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Boom di disagi mentali con il Covid, Bologna apre tavoli per tutti

La città sperimenta una nuova "ricetta collettiva". Organizzati 30 tavoli "di conversazione", dislocati nei sei distretti sanitari locali, e aperti alla partecipazione di tutti. Il percorso entrerà nel vivo l'1 ottobre e si concluderà venerdì 14

30 settembre 2022

ROMA - L'emergenza Covid ha incrementato, oltre alla resilienza, anche incertezze e fragilità, non solo a carico di chi ha o ha avuto problemi di salute mentale, e Bologna sperimenta una nuova ricetta 'collettiva'. Negli ultimi anni i centri specializzati di salute mentale dell'Ausl metropolitana si sono trovati ad accogliere un numero in continua crescita di persone adulte, in carico ai servizi territoriali: si è passati da 1.209 nuovi utenti del 2019 a 1.888 nuovi utenti del 2020, fino a raggiungere i 4.824 del 2021. In particolare, nel 2021 sono state in tutto 15.215 le persone adulte prese in carico dai servizi, di cui un 10% di giovani adulti tra i 18 e 24 anni, contando in totale 150.000 prestazioni erogate nel corso dell'anno. Allo stesso modo, per quanto riguarda i servizi territoriali della Neuropsichiatria infantile e dell'adolescenza, si è passati dalla presa in carico di 3.198 nuovi utenti minorenni nel 2019 a 3.740 nuovi utenti nel 2021, salendo dal 7,5% al 7,8% dell'intera popolazione target di età compresa tra 0-17 anni che, nel 2021, contava in totale 132.304 ragazzi. E in tutto questo sono esclusi i numeri dei consultori, o più in generale le forme di assistenza 'light', non cliniche, offerta in un qualche modo a chi ha manifestato disagi. Per avviare un nuovo approccio di cura a 360 gradi, allora, in città (a fianco dell'Ausl ci lavorano Comune, Città Metropolitana e Università) sono stati organizzati 30 tavoli "di conversazione", dislocati nei sei distretti sanitari locali, e aperti alla partecipazione attiva di tutti (si consiglia l'iscrizione nel sito Unibo), sotto l'insegna "ci vuole una città per fare salute mentale".

Il percorso entrerà nel vivo l'1 ottobre e si concluderà venerdì 14, con un evento dalle 16.30 in piazza Lucio Dalla, anche con un contributo da remoto di Alessandro Bergonzoni, con l'obiettivo dunque di "ricomporre tutti gli stimoli del viaggio condiviso in un solo mosaico, capace di restituire alla città fragilità e resilienza di un'intera comunità, pronta ad unire le forze per contribuire a far crescere la salute mentale come bene comune". È il ritornello che anima oggi il lancio dell'iniziativa all'Ausl, con il direttore generale Paolo Bordon che evidenzia: "Vogliamo coinvolgere utenti, familiari e società civile nel suo complesso, il problema non si risolve solo con approccio clinico ma appunto coinvolgendo tutta la comunità. Apriremo confronti con chiunque e sono una trentina i tavoli tematici organizzati, cui tutti possono collaborare e presentare progetti. Tutto il lavoro verrà messo a sintesi il 14 ottobre, con l'evento in piazza Dalla a partire dal quale- puntualizza il direttore generale- le proposte si trasformeranno i filoni operativo a cura dell'azienda sanitaria".

Sul super lavoro scattato negli anni del Covid, Bordon riconosce che "abbiamo preso in carico molti utenti, che in alcuni casi sono addirittura quadruplicati, nella consapevolezza che un disagio momentaneo, che può capitare a chiunque nella vita, giovane o adulto che sia, può essere affrontato con maggiore serenità e capacità di successo se appunto l'approccio è globale".

Tra gli altri, Maria Letizia Guerra, delegata dal rettore dell'Alma Mater per l'Impegno pubblico, conferma che anche in ateneo il disagio giovanile si è sentito eccome, dalla "paura di sostenere un esame orale" in giù, così come Roberta Toschi, consigliera delegata del sindaco Matteo Lepore e presidente della commissione consiliare Salute, cita i casi in aumento tra i giovani di disturbi alimentari e autolesionismo, ad esempio, anche se almeno negli ultimi tempi "c'è un'emersione del fenomeno" e crescono più accessi ai servizi. Non manca anche la testimonianza di Pamela, una ragazza in carico ai servizi dal 2015 che ricorda come sia ora di dismettere pregiudizi su chi, ad esempio, assume farmaci antidepressivi, "perché un momento di difficoltà può capitare a tutti" e magari poi "si supera" presto. In vista dei 30 tavoli, Fabio Lucchi, direttore del dipartimento di Salute mentale dell'Ausl, sprona tutto il territorio "a questa sfida" di benessere, "senza chiedere nulla a nessuno" e senza (più) pregiudizi.

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