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Protesi acustiche, Anifa: rivederne l'organizzazione nei nuovi Lea

Degli oltre 7 milioni di persone che soffrono di sordità in Italia, il 75% non porta una protesi acustica. Colpiti maggiormente gli uomini e gli over 65. Gli ipoacusici impiegano tra 5 e 7 anni per accettare i propri problemi di udito e andare da uno specialista per mettere un apparecchio acustico

3 marzo 2016

ROMA - "Degli oltre 7 milioni di persone che soffrono di sordita' in Italia il 75% non porta una protesi acustica. Colpiti maggiormente gli uomini e gli over 65, gli ipoacusici ci mettono in genere tra i 5 e i 7 anni per accettare i propri problemi di udito e decidere di andare da uno specialista per mettere un apparecchio acustico. E con i nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea), il rischio e' che il cittadino sia ancor meno incentivato a intraprendere un percorso terapeutico: non avra' piu' la possibilita' di scegliere, grazie alla consulenza e all'assistenza di un professionista specializzato, il dispositivo e la terapia piu' adatti alle sue specifiche e personali esigenze. L'acquisizione del dispositivo tramite gare pubbliche, come ventilato nella bozza dei nuovi Lea, fara' si' che un ipoacusico per ottenere una protesi rimborsata dal Ssn non potra' piu' scegliere lo specialista di sua fiducia, ma dovra' rivolgersi ad uno dei fornitori aggiudicatari dell'appalto. Si tratta di modalita' di individuazione ed erogazione delle protesi acustiche che non garantirebbero ne' l'appropriatezza ne' la qualita' della prestazione, generando un'assistenza non soddisfacente, sprechi e mancato accesso alle innovazioni tecnologiche". Cosi' in un comunicato Anifa, l'Associazione di Assobiomedica che rappresenta imprese, importatori e fabbricanti di audioprotesi che, in occasione della giornata mondiale dell'udito, lanciando un allarme sulla riorganizzazione nella fornitura di protesi acustiche tramite gare pubbliche con i nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea).

"Un sistema di procedure pubbliche d'acquisto- ha dichiarato Mirella Bistocchi, Presidente Anifa- e' poco flessibile, garantisce scarsa personalizzazione del dispositivo e presta il fianco a ricorsi da parte degli aventi diritto per ottenere il dispositivo piu' adatto al rimedio del proprio deficit uditivo, con ingenti sprechi di apparecchi acustici non appropriati alle esigenze di correzione uditiva dei singoli cittadini. Inoltre, la tecnologia nel comparto audioprotesico si rinnova continuamente, con l'introduzione di sistemi sempre piu' aggiornati per migliorare le condizioni di ascolto dei soggetti affetti da sordita'. Un parco di dispositivi datato e poco o per nulla flessibile, perche' acquisito tramite gare pluriennali, impedirebbe agli assistiti di accedere all'innovazione tecnologica che l'industria aggiorna costantemente. Questo cambiamento provocherebbe gravi danni al sistema, alle imprese e al trattamento dei soggetti che soffrono di sordita'". Sono cinque le proposte che Anifa ha presentato al Ministero della Salute in vista dell'aggiornamento dei Lea. Aggiornamento delle caratteristiche dei dispositivi erogati in linea con il progresso tecnologico, individuando due griglie di classificazione e salvaguardando la riconducibilita' sulla base delle esigenze del soggetto; una tariffa nazionale, come stabilito dal Decreto attualmente in vigore, che garantisce omogeneita' territoriale, minori costi di gestione, certezza della spesa, percorsi terapeutici e riabilitativi idonei e personalizzati dalla prestazione professionale dell'audioprotesista; snellimento della procedura di collaudo con verifiche a campione sul fornito, per evitare all'assistito inutili percorsi burocratici e alleggerire il sistema; valutazione ex-post dell'efficacia protesica, necessaria per valutare la validita' del percorso assistenziale utilizzando la griglia di classificazione della sordita' dell'Organizzazione Mondiale della Sanita'; un percorso assistenziale peculiare e differenziato per i minori di 18 anni, conclude Anifa.

(4 marzo 2016)

di d.marsicano

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