta, che l’ha spinto a reagire e a non cedere al senso di impotenza. Ma cosa fa sì che alcune persone reagiscano in modo positivo ai traumi della vita e altre meno? Se non è possibile tracciare una linea netta e individuare una formula che vada bene in tutti i casi, è anche vero che Alessandro sottolinea più volte quanto sia importante dedicarsi agli altri. Nel suo cammino, infatti, il desiderio di prendersi cura di chi sta attraversando fatiche simili a quelle che ha vissuto in prima persona è il motore che lo ha spinto ad andare avanti. “A un certo punto bisogna smettere di chiedersi che cosa manca e concentrarsi su ciò che ancora c’è” conclude, mentre con la mano si sfiora la gamba.

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