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Basilicata. Cgil: “Sanità lucana in uno stato drammatico”

La denuncia del sindacato contro “la totale inerzia” della Regione. "Mancano oltre 300 dirigenti medici e per via delle lunghe liste di attesa sempre più lucani che rinunciano alle cure"

24 agosto 2022

ROMA "Ormai è palese a tutti in quale stato drammatico versi la sanità lucana. Le criticità stanno esplodendo nella totale inerzia della Regione Basilicata. D'altronde il rapporto Crea Sanità pone il nostro servizio sanitario regionale al penultimo posto, prima della sola Calabria". È quanto affermano il segretario generale della Cgil Basilicata Angelo Summa e la segretaria generale della Fp Cgil di Potenza Giuliana Scarano, che denunciano carenza di personale - "mancano in Basilicata oltre 300 dirigenti medici" -, lunghe liste di attesa e "sempre più lucani che rinunciano alle cure".
 
La Cgil sottolinea come "la Basilicata, oltre alla diminuzione degli screening oncologici, il cui volume di attività dal 2019 al 2020 si è ridotto del 27% (solo per fare un esempio lo screening cervicale si è attestato su un meno 70%), figura con i valori più bassi di prime visite e visite di controllo erogate nel 2020 ridotte di oltre un terzo rispetto al 2019, il che denota la netta contrazione dell'attività ambulatoriale".
 
Ancora, "attese di oltre un anno per visite endocrinologiche, cardiologiche e pneumologiche e agende bloccate per alcune specialità, con sospensioni e ritardi per interventi, visite ed esami. Il tutto - denuncia il sindacato - nell'immobilismo della Regione Basilicata: l'abbattimento delle liste di attesa - accusano Summa e Scarano - è rimasta una priorità solo nelle dichiarazioni d'intenti dell'assessore alla Sanità visto che a tutt'oggi non ci risulta che la Regione abbia rimodulato il piano di recupero delle liste di attesa. Un piano che andava presentato entro il 31 gennaio 2022 al ministero della Salute e al ministero dell'Economia, termine poi prorogato al 24 febbraio". Per i sindacalisti "il governo regionale non può continuare ad evitare il confronto necessario, dovuto e non più procrastinabile. Noi non assisteremo inerti a questo tracollo: se non ci sarà una netta inversione di rotta sarà mobilitazione", concludono. 

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