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Opg ancora aperti e Rems al collasso: dopo 7 mesi "situazione drammatica"

A 7 mesi dalla chiusura ufficiale degli ospedali psichiatrici giudiziari la situazione è tutt'altro che risolta. Il ministro della Salute: "Le 204 persone ancora in Opg vi risiedono in maniera del tutto illegittima". StopOpg: "La missione è difficilissima, ma non possiamo mollare adesso"

27 ottobre 2015

BOLOGNA - Ancora 5 Opg aperti con 204 internati: a 7 mesi dalla chiusura ufficiale degli ospedali psichiatrici giudiziari, è questa la situazione. Alcune regioni hanno cominciato il passaggio a Rems, le residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza che hanno sostituito gli Opg, altre lo stanno ultimando, altre ancora non hanno nessuna intenzione di dar seguito alla legge 81, che proprio questa trasformazione da strutture detentive a strutture sanitarie ha sancito.

Abbiamo chiesto a Giovanni Cogliandro del ministero della Salute di fare un quadro della situazione in essere. Questo il risultato: la Rems piemontese di San Michele in Bra sta affrontando alcune criticità, ma è nata; la Lombardia - che ha stretto un'unione con la Valle d'Aosta - nella struttura di Castiglione delle Stiviere accoglie 270 persone, 70 oltre il limite consentito; le province autonome di Trento e Bolzano hanno ultimato il passaggio (così come Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna); il Veneto ha deciso di non dare seguito al mandato normativo; in Liguria, Toscana (in accordo con l'Umbria), Marche si registrano ritardi; il Lazio sta attivando le più capienti delle 4 Rems previste; l'Abruzzo e il Molise sono in stallo per un ipotetico conflitto tra Rems e vocazione turistica; la Basilicata ha messo a disposizione 10 posti letto. In Sicilia la situazione è drammatica, e la Sardegna - che comunque ha portato a compimento quanto annunciato - lamenta il mancato rapporto tra magistratura e ministero dell'Interno. "Il ministero ha mandato una lettera a Piemonte, Veneto, Toscana-Umbria, Lazio, Abruzzo-Molise, Campania, Puglia e Calabria per sollecitare il passaggio. Non parlerei di minaccia, ma devono sbrigarsi, pena sanzioni anche salate".

"Le 204 persone ancora in Opg vi risiedono in maniera del tutto illegittima, questo deve essere chiaro". Roberto Piscitello, direttore generale della Direzione generale dei detenuti e del trattamento del Dipartimento amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia non ha dubbi: così non si può andare avanti. Perché come abbiamo visto, anche le Rems macinano numeri difficilmente affrontabili: "Al 15 marzo 2015 le Regioni ci avevano promesso 549 posti letto regolamentati: oggi se ne contano 379, e il numero dei pazienti continua a crescere". Sembra paradossale, ma tra aprile e giugno 2014 sono state 73 le persone inviate in Opg dai tribunali; e nello stesso periodo di quest'anno gli invii alle Rems sono stati 104. "Ma la legge 81 che ha dato vita alle Rems non dice questo: dice che gli invii nelle strutture residenziali devono essere l''extrema ratio', mentre ancora si ragiona in termini di prassi. Così si arriva al collasso. E sulle mie spalle gravano entrambe le tensioni: da una parte gli operatori psichiatrici che hanno numeri troppo elevati da gestire, dall'altra i giudici che lamentano di non poter mandare persone alle Rems perché non c'è più posto".

Eppure, in tempi non sospetti una circolare del ministero è stata inviata a tutte le Regioni perché si dia pieno adempimento alla legge 81 del 31 marzo 2014, che obbliga a favorire i piani terapeutici individuali a discapito del ricovero. Ma molti magistrati fanno orecchie da mercante: "Mi sono chiesto il perché di questo corto circuito - continua Piscitello -. Suppongo sia perché essendo le Rems strutture sanitarie a tutti gli effetti, i giudici inviano a cuor leggero, sapendo che i pazienti riceveranno cure adeguate. Prima, invece, pensavano: meglio la libertà vigilata che l'Opg. Ed è un ragionamento condivisibile, ma non è questa la strada". D'accordo Anna Mori, giudice della Corte d'Appello del Tribunale di Bologna: "Gli Opg erano strutture fortemente afflittive, ora le cose sono cambiate. Ma senza un'integrazione tra salute e sicurezza questa legge rischia di restare lettera morta".

La sensazione emersa nel corso del convegno ‘La cura e la sicurezza: servizi psichiatrici e istituzioni giudiziarie in un Paese senza Opg' è che la collaborazione tra gli uni e le altre lasci amaramente a desiderare. Ne è convinto anche Francesco Maisto, presidente del Tribunale di sorveglianza di Bologna: "Armonizzare giustizia e salute non è facile: ci sono codici deontologici diversi, tempi diversi, culture diverse. È la nostra Costituzione che all'articolo 101 dice che i giudici sono soggetti soltanto alla legge: chieder loro di recepire le posizioni degli psichiatri non è semplice, ma è l'unica cosa da fare. È quello che abbiamo fatto, con ottimi risultati, in Emilia-Romagna. Perché la normativa in essere è totalmente inadeguata: può andare bene adesso perché stiamo sperimentando, ma poi deve cambiare, sennò poi le categorie si arroccano in difesa".

"Nessuno ha detto che sarebbe stato facile: la missione è difficilissima, ma indispensabile - Stefano Cecconi del Comitato StopOpg suona la carica -. A volte viene voglia di mollare, ma ormai siamo in mare e dobbiamo nuotare. Bisogna applicare bene un'ottima legge, perché la legge 81 è un'ottima legge, anche a codice penale invariato. È una legge impegnativa che obbliga la presa in carico e chiede i trattamenti personalizzati, ma è la strada giusta". La preoccupazione di StopOpg è un'altra, ovvero che le Rems diventino l'unica soluzione: "Serve una risposta plurima, differenziata. Non vogliamo migliaia di posti letto in strutture detentive, sarebbe un fallimento. Chiediamo più libertà, chiediamo di fare crescere tutte le misure che alimentano i diritti di cittadinanza. Chiediamo un po' di Rems e molto più di tutto il resto". (Ambra Notari)

(27 ottobre 2015)

di d.marsicano

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