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Dall'ictus all'Alzheimer, ecco la ricerca "ricetta" dell'Alma mater

Uno studio dell'Università di Bologna traccia le traiettorie di cura degli anziani nel post pandemia, concentrandosi sul territorio della provincia di Rimini

8 giugno 2022

RIMINI - Più posti letti accreditati nelle strutture intermedie; potenziamento della domiciliarità anche attraverso la domotica; importanza dei caregiver e del terzo settore; destigmatizzazione della malattia. Una ricerca dell'Università di Bologna promossa dalla cooperativa Società Dolce di Bologna traccia le traiettorie di cura degli anziani nel post pandemia, concentrandosi sul territorio della provincia di Rimini e con un focus particolare su post ictus, fratture di anca o femore e alzheimer. Lo scenario delle scelte, spiega durante la presentazione questa mattina Antonio Maturo dell'Alma Mater, è "complesso e dominato da fattori che non si riesce a controllare", per cui occorre "calibrare territorio, ospedali e strutture cerniera".

Da questo punto di vista, prosegue, a Rimini "la cultura organizzativa è florida con una forte partecipazione dei servizi". Più nel dettaglio della ricerca, dunque, per il post ictus occorre tra i vari interventi potenziare i servizi intermedi tra ospedale, cra e famiglia, dando centralità al Nucleo di continuità Nucot; potenziare i posti letto accreditati, ma anche "destigmatizzare" la malattia. Per il post frattura serve "maggiore flessibilità a domicilio" e maggiore comunicazione sulla prevenzione" per esempio i tappetini possono essere pericolosi. Occorre anche stabilizzare la patologia ed evitare "ritardi culturali" che portano i reparti a limitarsi nell'attività allo specifico ambito di competenza. Infine l'alzheimer per il quale occorre puntare sul supporto a familiari, domiciliarità, integrazione nei servizi e tra Istituzioni e associazioni.

La pandemia ha pesato su questa malattia, in particolare per via dell'isolamento dai familiari, portando a un acceleramento della demenza oppure a individuarne in ritardo i primi sintomi. Mettendo sotto stress anche i caregiver, rimarca la ricercatrice Veronica Moretti, per i quali servono nuove rete virtuali di sostegno e gruppi di auto aiuto. Così come gli operatori. In provincia, spiega la responsabile dei servizi alla persona per l'Asp Valloni Marecchia Manuela Graziani, sono attivi per l'Alzheimer, nel distretto nord due centri d'incontro cui partecipano 74 persone e tre caffè con 73 partecipanti; nel distretto sud tre centri d'incontro con 94 partecipanti e tre caffè con 59, per un totale di 300 persone coinvolte. Sono diversi inoltre, conclude, sia i progetti nei centri che a domicilio, tra laboratori, sostegno e riabilitazione.

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