SuperAbile







Para rafting: a Kiev, i Campionati Mondiali. Cinque gli azzurri in gara, tra loro Riccardo Novella, assistito Inail

Riccardo Novella: “Una grande emozione essere stato convocato per questi Mondiali: vestire la maglia azzurra è sempre qualcosa che ti riempie di felicità, in più, dopo quello che abbiamo passato noi che arriviamo da infortuni seri è ancora più importante, perché è una sorta di rivincita e un punto di arrivo”

11 ottobre 2019

ROMA - Tutto pronto, a Kiev, per l’inizio della prima edizione dei Campionati Mondiali di para rafting. L’Italia si presenta a questo appuntamento con un gruppo formato da cinque atleti, che si cimenteranno nelle tre specialità in programma: Downriver (Discesa classica), Slalom e RX (il match race del rafting). A rappresentare i colori azzurri ci saranno Marco Montagna e Salvatore Cutaia (A.S.D. Movimento & Natura di Volpiano di Torino), Massimo Giandinoto e Rosario Sperandini (A.S.D. Anatre di Fiume di Aymavilles, Aosta), Riccardo Novella (S.S.D. Acqua Canoa & Rafting di Vigevano, Pavia). Con loro ci saranno il DT Paolo Benciolini e la allenatrice Elena Bregastini.
 
Riccardo Novella, assistito INAIL, ci presenta i Mondiali e ci racconta cos’è il para rafting e come si è avvicinato a questa disciplina: “Nel 2004, per un incidente sul lavoro, ho subito una amputazione. Ho un’amputazione transfemorale, con una protesi di altissima tecnologia che mi ha fornito l’INAIL e che mi permette di fare molte cose. Si chiama X3 Genium ed è un ginocchio elettronico che può andare anche in acqua, il che mi permette di praticare canoa oltre che rafting sia con la protesi che senza”.
 
“Sul gommone, generalmente, non uso nessun tipo di protesi, perché mi sento più libero a livello di sicurezza, pronto a uscire nel caso dovessi cadere in acqua, mentre per quanto riguarda la canoa, grazie sempre all’INAIL, ho potuto sviluppare una protesi molto leggera che utilizzo all’interno della canoa per la velocità, la canoa cosiddetta olimpica”.
 
“Avendo una casa in Valsesia sono sempre stato appassionato di fiumi, anche prima dell’amputazione amavo fare discese, poi, sfruttando anche il fatto che praticavo altri sport fluviali come la canoa, nel 2018 ho deciso di integrare la mia attività andando a provare il rafting”.
 
“Da lì in poi è cominciato tutto e si è sviluppato questo movimento, che è partito ufficialmente a ottobre del 2018, quando abbiamo partecipato al pre-mondiale in Ucraina”.
 
“Una grande emozione essere stato convocato per questi Mondiali – ammette – vestire la maglia azzurra è sempre qualcosa che ti riempie di felicità, in più, dopo quello che abbiamo passato noi che arriviamo da infortuni seri è ancora più importante, perché è una sorta di rivincita e un punto di arrivo”.
 
“Lo sport ti aiuta e arrivare in Nazionale è l’epilogo di questo percorso – prosegue - diciamo che lo sport ti aiuta a non pensare a cosa hai perso ma a cosa puoi ancora fare, perché è quello che acquisisci dopo la perdita che è qualcosa di meraviglioso”.
 
“Spesso capita di allenarsi con i giovani agonisti del rafting – spiega – noi abbiamo tanto da imparare da loro, soprattutto per quanto concerne l’organizzazione, perché sin da piccoli sono inquadrati molto bene con gli allenamenti, col modo di vivere e col fare gruppo e ti accettano perché fin da piccoli sanno che le persone che hanno qualcosa di meno sono comunque uguali a loro. In noi, invece, loro vedono tanta tenacia, capiscono che quello che possiamo trasmettere è la voglia di vivere e la voglia di andare avanti”.
 
“Il rafting è uno sport di squadra che aiuta tanto la autostima e aiuta a lavorare in gruppo – osserva – per me che arrivo da uno sport individuale, il rafting mi serve per confrontarmi con gli altri, perché il confronto è motivo di crescita personale”.
 
“E’ importante che il para rafting si stia aprendo a vari tipi di disabilità perché è importante dare a tutti la possibilità di confrontarsi, in sicurezza, nello sport”.
 
“Qui a Kiev il Mondiale si disputa su acqua piatta, il che è un po’ penalizzante e soprattutto è meno divertente, perché scendere in fiume con la corrente dà un senso di libertà oltre a permetterti di confrontarti con l’equilibrio, che per noi amputati è qualcosa che abbiamo un po’ perso”.
 
“Gareggiare, quindi, su acqua piatta è un po’ penalizzante perché alla fine è tutta questione di forza – conclude - per questo mi auguro che i prossimi Mondiali si possano svolgere almeno in fiumi di secondo o terzo grado”. (a cura del Cip)

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati