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Basket in carrozzina, parola al presidente federale

Lo stato di salute del basket in carrozzina nel nostro paese: ne parliamo con il Presidente della Federazione Fernando Zappile: "La pallacanestro affronta delle difficoltà molto pesanti in termini di possibilità di reclutare atleti nuovi. A livello di Nazionale, nuovi talenti stanno venendo fuori, bisogna lavorarci sopra. Grazie all'Inail per il lavoro che fa per il basket e in generale per tutta l'attività paralimpica"

1 marzo 2017

ROMA – Da un paio di mesi ha iniziato un suo nuovo mandato a presidente della Fipic, la Federazione italiana pallacanestro in carrozzina. Fernando Zappile guida il movimento azzurro del wheelchair basket da primo dirigente: a lui abbiamo rivolto alcune domande per illustrare lo stato presente – e quello futuro – del movimento.
 
Presidente Zappile, come vede lo stato di salute del basket in carrozzina italiano?
Come tutte le attività paralimpiche anche la pallacanestro affronta delle difficoltà molto pesanti in termini di possibilità di reclutare atleti nuovi per rafforzare innanzitutto le società giovanili, ma anche la serie B e la Serie A e far si che questi ragazzi possano intravvedere un futuro in Nazionale. Quello che può fare la Federazione e che in maniera concreta sta facendo è mettere in atto attività di promozione attraverso i suoi eventi, come ad esempio la finale di Coppa Italia o la finale di Supercoppa, manifestazioni che cerchiamo di assegnare a quelle zone dove siamo meno presenti e dove effettivamente possiamo dare una mano nell'opera di promozione della nostra attività.
 
E la serie B?
Per quanto riguarda la serie B, il movimento è radicato in tutto il territorio, eccezion fatta per la Val d'Aosta e la Basilicata. Per quanto riguarda la serie A, notiamo invece una divisione geografica, che va dal centro al nord, compresa la Sardegna. Stesso discorso per l'attività giovanile, dove siamo carenti dal centro verso il sud, compresa la Sicilia. E' chiaro che nel momento in cui abbiamo a disposizione delle risorse economiche aumentiamo le nostre attività promozionali. Da questo punto di vista il Comitato Medico Scientifico di recente creazione servirà non solo a individuare delle patologie che possano essere indirizzate verso la pratica della pallacanestro ma anche per fare da tramite con le istituzioni, perché è chiaro che quando parliamo di unità spinale una cosa è colloquiare a livello politico e un'altra è colloquiare a livello medico. Questo Comitato, pertanto, servirà a far si che si possa dialogare meglio e indirizzare questi ragazzi in primis verso la pallacanestro e poi, laddove non possano o non vogliano, verso un'altra disciplina paralimpica. Mi auguro che la parola del Presidente del Comitato Italiano Paralimpico Luca Pancalli, considerata la trasformazione del CIP in ente pubblico, trovi seguito. Oltre a darci la sua 'benedizione', Pancalli ci ha promesso un contributo per far si che questo comitato possa lavorare, visto i costi che dovrà sostenere. A Pancalli e al Segretario Generale del CIP Marco Giunio De Sanctis l'idea del Comitato Medico Scientifico è piaciuta e probabilmente questo strumento potrà essere sfruttato anche per le altre Federazioni.
 
Quanti e quali impegni economici deve sostenere una società sportiva?
L'impegno economico che deve affrontare una società è legato innanzitutto ai costi per il mezzo. Una carrozzina da gioco costa non meno di 2500 euro, e parliamo di una carrozzina con bassa tecnologia, ma si può arrivare ai 6000 euro per carrozzine altamente performanti, che permettano all'atleta prestazioni tecniche migliori. Quindi già il parco carrozzine per i giocatori diventa il costo più importante per una società. A questo proposito, bisogna sottolineare che se si riesce a trovare un infortunato INAIL da inserire il problema non sussiste, perché è l'INAIL a fornire il mezzo da gioco, anche il migliore.
 
Quali sono le voci principali di un bilancio economico?
La voce del bilancio più gravoso, oltre a quello dell'attrezzatura, è quello delle trasferte, che sono maggiori per i club della Serie A. Il discorso sponsor è un po' un terno a lotto, perché a fronte di regioni più ricche, in cui è più facile accedere agli sponsor, ce ne sono altre più povere che hanno difficoltà maggiori. Problemi vengono anche dall'impiantistica, perché i club devono convivere anche con le squadre in piedi, maschili, femminili e giovanili, con le squadre di pallavolo, rugby in carrozzina, in generale con gli sport di squadra in carrozzina: tutte queste squadre convivono spesso in uno stesso impianto. Un sodalizio sportivo nuovo che voglia affacciarsi alla pallacanestro in carrozzina, come fase di start up, deve possedere almeno otto carrozzine da gioco, numero minimo per partecipare al Campionato, a questo si aggiungano i costi per le trasferte, per i tesseramenti e le tasse gara. Alla luce di tutto questo, non si può partire con meno di 30-40 mila per affacciarsi al basket in carrozzina, cifre decisamente importanti.
Una considerazione da fare riguarda l'INAIL, che voglio ringraziare per quanto sta facendo. A livello di Serie B, in particolare, ci sta dando una grossissima mano soprattutto in zone come la Sicilia, la Campania, il Molise, la Puglia, ma anche nel Lazio. Sono consapevole del lavoro che fa per il basket ma in generale per tutta l'attività paralimpica.
 
Si può parlare di professionismo nella pallacanestro in carrozzina?
Il professionismo nella nostra attività non esiste, anche se a livello agonistico e tecnico forse superiamo la pallacanestro in piedi.


Come sta lavorando la Nazionale in questo periodo?
Dopo la mancata qualificazione per Rio, il Commissario Tecnico Di Giusto sta pensando al rinnovamento del parco atleti. Nuovi talenti stanno venendo fuori, bisogna lavorarci sopra ma puntiamo, da qui a tre anni, ad avere una squadra attrezzata che possa ambire alla qualificazione per i Giochi di Tokyo 2020. (a cura del Cip)
 

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