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Santino Stillitano: il portiere della Nazionale di Hockey dalle grandi ambizioni

E’ comasco ma figlio di genitori calabresi. Ha un orgoglio particolare: essere arrivato, con i suoi amici di Nazionale, fino a Vancouver, nell’olimpo di ogni sportivo. Adesso di fermarsi non ha la minima intenzione, anzi ci ha preso gusto e ai Mondiali del 2012 promette faville

18 marzo 2010

VANCOUVER - Si chiama Santino Stillitano, di professione fa il confezionatore presso un'azienda leader nella produzione di yogurt. Quando stacca, pero', diventa il portiere della Nazionale di ice sledge hockey, oltre che della sua squadra di club, l'Armata Brancaleone, che gia' nel nome e' tutto un programma. Qui a Vancouver, ha dato prova di prodezze, coraggio e bravura non comuni. E' lui che la stampa nazionale ha cercato per commentare l'epica battaglia contro la Norvegia, quella che ci ha esclusi dalla corsa per la medaglia, e che e' finita 2-1. Un risultato che non ci stava, per come avevamo giocato, che ha gridato vendetta, tra i migliaia di tifosi, in Italia. Santino, che da ragazzino era un ultra' comasco con la testa calda, con lo sport ha imparato la disciplina ed il rigore. In piu', e' uno che va dritto alla sostanza delle cose, ama le cose semplici di tutti i giorni, come cucinare e vivere la casa. Soprattutto, conosce il suo valore e quello del gruppo. Racconta della scalata che ha fatto insieme ai compagni per esserci, qua. E gli brillano gli occhi: "Sapessi l'emozione di vincere per la prima volta una partita ai Mondiali di Boston 2008, poi di battere la Germania ai rigori, e quella volta agli Europei contro l'Estonia, fu memorabile. E contro la Polonia: elettrizzante". E' come un fiume di ricordi ed eccitazione: "Per non parlare di Ostrava 2009, i Mondiali che ci hanno regalato la qualificazione Paralimpica. Dopo la vittoria venivano giu' lacrime di gioia".
Si vede che sente un orgoglio particolare, Santino, comasco di prima generazione nato da genitori calabresi, con il nome che era di suo nonno, come vuole la tradizione: "Quello di aver portato cosi' in alto l'Italia dell'ice sledge hockey, ad un passo dalle grandi del mondo. E qui ai Giochi Paralimpici, di aver lottato con loro senza sosta, anche se la fortuna ha voltato le spalle 4 volte, l'ultima ai rigori (3-2 contro la Republica Ceca)".
E adesso? Chiusa questa parentesi di Gloria? "Qui ci siamo guardati tutti in faccia e ci siamo detti: se siamo arrivati fin qui, possiamo davvero giocarcela. Ai Mondiali del 2012, dobbiamo farcela".

A patto che il Cip aiuti la causa, con fondi adeguati, e sostegno per i permessi di lavoro. Certo, c'e' da pensare anche all'ufficio, quando non si e' professionisti. Lui e' qui, per esempio, con un permesso non retribuito.
La disabilita' di Santino consiste in un'agenesia della gamba destra, cosa che per lui non e' stata mai un ostacolo. Faceva atletica con I normodotati e ad alto livello, era integrato a meraviglia. Ma come e' arrivato lo slittino ed il ghiaccio? "Perche' i miei allenatori hanno dato il mio nome a Daniela Colonna Preti, la nostra team leader, e a Varese serviva un portiere. Io, che giocavo a calcio in porta, ho provato tra i pali. All'inizio, un disastro, poi piano piano....".

Il resto vien da se'con il talento, la volonta', la convinzione. Arrivano anche le numerosissime convocazioni in Nazionale. Prima di tutto questo, Santino si e' sposato con Vera, ha avuto due bimbi che ha portato fin qui, per stargli vicino. Provo a chiedergli del futuro. La risposta e' immediata e senza dubbi: "Ora vogliamo andare lontano, ci abbiamo preso gusto". Pensava di essere arrivato, Santino, venendo qui ai Giochi Paralimpici. Invece si e' accorto che il viaggio e' appena cominciato. (a cura del Cip)

(20 marzo 2010)

di e.camilli

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