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Sanità Sicilia, caso-studio: tanta spesa per la salute mentale ma un quadro disastroso

Sindacati e associazioni hanno messo insieme i dati della Società italiana di epidemiologia psichiatrica con altri raccolti localmente, arrivando a descrivere un quadro connotato da servizi insufficienti, personale sottodimensionato, prestazioni per utente in numero inferiore al resto del Paese

25 aprile 2022

PALERMO - Per l'assistenza alla salute mentale la Sicilia spende una cifra superiore alla media nazionale ma l'efficienza del sistema non è garantita. La situazione è anzi "disastrosa", come sostengono i promotori di un'indagine che è stata presentata oggi presso la Sala Rossa dell'Ars.

Sindacati e associazioni hanno messo insieme i dati della Società italiana di epidemiologia psichiatrica con altri raccolti localmente, arrivando a descrivere un quadro connotato da servizi insufficienti, personale sottodimensionato, prestazioni per utente in numero inferiore al resto del Paese. In Sicilia, si evince dall'indagine, il numero di posti nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura è pari al 50% di quelli previsti. L'Isola è la prima regione d'Italia per trattamenti sanitari obbligatori (Tso) ma le Rems (Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza) sono in numero irrisorio, tant'è che le Cta (Comunità terapeutiche assistite) "si trovano - dice il documento presentato oggi - a gestire pazienti con misure di sicurezza non compatibili con la logica dei ricoveri volontari".

L'indagine rivela anche che il numero di prestazioni per utente in Italia è pari a 14,2 mentre in Sicilia a 9,7. E nell'Isola prevalgono i posti letto residenziali (7 ogni 10mila abitanti) con tempi di permanenza superiori alla media nazionale (815 giorni la media italiana, 2.016 giorni quella siciliana), mentre diminuiscono del 27% rispetto alla media nazionale i posti nelle strutture semi residenziali. C'è poi il problema del personale che vede ridotte al lumicino nei dipartimenti di salute mentale figure come gli assistenti sociali, i psicologi, i terapisti della riabilitazione.

"Negli stessi dipartimenti - viene rilevato dai promotori dell'indagine - si riscontrano nove diversi modelli di organizzazione".

La conseguenza di questo è "la fine della possibilità di presa in carico multi professionale della persona che afferisce ai Dsm, modello considerato di riferimento per la cura del disagio psichico".

Una situazione generale "drammatica" che per il cartello che ha organizzato l'evento (Cgil Fp comparto e Medici, Uil Fp comparto e Medici, Anaao, Cimo, Società italiana di psichiatria epidemiologica, Unione nazionale Associazione Familiari, Si Può Fare, Fondazione Giovanni Amato, Associazione Autismo, Associazione un futuro per l'Autismo, Associazione Famiglie in rete, Legacoopsociali e Confcooperative) "necessita di correttivi".

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