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Morte e pianto rituale nel mondo antico. Dal lamento funebre antico al pianto di Maria

Libro, recensione

copertina libro

Titolo: Morte e pianto rituale. Dal lamento funebre antico al pianto di Maria
Autore: Ernesto De Martino - introduzione di Clara Gallini
Prezzo: € 20,00
Collana: Universale Bollati Boringhieri
Casa editrice: Bollati Boringhieri
Data di pubblicazione: 2008
Numero di pagine: 38836

26 gennaio 2009

Il pianto antico, la lamentazione mediterranea e precristiana sui defunti è il tema cruciale su cui Ernesto De Martino mette alla prova l'efficacia delle categorie interpretative già elaborate nel libro "Mondo magico".
L'esistenza dell'uomo è perennemente in bilico tra l'affermazione di sé e della propria presenza e l'universo in cui è costretto a vivere, dove tutto congiura per l'annullamento e la dissoluzione.
La morte di una persona cara e necessaria è l'evento che può provocare il tracollo della instabile bilancia. Ma proprio sull'orlo del rischio estremo, l'uomo impara a difendersi: nasce il controllo rituale del patire, il pianto collettivo.
Il rito - e le molte tecniche di cui si sostanzia - può percorrere tutta la tastiera della disperazione, ma appunto in forma controllata. E l'uomo è restituito alla vita, mentre la presenza assillante del morto è trasformata in un'ombra protettrice.

Ernesto De Martino (1908-1965) rientra nel ristretto novero dei pensatori che negli anni del secondo dopoguerra hanno saputo imprimere una svolta decisiva alla cultura umanistica europea. Professore ordinario di Storia delle religioni presso l'Università di Cagliari a partire dal 1959, è autore di opere profondamente innovative che hanno suscitato un ampio interesse non disgiunto da vivaci reazioni polemiche e che, come è destino dei classici del pensiero, continuano ancora oggi ad alimentare il dibattito intellettuale.
Vanno segnalati, in particolare, titoli celebri quali: Il mondo magico (1948); Morte e pianto rituale (1958, premio Viareggio); Sud e Magia (1959); La terra del rimorso (1961); Furore Simbolo Valore (1962); La fine del mondo (1977, postumo).
Il fattore che accomuna la produzione scientifica di De Martino - la quale si muove nei settori contigui dell'etnologia, della storia delle religioni, dell'antropologia, delle tradizioni popolari, che compongono il quadro variegato delle nuove scienze dell'uomo - risiede nella complessità dell'impianto teorico sostenuto da un solido disegno metodologico, caratterizzato dal confronto interculturale.
Pur restando criticamente ancorato all'eredità dello storicismo crociano, De Martino non si è mai sottratto al confronto dialettico con le maggiori correnti di pensiero del nostro tempo: ciò gli ha consentito di divenire un acuto interprete (e persino un precursore) delle esigenze, dei processi di cambiamento, delle inquietudini che attraversano il mondo contemporaneo.
Da qui la fertile ricchezza concettuale delle sue opere, difficilmente etichettabili secondo gli schemi consueti; da qui la loro intatta capacità di provocazione e il loro fascino intellettuale.

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