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Il paraplegico cammina? S. Lucia: nessun miracolo, muove solo le gambe

La fondazione ospedaliera per la riabilitazione interviene sulla notizia che arriva dalla California. "Risultati interessanti, ma è improprio parlare di ritorno alla camminata: mancano equilibrio e controllo dei piedi. limitiamoci a dire che il paziente muove i muscoli delle gambe"

24 settembre 2015

ROMA - La notizia arriva dalla California e, comprensibilmente, fa presto il giro del mondo: un uomo paraplegico, con le gambe immobili da 5 anni, a seguito di una lesione spinale, è riuscito a camminare. Non un miracolo, a quanto pare, ma il risultato di una ricerca del gruppo di Zoran Nenadic di Irvine, pubblicato sul Journal of NeuroEngineering and Rehabilitation e poi rilanciato dai giornali, non solo scientifici, di tutto il mondo.

Grazie a un complesso sistema di elettrodi, che capta i segnali dal cervello e li trasferisce direttamente ai muscoli, l'uomo è riuscito a percorrere una distanza di oltre 3 metri, senza l'ausilio di protesi. Per la storia, sarebbe il primo uomo paraplegico ad aver camminato, una sorta di moderno Lazzaro, benedetto non dalla sua fede ma dal rigore della scienza.

Non è esattamente così, però, per la fondazione Santa Lucia, che interviene a stemperare il clamore e a riportare ordine e razionalità in una notizia di cui, forse, l'entusiasmo ha fatto perdere il controllo.

"I risultati della ricerca sono interessanti - ammette Giorgio Scivoletto, neurologo della Fondazione e responsabile Ricerca della Società mondiale di Paraplegia - Con la stessa tecnica si riesce a far muovere in un ambiente virtuale un avatar, ma passare alla realtà di un paziente paraplegico in carne e ossa è tecnicamente complicato". Ma è "improprio parlare di un ritorno alla camminata. Dalle stesse immagini circolate con la notizia si vede che il paziente non ha equilibrio e non ha per esempio il controllo dei piedi. Di fatto non sta camminando in senso proprio. Dobbiamo scientificamente limitarci a dire che con l'elettrostimolazione i ricercatori sono riusciti a far muovere i muscoli superiori delle gambe, captando direttamente dal cervello le intenzioni di movimento del paziente".

Ciò nulla toglie, però, al valore della ricerca: "Ripeto che i risultati del progetto meritano apprezzamento - precisa Scivoletto - La ricerca avanza un passo alla volta e la direzione indicata dai ricercatori californiani è a mio giudizio quella giusta". Non solo: la tecnica sperimentata in California potrebbe tornare utile per dare "intenzione" all'esoscheletro, su cui proprio la Fondazione Santa Lucia sta lavorando da tempo: "L'elettrostimolazione - spiega Scivoletto a tale proposito - renderebbe ‘intelligenti' gli esoscheletri, mentre gli esoscheletri risolverebbero i problemi di equilibrio del paziente, che con l'elettrostimolazione restano insoluti". Insomma, è troppo presto per "gridare al miracolo": meglio mantenere la cautela della scienza e fare tesoro di ogni conquista e di ogni "passo avanti" compiuto dai ricercatori.

(25 settembre 2015)

di d.marsicano

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