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Bari, attivato il servizio per la cura delle malattie mentali dei detenuti

Potranno contare su un team composto da neurologo, neuropsicologo e tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare

11 luglio 2022

ROMA - Nel carcere di Bari la Asl ha attivato un servizio di cura delle patologie neurologiche per gestire le malattie neurodegenerative e demenze. I detenuti potranno contare su un team composto da neurologo, neuropsicologo e tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare. I detenuti potranno sottoporsi a esami strumentali, test diagnostici e screening. Gli obiettivi del servizio, inserito nel progetto sperimentale "Brainspace", sono la riduzione delle visite fuori dal carcere, aiutare i percorsi riabilitativi neurologici e accorciare i tempi di attesa. "L'ambulatorio rappresenta la prima tappa - spiega Silvana Fornelli, responsabile dell'unità operativa complessa programmazione, innovazione e continuità ospedale territorio - di un percorso che entro la fine dell'anno vedrà nascere un centro per la diagnosi e cura delle demenze o disordini neuro cognitivi nella popolazione detenuta degli istituti penitenziari".

Il medico evidenzia anche che "l'istituto penitenziario di Bari ospita un'alta percentuale di pazienti detenuti ad alta fragilità sanitaria e rappresenta un hub per la medicina penitenziaria in tutta la regione". Il servizio nasce sulla base di studi da cui è emerso che l'invecchiamento delle persone detenute è più precoce rispetto al resto della popolazione, tanto che la loro età biologica si stima essere di 10 anni più elevata rispetto alla loro età anagrafica. Le cause sono dovute a molteplici fattori come lo stile di vita, la convivenza in spazi comuni o celle spesso affollate, la mancanza di attività, la deprivazione di stimoli e la perdita di riferimenti famigliari.

Per il direttore della medicina penitenziaria, Nicola Buonvino "la presenza di deficit cognitivi e disabilità spesso sono misconosciute da chi opera all'interno del mondo penitenziario e questo può condurre a un peggioramento della condizione del paziente/detenuto affetto da demenza, scatenando anche disturbi del comportamento. Diventa quindi fondamentale - aggiunge Buonvino - in ambito penitenziario individuare precocemente queste sintomatologie precoci al fine di ridurre anche il rischio di psichiatrizzazione della popolazione detenuta".

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