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Amniocentesi, quel dilemma che le donne incinte devono affrontare

C’è l’amniocentesi al centro del romanzo "La prima figlia" di Anna Pavignano, nel cui curriculum, tra le tante opere, spicca la scrittura di tutti i film di Massimo Troisi

14 marzo 2022

Poliana è alla soglia dei 40 e aspetta un bambino. No, meglio usare un’espressione più neutra: Poliana è incinta. Tra lei è suo marito Davide esiste un patto inviolabile: non permettere al feto di "esistere" neppure nei loro pensieri fino a che l’amniocentesi non avrà rivelato il corredo genetico del nascituro, perché sono entrambi consapevoli che, all’età di Poliana, le probabilità di generare un bambino con la sindrome di Down aumentano in maniera sensibile.

C’è un dilemma etico al centro del romanzo "La prima figlia" dell’autrice Anna Pavignano (Edizioni E/O, 2021), nel cui curriculum, tra le tante opere, spicca la scrittura, insieme allo stesso protagonista, di tutti i film di Massimo Troisi: le persone con sindrome di Down sono più infelici delle altre? O anche, più semplicemente: i genitori di un ragazzo con sindrome di Down sono più infelici degli altri genitori? Domande senza risposta, ma con cui una donna in qualche modo fa i conti mentre attende l’esito dell’amniocentesi. Domande che Poliana e suo marito non si sono voluti porre, ma che nella mente di lei irrompono, in maniera confusa e sempre più dirompente, via via che si avvicina il momento in cui i risultati di quell’esame che ha il sapore di un verdetto saranno finalmente resi noti.

«Mi fanno orrore coloro che gridano all’omicidio se non si fa nascere un bimbo solo perché nessuno è in grado di amarlo», si legge nel romanzo, «ma faticherei però a spiegare a un individuo down che ho appena fatto un esame per sapere, prima che nasca, se il figlio che ho in grembo è come lui. E che saperlo in anticipo mi serve per evitare di farlo nascere. Basterebbe che formulasse un semplice "Perché?"” per demolire tutte le deboli motivazioni dettate dal buon senso. "Per il suo bene" risponderei vergognandomi».

Considerazioni, queste ultime, che una donna evita generalmente di fare mentre attende che la conta dei cromosomi dia finalmente diritto di cittadinanza al feto che ospita in grembo solo in via provvisoria. Ma Poliana non ce la fa a rispettare il patto che ha stretto con suo marito e Cristina, questo è il nome che le ha segretamente assegnato, diventa una bambina prima che la sua mappa cromosomica venga svelata.
Alla base del romanzo c’è una storia vera, rivela l’autrice nell’ultima pagina del volume, quella dedicata ai ringraziamenti. Non è però la storia di un dilemma ad aver ispirato Pavignano bensì la storia di Livia Travia, una donna, oggi 28enne, con sindrome di Down, attualmente campionessa mondiale di nuoto sincronizzato paralimpico, e di sua madre Magda che, insieme a due allenatrici, ha fondato Blue Aliké onlus, organizzazione per il nuoto sincronizzato integrato in Italia. «Questa non è la sua storia, né la storia della sua famiglia», chiarisce l’autrice prima di congedarsi dai lettori, «ma le sue parole, l’amore e le cure con cui ha cresciuto la bambina sono state fonte d’ispirazione per questo libro». 

(La recensione è tratta dal numero di gennaio di SuperAbile INAIL, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità)

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