SuperAbile







"Ci ha lasciato troppo preso Andrea Chiarotti". Il ricordo del Cip

Il comitato paralimpico: "Mai in prima fila ma sempre al servizio della causa, mai una parola fuori posto, ma lezioni di vita inconsapevoli ad ogni frase che pronunciava su qualsiasi argomento. Una persona speciale"

8 giugno 2018

ROMA - Ci ha lasciato troppo presto Andrea Chiarotti, Ciaz per tutti, classe ‘66 di Torre Pellice, ex capitano della Nazionale di para ice hockey e anima dei Tori Seduti della società torinese Sportdipiù, finché ha avuto la forza di giocare. Ultima partecipazione paralimpica con la maglia azzurra, quella di Sochi 2014, poi a Pyeongchang, pochi mesi fa, era venuto in qualità di Team Leader. Perché la squadra non si lascia, se si è parte di un gruppo si resta uniti accada quel che accada. Ma Ciaz, che a 23 anni cadendo dalla moto ha subito l’amputazione della gamba, è stato qualcosa di più di un leader per i suoi compagni, ha letteralmente fondato il movimento hockeistico paralimpico in Italia, quando nel 2003 si mette a cercare giocatori in tutta Italia, per formare la squadra che sarebbe andata alle Paralimpiadi Invernali di Torino, su richiesta della FISD (Federazione Italiana Sport Disabili, ora CIP). Solo che poi ha provato a sedersi lui stesso, e da lì non si è più voluto alzare. Nel 2005 la prima partecipazione a un Europeo, 0 goal fatti, 56 subiti. Poi piano piano con i suoi compagni ha scalato le vette dello sport più appassionante e adrenalinico, conquistando l’oro europeo nel 2011, l’argento nel 2016. In mezzo, un quinto posto ai Giochi di Sochi 2014 dove è stato Portabandiera azzurro, a PyeongChang 2018 ha visto i compagni salire di una posizione, conquistando la quarta piazza paralimpica. Storia di una cavalcata epica, a farsi largo tra i mostri sacri statunitensi e canadesi, ma anche europei, di questa disciplina che non fa sconti a nessuno, tesa, muscolare, veloce come nessun’altra.Nominato nel 2017 dal CIP ‘Ambasciatore dello sport paralimpico’ per l'impegno nella diffusione dei valori di questo movimento, Andrea ha preso la sua attività sportiva come una missione, facendo avvicinare e avviando alla pratica sul ghiaccio tantissimi giovani, molti dei quali oggi fanno parte della nazionale azzurra di Para Ice Hockey. Lascia un vuoto incolmabile in tutti quelli che l’hanno conosciuto, apprezzandone la nobiltà d’animo, la modestia e la saggezza. Mai in prima fila ma sempre al servizio della causa, mai una parola fuori posto, ma lezioni di vita inconsapevoli ad ogni frase che pronunciava su qualsiasi argomento. Una persona speciale. Grazie Capitano #16! (a cura del Cip)

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati