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Il rumore aumenta il rischio di ictus

In Italia, l’ictus, è la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, ma la prima causa assoluta di disabilità. L’inquinamento acustico sembra svolgere un ruolo non secondario nell’aumento dei casi

14 novembre 2022

Ictus” è un termine latino che significa "colpo" (in inglese stroke). Insorge, infatti, in maniera improvvisa: una persona in pieno benessere può accusare sintomi tipici che possono essere transitori, restare costanti o peggiorare nelle ore successive.
Il Ministero della Salute, sul proprio Sito web,  ci informa che uando si verifica un’interruzione dell’apporto di sangue ossigenato oppure uno stravaso di sangue in un’area dell’encefalo, si determina la morte delle cellule nervose di quell’area. Di conseguenza, le funzioni neurologiche controllate da quell’area (che possono riguardare il movimento di un braccio o di una gamba, il linguaggio, la vista, l’udito, l’equilibrio o altro) vengono perse.
In Italia, l’ictus, è la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, ma la prima causa assoluta di disabilità: sono circa 185.000 le persone colpite da ictus ogni anno; di queste 150.000 sono i nuovi casi, mentre 35.000 sono casi che si ripetono dopo il primo episodio.
Nella comparsa di questa grave patologia, l’inquinamento acustico ha un ruolo non secondario. Chi abita in città beneficia di norma di servizi più efficienti, ma paga dazio in altri ambiti, fra cui proprio l’inquinamento acustico e proprio quest’ultimo fattore, come detto, giocherebbe un ruolo non secondario nell’insorgenza dell’ictus, secondo una ricerca dell’Università di Montreal, pubblicata sulla rivista specializzata “Noise & Helath”.

La ricerca
I dati raccolti dai ricercatori Larisa Inès Yankoty e Audrey Smargiassi riguardano il periodo 2000-2014 e oltre un milione di persone che vivono nella cintura urbana di Montreal. Secondo i dati, ad ogni aumento di 10 decibel di intensità sonora ambientale corrisponde un aumento del rischio di ictus del 6% per le persone dai 45 anni in su.
L’associazione tra inquinamento acustico e lesioni cerebrali sarebbe particolarmente significativa per le lesioni ischemiche e non per quelle di natura emorragica.
Nel periodo di osservazione dello studio, oltre 25.000 persone sono state ricoverate in ospedale per ictus, con una prevalenza delle ischemie, 5 volte più frequenti degli ictus emorragici.
Diversi studi precedenti hanno stabilito che un rumore superiore a 40 decibel di notte e a 55 di giorno può causare astenia, stress, problemi del sonno e aumentare i rischi per l’apparato cardiovascolare.
Se si vive in una zona particolarmente rumorosa, poi, l’inquinamento acustico può portare  anche ad alterazione della circolazione sanguigna. “Questo studio mostra una volta in più come l’ambiente possa influire sul benessere interagendo con meccanismo complessi come la coagulazione del sangue e quindi sul conseguente rischio cardiovascolare”, ha commentato il Professor  Ezio Ghigo, coordinatore scientifico di SaluTO-Torino Medicina e Benessere e docente all’Università degli Stnudi di Torino. “Ovviamente occorre continuare con gli studi, anche perché siamo di fronte a un’associazione e non a una precisa correlazione: manca insomma la spiegazione di un preciso meccanismo causa-effetto ma rimane la certezza che l’eccessivo rumore nelle metropoli rappresenta un fattore di rischio da considerare”.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito di Italia Salute


Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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