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Matteo Martino apre una palestra per persone disabili: ci insegnano la voglia di vivere

Il campione italiano nel mondo della pallavolo parla del suo più grande desiderio. L’ispirazione partita dalla madre che lavora nell’assistenza ai disabili

25 settembre 2019

ROMA - "Proprio in questi giorni sto muovendo i primi passi per realizzare un progetto a cui tengo molto. Un progetto che è stato per tanto tempo un sogno nel cassetto, ma non ho mai avuto il coraggio di realizzarlo, e che ora ho tirato fuori". Così Matteo Martino, campione italiano nel mondo di pallavolo parla del suo più grande desiderio: quello di aprire una palestra per disabili. "Esistono sogni bellissimi, ma irrealizzabili, perché non riusciamo a vederli nella loro interezza. E poi ci sono i sogni che possono diventare progetti. Mia madre e l'amore per il suo lavoro mi hanno dato la forza. è stato allora che ho capito che potevo crederci fino in fondo", spiega.
 
Il campione racconta di come la madre gli abbia dato l'ispirazione, attraverso il suo lavoro di assistenza ai disabili: "Lo sport mi ha insegnato anche questo a dare il massimo, a dire: più di così non potevo fare, perché ha bisogno di progettazione, innovazione ed impegno costante. Le persone disabili ci insegnano la voglia di vivere. I nostri problemi, di fronte a loro, diventano piccolezze. In loro compagnia dimentichi tutto il resto: tutto il mondo si ferma e quando riparti, lo fai con una marcia in più".
 
Quella marcia in più che Matteo Martino ha dovuto trovare in questi anni di allontanamento forzato dallo sport. Al suo rientro dalla Cina, infatti, nel 2017, dopo aver trascorso un triennio nel Paese orientale per la sua attività agonistica, viene trovato positivo ad un controllo antidoping, e squalificato per quattro anni. "È stato un incubo- continua Martino- ma ho trovato la forza di reagire e combattere. E in fondo questa palestra sarà per me l'ennesima vittoria. Oggi progettare il futuro per una persona disabile significa dar loro opportunità di lavoro, di vivere in autonomia, di coltivare i propri hobby: questi sono i passi per abbattere quel muro che oggi in Italia sembra così insormontabile tra 'disabili’ e 'normali’”, conclude.

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