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Fuga dei cervelli. Istat: il 7% dei dottori va all'estero

Sono soprattutto uomini del Nord Italia. Per quanto riguarda la mobilità interna tra le regioni più scelte ci sono il Trentino, il Piemonte, il Veneto e il Lazio

26 dicembre 2011

ROMA - Il 7% dei dottori di ricerca italiani preferisce ancora l'estero all'Italia. È quanto emerge da una ricerca condotta dall'Istat a proposito della mobilità dei dottori, sia interna che verso oltre confine. Sono 1.295, su oltre 18.000, quelli che scelgono l'estero: nel particolare, il 41,2% è partito dal Nord dell'Italia, il 23,3% dal Centro, il 24,2% dal Sud mentre l'11,3% era già all'estero per gli studi. Sono soprattutto uomini i dottori di ricerca che scelgono di lasciare l'Italia, mentre per quanto riguarda la mobilità interna tra le regioni più scelte ci sono il Trentino, il Piemonte, il Veneto e il Lazio. Scrive l'istituto: "L'universo è costituito da 15.568 dottori di ricerca: 8.443 del 2004 e 10.125 del 2006".

Al centro dello studio, quindi, la migrazione interna e quella verso l'estero. Le emigrazioni dei dottori di ricerca, scrive l'Istat, "dalla ripartizione geografica di origine seguono la direttrice Sud-Nord, riflettendo, a volte, scelte di trasferimento assunte gia' prima del dottorato". Risulta quindi che "più dell'80% dei dottori originari di Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Sardegna continua a vivere nella stessa regione. Una minore capacità di trattenimento (inferiore al 70%) e' esercitata dalla maggior parte delle regioni meridionali". La capacità attrattiva maggiore "si riscontra per Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio e Piemonte: oltre il 24% dei dottori di ricerca che vivono in queste regioni al momento dell'intervista risulta provenire da altri contesti regionali".

Guardando al Centro e al Mezzogiorno, "il saldo (rispetto alla residenza prima dell'iscrizione all'universita') risulta decisamente negativo per le regioni dell'Adriatico centro-meridionale, per la Basilicata, la Calabria e la Sicilia (bilancio negativo di oltre il 20%)".
Piu' propensi allo spostamento verso l'estero "sono i dottori di ricerca di sesso maschile, mentre non si riscontrano differenze di genere con riferimento alla mobilità interna". A muoversi di più, soprattutto al di fuori dei confini nazionali, "sono i dottori che provengono dal Nord che hanno trascorso periodi all'estero durante il percorso di studi o che nel proprio lavoro svolgono attività di ricerca in modo prevalente. Una maggiore attitudine allo spostamento si riscontra tra quanti hanno conseguito il dottorato a un'età inferiore ai 32 anni e tra coloro che provengono da famiglie in cui almeno uno dei due genitori ha conseguito un titolo universitario". L'attitudine alla mobilità "è evidente soprattutto per i dottori di ricerca dell'area delle Scienze fisiche, delle Scienze matematiche e informatiche e dell'Ingegneria industriale e dell'informazione".

(28 dicembre 2011)

di e.camilli

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