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Atleti con sindrome di Down, la parola all’allenatore della nazionale (campione mondiale) di basket maschile

La nazionale italiana Iba21, composta da atleti con sindrome di Down è, per la seconda volta in due edizioni, campione del mondo. Giuliano Bufacchi, allenatore azzurro e referente tecnico nazionale: “Siamo la nazione che sta strutturando meglio il proprio movimento; prossimo traguardo, l’oro olimpico ad aprile”

4 dicembre 2019

BOLOGNA – All’interno del panorama sportivo italiano esiste una realtà che programma, investe sui giovani e sale regolarmente sul gradino più alto del podio di ogni competizione internazionale a cui partecipa: è la nazionale di basket composta da atleti con sindrome di Down, fresca vincitrice – per la seconda volta su due edizioni – dei campionati mondiali di categoria, disputati lo scorso fine settimana a Guimarães (Portogallo). “Riconfermarsi non era affatto scontato: in questo senso, siamo forse ancora più contenti della prima vittoria ottenuta l’anno scorso”, racconta l’allenatore degli azzurri e referente tecnico nazionale Giuliano Bufacchi, che poi annuncia: “Prossimo traguardo, l’oro olimpico ad aprile”.
 
“Dopo il successo dello scorso anno abbiamo lavorato sul territorio per ampliare e ringiovanire la rosa: ci siamo presentati con 3 ragazzi del vecchio ciclo e 3 giovani di ottima prospettiva (gli atleti con sindrome di Down giocano in 3, non in 5, ndr). Questa competizione rappresentava un test per capire se la nostra federazione stesse lavorando bene in ottica futura: questo risultato mi riempie di orgoglio”, racconta Bufacchi.
 
Durante la manifestazione, l’Italia ha vinto il proprio girone, superando agevolmente sia la Turchia sia il Portogallo; all’atto conclusivo, ha riaffrontato i lusitani, battuti nuovamente 36 a 22 nella riedizione della finale 2018. “Al momento, Italia e Portogallo sono le nazioni che stanno strutturando nel modo migliore i rispettivi movimenti, lavorando sul territorio e facendo nascere molte società: altre nazioni stanno copiando il nostro modello di organizzazione, che sembra essere quello più funzionale”.
 
Il referente tecnico nazionale spiega, in concreto, il suo modo di operare. “Quando possibile, seguo i ragazzi. In ogni caso, sono sempre in contatto con tutte le società – vecchie e nuove – per avere pareri o confrontarmi sulla metodologia di allenamento: è importante avere tecnici appositamente preparati per allenare ragazzi con sindrome di Down. Cerco sempre di essere in prima linea, sfruttando l’entusiasmo che si sta creando: dobbiamo fare capire che esiste un’offerta per questi ragazzi.  Non tutti arriveranno in nazionale, ma è giusto che anche loro coltivino il sogno di potere vestire la maglia azzurra”.
 
La vittoria azzurra ha avuto un notevole riscontro mediatico. “La nazionale sta trascinando il movimento: tante società, prima ignare di questo mondo parallelo al professionismo per normodotati, si stanno iscrivendo alla federazione. A novembre si è disputata in Sardegna la prima edizione del campionato nazionale: per ora, questo si svolge in un weekend, durante il quale tutte le squadre iscritte si affrontano in casa della compagine ospitante”, racconta Bufacchi. L’obiettivo, però, è quello di “riuscire a organizzare concentramenti regionali in cui disputare partite di qualificazione alla fase finale nazionale. La presenza delle società si sta diffondendo in tutte regioni, ma c’è ancora molto da lavorare. Sto dando disponibilità a girare l’Italia per fare degli allenamenti di prova: il principale ostacolo è che tante società pensano di non poter fare determinate cose, la nostra filosofia, invece, è alzare sempre l’asticella finché non si incontrano limiti fisici o cognitivi. Per ora, non sono mai riusciti a fermarmi. Anzi, sono io a imparare con i ragazzi”, rivela Bufacchi.
 
Il mondiale è stato organizzato, in via eccezionale, un anno dopo la sua ultima edizione per fornire un banco di prova attendibile alle nazionali in vista dei Tresome Games, le Olimpiadi per atleti con sindrome di Down, che si disputeranno ad Antalya (Turchia) nell’aprile del 2020 e, al contempo, dare visibilità alla manifestazione. Il basket – costituitosi come movimento nel 2017, un anno dopo l’ultima edizione dei Giochi, svoltisiFirenze – farà la sua prima apparizione assoluta. Dopo questa importante vetrina, sarà introdotta una significativa riforma: l’introduzione del quarto giocatore in campo per favorire l’interazione degli atleti in campo. “Vogliamo l’oro per chiudere al meglio il quadriennio e, poi, cominciare a pensare al prossimo ciclo. Essere i più forti al mondo non ci dispiace e non ci accontentiamo: finché riusciamo a vincere, proviamo a farlo”.

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